Canottaggio, il neo presidente Galtarossa in versione capovoga
ROMA – Lo scorso 21 marzo l’assemblea lo ha eletto a larghissima maggioranza (85,1% delle preferenze) nuovo presidente delle Federazione Italiana Canottaggio. Il padovano Rossano Galtarossa ha assunto la carica federale a seguito della prematura scomparsa di Davide Tizzano che aveva nel novembre del 2024 preso il posto di Giuseppe Abbagnale. Tre campioni dell’Italremo che hanno scritto pagine indimenticabili a livello internazionale e olimpico, ognuno con un carattere, uno stile di voga e doti personali di dirigente diversi. Ma tutti e tre uniti da un obiettivo condiviso, quello di aumentare il numero dei praticanti e il bottino di medaglie a Mondiali e Giochi Olimpici. Abbiamo voluto chiedere al nuovo presidente della FIC il suo piano di battaglia fino al prossimo appuntamento olimpico di Los Angeles 2028. Ci sarebbe piaciuto vederlo magari in un’elegante sala dello storico Caffè Pedrocchi, tradizionale luogo d’incontro nel cuore di Padova, ma il nuovo numero uno dei canottieri italiani è già impegnato in un giro d’orizzonte delle società sparse lungo lo Stivale. Così lo abbiamo raggiunto telefonicamente, tra un tunnel e l’altro dell’autostrada.
Dal suo programma presentato all’assemblea elettiva si evince che è improntato nel solco della continuità con quello disegnato da Davide Tizzano, anche i consiglieri uscenti sono stati in gran parte riconfermati.
«Vorrei subito sottolineare che non avevo questa grande ambizione a sedermi sulla poltrona di presidente, ma nel momento che è venuto a mancare Davide (Tizzano, ndr), mi sono messo a disposizione del movimento remiero italiano. Quando decido di prendere un impegno, cerco di svolgerlo al meglio e in questo caso ho anche una forte spinta interiore visto il legame con l’ambiente dove sono cresciuto sportivamente prima come atleta e poi da dirigente».
La Canottieri Padova è uno dei circoli storici in Italia, si è affiliata alla FIC nel lontano 1909, anno della sua fondazione.
«Mi ha fatto molto piacere l’accoglienza che mi hanno riservato i soci quando sono tornato al mio club dopo le elezioni, siamo una grande famiglia molto unita».
Beh, allora possiamo proporre al consiglio comunale di aggiungere la sua statua da atleta alle 78 che sorgono lungo i lati del Prato della Valle. Scherzi a parte, attualmente i tesserati alla Fic sono circa 35 mila, di questi quante sono di sesso femminile?
«Intorno al 35%. La Lombardia resta la regione trainante di tutto il movimento, ha oltre 50 società affiliate. Mi propongo però di incrementare l’attività anche alle altre zone, soprattutto nel Meridione, dove storicamente esiste una grande tradizione remiera. Ai miei tempi da atleta, la Campania era la regione leader a livello nazionale. Nel Consiglio Federale non a caso ci sono diversi rappresentanti delle società del Sud Italia».
Quali sono le attuali criticità del remo tricolore?
«Scontiamo delle situazioni in realtà comuni a molte federazioni europee, come ho riscontrato al recente in contro svoltosi a Budapest: limitati budget, reperimento di imbarcazioni e attrezzature a prezzi più economici specie per le barche scuola, l’abbandono precoce di giovani talenti potenzialmente molto forti. In Italia abbiamo marchi storici di altissimo livello come “Filippi”, ma nei club devi avere un certo numero di posti-barca anche con scafi meno performanti».
A questo proposito, gli sport “di fatica” come il canottaggio oggi sono meno attraenti agli occhi delle giovani generazioni?
«Non penso. Certo devi farli appassionare alla voga, facendoli innanzitutto divertire; poi se vogliono circuito di gare riservato a degli atleti “intermedi”, ossia a chi vuole abbinare il canottaggio agonistico con lo studio e ad altri interessi e magari non ambisce a vestire la maglia azzurra. Un approccio quindi meno professionistico e più al piacere di remare anche per la categoria dell’under 23. Abbiamo introdotto il percorso “Remare nell’università”, proprio in questa chiave. Senza ovviamente impedire loro di confrontarsi con gli atleti più forti e potenziali campioni olimpici. C’è poi tutto il capitolo della categoria “master”, con regate a loro dedicate».
Del canottaggio se ne parla ed è sotto i riflettori solo in occasione della conquista delle medaglie olimpiche, poi esce dai radar e dai media.
«E’ uno degli obiettivi che mi sono posto. Anche grazie allo staff federale impegnato nella comunicazione, stiamo lavorando in questa direzione. Il canottaggio non è solo fatica, ma gioia e contatto con la natura. Ha potenzialmente un grande appeal mediatico, e la cosa si lega alla ricerca degli sponsor. Sto personalmente operando per far entrare nuovi partner commerciali, come ad esempio l’azienda “Proaction” che opera nel settore dell’integrazione. Però non basta mettere il logo di un’azienda sulle imbarcazioni e sulle divise sportive, devi concordare specifiche campagne di comunicazione sinergiche, in maniera che il rapporto commerciale sia di reciproca soddisfazione».
A fine aprile si svolgerà il 40° Memorial Paolo D’Aloja” sul lago di Piediluco, come stanno andando avanti i lavori di ristrutturazione del Centro federale?
«Dopo aver superato alcune problematiche con gli enti preposti (si erano trovati dei reperti archeologici sotto le fondamenta delle tribune) i lavori sono ripresi speditamente. Prevediamo di terminarli in occasione dei prossimi campionati italiani in programma a maggio».
Come giudica l’attività svolta dall’attuale d.t. Antonio Colamonici?
«Al di là dell’aspetto prettamente tecnico, sta lavorando molto bene. Mi fa molto piacere che abbia instaurato con i ragazzi e le ragazze del clan azzurro un rapporto molto bello, si è creata un un’atmosfera serena, ideale, di reciproco rispetto con una grande voglia di costruire e raggiungere prestigiosi obiettivi».
La scomparsa delle regate riservate ai Pesi Leggeri dal programma olimpico, ha limitato lo sviluppo e le potenzialità del nostro bacino di atleti?
«E’ chiaro che tale decisione non ci ha favorito. Abbiamo una grande tradizione nei P.L. In ambito europeo però stiamo discutendo e valutando la possibilità di reintrodurre, almeno nel singolo maschile e femminile e nel doppio, delle gare internazionali a loro dedicate».
Lungo le spiagge italiane da un po’ di tempo hanno fatto la loro comparsa imbarcazioni di beach e coastal rowing. Possono avere un rapido sviluppo anche in Italia?
«Direi di sì, visto che ai prossimi giochi olimpici sono state introdotte tre gare di beach sprint (singolo maschile e femminile e doppio), anche se possiamo portare soltanto due atleti per nazione. Certo, non è facile avere tratti di spiaggia dedicati a tali specialità che sono allo stesso tempo frequentate dai bagnanti che pagano...Può essere un’opportunità per quelle società che operano sul mare che hanno difficoltà a sviluppare le discipline remiere classiche».
Qualcuno in assemblea ha posto l’accento sulla poca trasparenza di alcuni contratti e decisioni del Consiglio Federale.
«La trasparenza degli atti federali c’è sempre stata. Alcuni documenti sono soggetti alla privacy, ma tutti, dico tutti gli atti sono stati vagliati dal collegio dei revisori dei conti e poi successivamente approvati e messi in delibera dal Consiglio Federale».
Non ci resta che augurare al nuovo capovoga della FIC buon lavoro, brindando magari con un “Aperol Spritz” (pochi infatti sanno che tale variante è stata creata proprio a Padova). Ad maiora semper!
