Andy Diaz esclusivo: "In testa ho il record del mondo e prima o poi…"

L’azzurro è un colore che ormai gli appartiene e con cui vince tanto: i dettagli
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Gianluca Scarlata
Gianluca Scarlata

5 min

Pubblicato il 29.09.2026, 08:45

Ha alzato il ritmo e vinto tutto. Una stagione da incorniciare, la migliore della carriera, iniziando con il secondo Mondiale indoor conquistato a marzo a Torun, in Polonia, passando per il Golden Gala a giugno, gli Assoluti a Firenze, e poi vincendo l’Europeo a Birmingham ad agosto, il primo all’aperto con una misura di 18,15, terminando a Bruxelles con il quarto diamante. Insomma un Andy Diaz pigliatutto. Un crescendo rossiniano. Parlando di musica lo abbiamo raggiunto tra una prova e l’altra, a pochi giorni dal debutto di “Ballando con le stelle” (sabato 3 su Rai 1). «Mamma mia che fatica, forse sono più leggeri gli allenamenti di Fabrizio (suo allenatore e ride, ndc), scherzo. Sto facendo molta pratica in pochi giorni, mi è sempre piaciuto ballare, ce l’ho nel sangue, ma sono sempre stato uno “di strada”, mi diverto in discoteca con gli amici. Mai in maniera professionale, a questi livelli poi, è un’altra storia».

La sua compagna è Gioia Giovanatti, 27enne romana ed ex ballerina di Amici, come si sta trovando?

«Sono tutti bravissimi ed è un’esperienza che mi sta conquistando, sono carico come in pista. Ci alleniamo tre ore al giorno, ci vogliono concentrazione, testa e fisico. Ma anche tempo per imparare la coreografia, ci sto mettendo molto impegno. Non vedo l’ora della diretta».

È stata una stagione fantastica con record nel meeting a Bruxelles e prestazioni di livello, che voto si dà?

«Sono molto contento di ciò che ho fatto, diciamo un bel 10. Per la lode c’è bisogno del record del mondo».

Lo sta ripetendo come un mantra, è un chiodo fisso, cosa le manca per superare la misura di 18,29 di Edwards?

«Ma in realtà avrei potuto farlo anche quest’anno, sono stato benissimo fisicamente e mentalmente, la preparazione è stata azzeccata. Ho superato anche la barriera dei 18 metri a Birmingham, forse la gara più bella».

E allora?

«Forse mi è mancata l’abitudine alle gare di un certo livello con avversari i stimolanti come Pichardo e Triki in competizioni come Mondiale ed Europeo. Ma anche nella finale di Diamond League sapevo che dovevo dare tutto per vincere e quattro diamanti non sono pochi».

Dal primo salto a Parigi 2024, quando sbagliò la rincorsa e per poco non venne eliminato, all’ultima vittoria è migliorato tanto, dove maggiormente?

«Devo ringraziare il mio mentore Donato, le Fiamme Gialle, la Libertas Livorno e tutti coloro che hanno creduto in me. Con Fabrizio abbiamo fatto un lavoro incredibile, sì, ricordo quel salto, che paura. Ora sono molto più scorrevole, il salto triplo è come un sasso che rimbalza sull’acqua, deve filare via. E oggi grazie a lui lo sono. Ma è cambiata anche la rincorsa. In ultimo abbiamo lavorato sull’asse di battuta».

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