Mondiali di Atletica, la federazione vuole portarli a Roma: tutti i passi per la candidatura

Mondiali di Atletica, la federazione vuole portarli a Roma: tutti i passi per la candidatura

Dietro all’ottimo risultato di Torun c’è un Paese che non ha impianti per ospitare rassegne indoor internazionali
Franco Fava
4 min
ROMA - Si fa presto a contare le medaglie. Siamo l’unico Paese in Europa che non ha un impianto in grado di ospitare una manifestazione indoor internazionale. Eppure le cinque medaglie conquistate ai Mondiali indoor di Torun sono da record. Mai ne avevamo vinte così tante in questa manifestazione e mai eravamo finiti terzi del medagliere e secondi solo alle spalle degli Usa per numero di podi. Come da record lo sono i cinque ori dell’Olimpiade di Tokyo meno di 5 anni fa. Da allora l’atletica azzurra è passata di record in record. Giù il cappello per il bis iridato in sala di Diaz nel triplo; per la galoppata irresistibile anche sui 3000 al coperto di Nadia Battocletti, puledro per tutti i terreni e per tutte le stagioni; per il titolo di donna più veloce al mondo con l’oro nei 60 di “Za” Dosso; per i due argenti acciuffati con rabbia e astuzia al penultimo salto del 21enne Mattia Furlani, che da due anni non scende giù da un podio globale, e della 23enne Larissa Iapichino che si regala la prima medaglia iridata e ci regala il secondo podio nel lungo dopo quello di mamma Fiona May del 1997.
Ma più delle medaglie è significativo il fatto che abbiamo vinto, oltre a due specialità altamente tecniche come triplo e lungo, dalla distanza più breve dei 60 (Dosso) a quella più lunga dei 3.000 (Battocletti). Non siamo il Kenya o l’Etiopia che vincono solo nelle corse di resistenza (a proposito, le gazzelle pigliatutto sono rimaste a secco nel medagliere), ma siamo una realtà che spazia in tutti i territori, dalla marcia allo sprint, dall’alto al triplo e a volte anche su ostacoli, lanci e in maratona.
L’exploit di Torun è arrivato pur senza schierare i medagliati olimpici del 2021. E non è un miracolo, come non lo era cinque anni fa in Giappone. Jacobs e Tamberi non sono evaporati, ma li aspettiamo in estate agli Europei. Dei 26 azzurri impegnati in Polonia solo 6 militano in club civili. Ci sono anche i gruppi sportivi militari dietro la crescita continua della nostra atletica. A Torun abbiano vinto con il 30enne Diaz e ci hanno applaudito con la 16enne Kelly Dosso arrivata alla semifinale dei 60.
Dal re dei 100 olimpici con Jacobs e dai reali della 4x100 di Tokyo, alla regina dei 60 oggi con Dosso: lo sprint azzurro c’è sempre. Possiamo contare su bravi tecnici, tanti talenti e strutture legate ai G.S. militari. C’è molto di cui gioire e di cui essere orgogliosi per affrontare nuove sfide, per ora non proprio agonistiche. Il presidente Fidal, Stefano Mei, si è messo in testa l’idea di riportare a Roma i Mondiali nel 2029 in alternativa nel 2031. Ci aveva già provato per l’edizione 2027, quarant’anni dopo quella del 1987, ma poi non erano arrivate le garanzie del governo e si andrà a Pechino. «Ci riproviamo perché stavolta ci presentiamo non solo con i trionfi di Torun, ma anche con tutte le medaglie collezionate dal 2021 a oggi», ha annunciato l’ex campione europeo dei 10.000. In settimana incontrerà i ministri Giorgetti e Abodi per poter finalizzare la pre-candidatura che scade il 3 aprile. Assegnazione a metà settembre. Olimpico e Foro Italico sono il teatro ideale. Roma anche.

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