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Battocletti: "Regalerò ancora emozioni. Vi dico i miei segreti"

L’azzurra plurimedagliata (12 podi tra pista, strada e cross) parla dei suoi risultati e non solo...
Gianluca Scarlata
Gianluca Scarlata

8 min

Pubblicato il 24.04.2026, 09:13

Nel firmamento delle stelle mondiali la sua luce brilla in maniera vigorosa. Il suo talento innato si sposa perfettamente con una grande forza interiore. Un carattere calmo, ma deciso, con lo sguardo sempre al futuro e una capacità di rendere tutto semplice. Un’atleta versatile, una grande combattente in pista, disponibile e gentile fuori. E poi quel sorriso che trasmette gioia. Ne ha tante di qualità Nadia Battocletti, che continua a sgretolare record ed è messaggera di positività. 

Nel 2026 ben quattro record: 6 febbraio a Madrid nei 1500 indoor, 19 febbraio a Lievin nei 3000 indoor (passaggio sui 2000 a 5’37”62), 4 aprile a Lilla 10 km su strada. Ma come fa?  
«Mi rimane ancora difficile capire ciò che sto riuscendo a conquistare. Mi viene tutto così naturale, sono molto felice di quello che sto facendo. A Lilla sono andata per una serie di incastri, non credevo di fare il tempo».  
 
Per lei 1500 o 10 km non fa differenza. Una dote fuori dal comune, questa naturalezza di cambiare le distanze in poco tempo viene da un fattore genetico (la mamma è Jawhara Saddougui, ex mezzofondista marocchina che ha trasmesso a Nadia la passione per l'atletica, papà Giuliano è un ex maratoneta e suo allenatore) o è frutto del lavoro quotidiano? 
«In realtà il mio staff assieme a un equipe di medici ha studiato questo: i risultati dicono che i geni non influenzano così tanto, in una percentuale bassa. Ne abbiamo parlato con papà e pensiamo che è la mia predisposizione naturale allo sport: da piccola mi sono dedicata a tante discipline, danza, nuoto, pallavolo, arrampicata, basket. Poi a 16 anni ho scelto l’atletica. Questo mi ha permesso di adattarmi con facilità ai diversi tipi di terreno. I risultati poi derivano dalle capacità che acquisisci negli anni e dall’allenamento che è centrale».  
 
Quanto ha influito la sua famiglia? 
«Molto, mamma è sempre stata una grande tifosa e a papà affido tutta me stessa, come la programmazione che va oltre questa stagione e non solo. Scegliamo le varie tappe in base alla mia crescita personale o all’importanza dell’evento. Per esempio sono andata a Lilla che si incastrava tra il Mondiale indoor e il 3000 a Lievin. Ma dietro tutto questo c’è un lavoro di una squadra di dieci persone che mi sostiene a livello tecnico e mentale».  
 
E poi c’è chi la motiva come Gianluca Munari, suo fidanzato.  
«Un grande supporto, mi segue sempre, mi incoraggia, mi piace molto questa nostra vicinanza. Anche lui è nello sport (maestro di sci), a Lilla c’erano tutti».  
 
E avete festeggiato il 30’08”?  
«E certo». 
 
È questo il suo segreto oltre ad avere una grande testa e determinazione?  
«Sono fortunata, non è semplice, ci vuole molto impegno e sacrificio per arrivare».  
 
È in arrivo anche la sua tesi in ingegneria edile-architettura all’università di Trento. 
«Sto sviluppando un polo per l’infanzia 0-6 anni, una progettazione edilizia sostenibile con l’obiettivo di migliorare i comfort ambientali e tutti gli aspetti della salutogenesi».  

Ecco appunto parlavamo di testa, da buona trentina, che fa dell’ambiente un bel cavallo di battaglia .  
«Siamo molto attenti nell’investire su costruzioni che si autosostengono, non dipendenti da fonti non rinnovabili (NZEV a 0 consumo energia), proprio come questo polo in progettazione».  
 
Lei è un esempio vivente di come sport di alto livello e studio si possano conciliare. 
«Non è facile incastrare esami e gare, c’è bisogno di costanza e di credere in quello che si fa».  
 
Cross, pista, strada, ma non si ferma mai? Dove e quando la vedremo gareggiare?  
«Dopo Lilla ho staccato mentalmente, mi serviva per riprendere e preparare una stagione molto lunga. Primo impegno outdoor a Firenze 9 maggio nei 1500, poi Rabat in Diamond League nei 3000, Roma con il Golden Gala a giugno, poi un periodo di altura per preparare a metà luglio Montecarlo e gli Assoluti. Ovviamente l’Europeo a Birmingham. Non parteciperò alla prima edizione del World Athletics Ultimate Championship (Budapest, 11-13 settembre ndc). Mi fermerò la prima settimana di settembre, la stagione è troppo lunga e devo preparare anche i cross».  
 
Vista la sua natura camaleontica e versatile nelle distanze, ha già pensato in che lunghezza correrà in Inghilterra?  
«Ancora no, vediamo gli orari e come va la stagione, il focus però è sui 5000, la gara che sento più mia, anche se mi trovo a mio agio con tutte le altre discipline».  

Siamo sinceri, da quando è “esplosa”, diventando vice campionessa olimpica a Parigi, nei 10.000, lei non ha più mancato un podio nelle varie partecipazioni, corsa campestre, pista o strada. Ha raggiunto una maturità piena.
«Sono molto contenta, ma voglio continuare a divertirmi. Tappa dopo tappa, sono concentrata molto sul presente».  
 
Dieci medaglie tra strada e pista, senza contarne altre dieci nei cross (tra le senior sono 12). Oro al recente Mondiale indoor, argento e bronzo a Tokyo 2025. A quale di queste vittorie è più legata?  
«Tutte le medaglie sono speciali, perché arrivate in momenti diversi, conquistate con percorsi differenti. Quella olimpica? Si certamente. Forse sento più mio il tempo nei 5000 al Golden Gala (nuovo record italiano nel 2025: 14'23”15)». 
 
Da atleta delle Fiamme Azzurre come vede l’atletica azzurra? Dove sta andando?  
«Vedo un’Italia in grande crescita con tanti ragazzi di prospettiva e talento, stiamo facendo un bel lavoro».  
 
Dallo scorso anno è ambassador del World Food Programme dell’ONU contro la fame nel mondo, crede nel sociale?  
«Sono già stata nella loro sede a Roma sud, tornerò prima del Golden Gala di giugno. Un impegno che mi gratifica molto». 
 
Da puledro a cavallo di razza. È primatista italiana dei 5000, 10.000, nonché dei 5 km e dei 10 km su strada, dei 1500 indoor e dei 3000 (outdoor e indoor). A che punto è della sua crescita?  
«Non si finisce mai di migliorare, devo farlo in tanti aspetti, dall’allenamento all’aspetto mentale, penso al tempo e a divertirmi».  
 
A 26 anni come si sente ?  
«Felice e soddisfatta del percorso fatto».  
 
Cosa può promettere?  
«Che darò sempre tutta me stessa, sperando di regalare emozioni».

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