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Pantani, Mamma Tonina "Giustizia per Marco". E il Gip può riaprire l'inchiesta

Pantani, Mamma Tonina "Giustizia per Marco". E il Gip può riaprire l'inchiesta
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In tribunale, l'avvocato della famiglia di Marco smonta le conclusioni dell'indagine, alla cui archiviazione si era opposto. Spunta una nuova testimone che smentisce le dichiarazioni del personale dell'albergo dove il Pirata fu trovata morto 12 anni fa

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giovedì 25 febbraio 2016 13:04

RIMINI - «Voglio giustizia per Marco. Non m arrenderò mai sino a quando non l'avrò ottenuta». Tonina Pantani non molla: a dodici anni e undici giorni dalla morte del Pirata, trovato senza vita il 14 febbraio 2004 in un albergo di Rimini, la mamma pretende, esige, chiede sia fatta finalmente piena luce sulle cause della morte del figlio.

Ieri, davanti al Gip di Rimini, Vinicio Cantarini, si è tenuta l'udienza ordinata dallo stesso giudice, dopo la richiesta di archiviazione presentata nel settembre scorso dalla Procura riminese e l' opposizione (ritenuta fondata dal giudice) dell' avvocato Antonio De Rensis, legale della famiglia Pantani. Paolo Giovagnoli, procuratore capo di Rimini, ha dichiarato: «Non è emerso alcun elemento a sostegno della tesi di omicidio». L'avvocato De Rensis, invece, ha contrattaccato, evidenziando come come tutti coloro i quali hanno fornito verità diverse rispetto a quella della Procura o non sono stati interrogati o ritenuti non attendibili. Ha affermato De Rensis: «Bisogna approfondire la questione dei metaboliti nel sangue di Pantani, quindi droga e medicinali e approfondire il rebus del lavandino; capire chi portò i tre giubbotti da sci a Marco; il bolo di pane e coca vicino al cadavere; l' anomala posizione del corpo; lo specchio intatto nel bagno distrutto; la carta di gelato trovata nel cestino e che non si sa da dove è arrivata».

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Il perito, professor Tagliaro, ha indicato gli psicofarmaci all' epoca prescritti dal dottor Greco - responsabile del Sert di Ravenna - come la vera causa del decesso e ha smentito la prima perizia del dottor Fortuni, secondo la quale il campione aveva assunto cocaina in una misura sei volte superiore la dose letale a un adulto. Tagliaro aveva chiesto alla Procura di analizzare i peli pubici ancora conservati a Modena. Poi c'è il giallo della escort sudamericana: secondo le deposizioni del personale dell'albergo,

Pantani stava soggiornando all'hotel Le Rose per la prima volta. La donna, invece, ha dichiarato di essere stata in quell'albergo tre mesi prima della morte del ciclista, in compagnia sua e di un'altra persona. Sempre secondo la ricostruzione del legale della famiglia Pantani, Marco aveva lasciato alla reception 500 euro per la ragazza, ma il portiere gliene avrebbe dati soltanto 300 euro, tenendosi il resto. L'escort non è mai stata sentita a Rimini, ma è stata interrogata nel dicembre 2014 in una stazione toscana dei carabinieri Prima domanda: se Pantani era già stato nell'hotel tre mesi prima di morire, perché in hotel hanno dichiarato di non averlo mai visto prima? Seconda domanda: perché il portiere che diede l'allarme, dopo avere ritrovato il corpo senza vita di Pantani, affermò di essere convinto che l'occupante della camera D5 se ne fosse già andato, quando bussò alla sua porta, ma se la porta era bloccata dall'interno e il portiere l'ha forzata per aprirla, come avrebbe potuto Pantani uscire dalla stanza dove non sarebbe potuto entrare? Terza domanda: se in albergo conoscevano Pantani, come mai gli interrogati l'hanno nascosto agli investigatori? Il gip Cantarini deciderà se archiviare o chiedere nuove indagini. Intanto, sulla sua pagina Facebook, Tonina Pantani ha postato un invito: «Pregate per me». E, nei giorni scorsi, ha condiviso una scritta emblematica: «Ci sono bugiardi, così bravi, ma così bravi che alla fine ti convincono che le vittime sono loro».

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