L’atletica azzurra non tradisce più, spedizione da record a Tokyo
L’obiettivo era battere il record di Göteborg ’95, quando l’Italia vinse sei medaglie mondiali. Obiettivo raggiunto. Sette titoli iridati come mai nella storia dell’atletica azzurra e una staffetta, non quella pasticciata della 4x100, ma simbolica in un passaggio del testimone dai ‘senatori’ che tanto bene fecero nel 2021 a Tokyo portando a casa cinque storici ori ai Giochi, alle nuove leve di oggi. Le medaglie giapponesi di questi mondiali, fatta eccezione per la veterana Palmisano nella 35 km di marcia, sono figlie del lavoro di semina della federazione e del movimento dalle Olimpiadi del 2021 in poi. L’oro di Furlani e la doppietta (argento e bronzo nei 10 e 5mila metri) di Battocletti sono indubbiamente le cartoline più belle, ma dietro c’è anche tanto altro. Perché per un Andy Diaz nel triplo che stecca, c’è un Dallavalle secondo che strabilia il mondo, per non parlare dei terzi posti di Fabbri nel getto del peso e di Aouani nella maratona. Successi ai quali avrebbero potuto seguirne altri, perché le speranze di un podio erano anche in Iapichino nel lungo o nella 4x100 maschile. Discorso a parte per Tamberi e Jacobs, presentatisi come due grandi incognite e tornati in Italia nella delusione generale di un mondiale che per la prima volta li riportava sulla pista che l’aveva resi grandi.
Resistenza batte velocità
C’è poi un altro elemento, indiscutibile e oggettivo, di questi mondiali, per una velocità che stecca in ogni sua disciplina, fondo e mezzofondo hanno sopperito nel migliore dei modi. E allora alle delusioni di Jacobs nei 100 e staffetta, di Tortu nei 200 e di Simonelli nei 110 ostacoli, rispondono le gioie di Battocletti, Palmisano e Aouani. Quattro delle sette medaglie sono state loro con una regina indiscussa: Nadia. E il bronzo nei 5000, più dell’argento nei 10, è lo specchio di un’atleta che da un anno a questa parte è diventata la vera stella del movimento azzurro. Basti pensare che in Giappone, nel 2021, nei 5mila fece settimo posto, quarto a Parigi, mentre ieri ha gareggiato alla pari con le due keniane, Chebet e Kipyegon, grazie a un ultimo minuto di gara in 58”8. Una velocità senza precedenti per un’atleta europea. Ma le sette medaglie iridate di Tokyo sono il biglietto da visita di un movimento che dietro ha tantissimo e in prima linea vede schierata Kelly Doualla, velocista di 15 anni capace di stracciare ogni record di categoria nei 100 e che ha rinunciato ai mondiali solo per non affrettare i tempi. Poi ci continuare tanti altri prospetti come Erika Saraceni, Giuseppe Disabato e Matteo Togni. Insomma, l’atletica italiana può contoniare a stupire.
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