© LAPRESSE

Ciclismo, al lavoro per una nuova generazione d'oro

Il ct Salvoldi segue gli juniores su strada e i maschi in pista: "Stiamo riqualificando il movimento, tra qualche anno torneremo a competere per le grandi corse a tappe, intanto godiamoci Milan e Ganna"
Roale
Roale

6 min

Pubblicato il 31.07.2025, 11:40

Chiudiamo gli occhi per un istante, riapriamoli tra… diciamo cinque anni. Siamo al Giro d’Italia del 2030, i nostri Lorenzo Finn e Roberto Capello si giocano la vittoria finale. Lottano per indossare la maglia rosa. Incredibile, eh? Sognare non costa niente, si sa. Ma in questo caso, nel caso del ciclismo italiano su strada, il sogno ha delle fondamenta, gettate ormai qualche anno fa, che diventano ogni mese più solide. “Stiamo lavorando per formare una generazione che riqualificherà il livello del ciclismo italiano”.

L’eredità

Dice proprio così Dino Salvoldi, il commissario tecnico azzurro che dal mese di marzo di quest’anno, per decisione del presidente della Fci Cordiano Dagnoni, alla guida della squadra juniores su strada, dove stanno emergendo i Finn e i Capello sopracitati, assomma quella della Nazionale maschile su pista, ereditata da Marco Villa, dove siamo una potenza mondiale consolidata, e vogliamo continuare ad esserlo, “per questo, in ottica Los Angeles 2028 – racconta Salvoldi -, stiamo portando avanti un lavoro sui giovani, perché nel giro di tre anni si colmi quel gap che oggi per forza di cose c’è tra il gruppo junior e gli elite, che sono i vari Milan, Ganna, Consonni, Lamon…”. Dei mostri sacri, che giocoforza dovranno avere degli eredi all’altezza.

Ganna e Milan

Dominatori in pista, in risalita sulla strada, dove ci manca – questo è innegabile – un grande trascinatore, un Pantani, un Nibali… “D’accordo, ma – fatemi dire – il ciclismo italiano su strada viene dipinto peggio di come è messo – ribatte Salvoldi -. A livello giovanile e femminile facciamo costantemente risultati, eppure le medaglie di altri vengono enfatizzate molto di più, un giorno scopriremo il perché. E forse non ci si rende bene conto dell’impresa compiuta da Milan, che di fatto ha vinto il Tour de France dei velocisti, o del valore di un Filippo Ganna, messo ko solo dalla sfortuna. Ma quanti Paesi possono vantare due campioni così? Milan non è solo il miglior velocista in circolazione, può essere molto di più: può essere competitivo anche in certe grandi classiche”.

Le fondamenta

Ma non è questo l’elemento decisivo. E’ del lavoro che si sta facendo in prospettiva, le famose fondamenta, che si deve parlare. “Tra cinque anni uno dei nostri ragazzi potrebbe lottare per il podio del Giro d’Italia, ne sono convinto – assicura il ct -. A livello juniores ho la percezione, che non mi deriva solo dai risultati, che stiamo facendo un buon lavoro di programmazione. E con un buon lavoro di programmazione riusciremo ad alzare il livello medio del nostro ciclismo che si è un po’ abbassato. I risultati già si vedono negli Under 23, dove ci sono tecnici che stanno lavorando molto bene, tra gli elite ci manca il riferimento delle gare dure, ma il campione a volte è anche il frutto della casualità. La forza di un movimento si vede sul rendimento medio”. Poi, certo, tra i 17 anni di Roberto Capello e i 18 di Lorenzo Finn, certamente i nostri prospetti più interessanti (entrambi, molto probabilmente, attesi all’Europeo e al Mondiale su strada), e i 26 di Tadej Pogacar, possono intervenire tante variabili, e un meccanismo ormai consolidato nel ciclismo, “cioè il fatto che i giovani migliori, quando sbarcano nel World Tour, e ormai lo fanno sempre più precocemente, devono sottostare a certe regole, lavorare per i leader della squadra: è un aspetto limitante, ma anche costruttivo”.

Formazione su pista

A proposito di lavoro, l’Italia è un modello di formazione, l’esplosione anche su strada di Ganna e Milan ha prodotto un effetto emulazione, la pista oggi è un’attrazione per tanti giovani talenti. “Anche perché – spiega Salvoldi -, a parte per i corridori super leggeri che vanno forte solo in salita, per tutti gli altri la pista può essere un buon mezzo di allenamento, per completare il bagaglio di coordinazione ed equilibrio, per allenare la forza che viene trascurata da una iperattività su strada. E’ chiaro che correre ed essere competitivi su pista non è per tutti, Ganna e Milan sono due esempi fantastici, non hanno le stesse caratteristiche ma la loro carriera ci aiuta a capire come grazie alla pista abbiano raggiunto uno status che li rende riconoscibili”.

Verso il Mondiale

Ci si chiede se parteciperanno al Mondiale di Santiago del Cile, a ottobre. “Ci sta che si prendano una pausa da un’attività in più, del resto è il primo anno post olimpico e questa rassegna iridata non varrà ancora come qualificazione a Los Angeles – spiega Salvoldi -. Lo stesso discorso vale per Simone Consonni, la cui attività nel resto della stagione sarà condizionata da quella di Milan, che ora sarà richiestissimo. Da parte mia, c’è tutta la comprensione e nessuna pressione per averli da subito. Il Tour è appena finito, aspettiamo. So che hanno ancora voglia di cimentarsi su pista, ma se non sarà quest’anno, andremo comunque con una squadra competitiva, fatta di giovani, ma non solo. Non dimentichiamo chi ha fatto della pista la sua attività prioritaria, penso a Lamon, ad esempio. Stiamo parlando sempre di campioni olimpici”. Già. Per dire della ricchezza. Prima o poi se ne accorgeranno tutti.

Abbonati per continuare a leggere

Scegli l’abbonamento che fa per te e sblocca un mondo di contenuti esclusivi,
navighi senza interruzioni e scopri il piacere della lettura.

  • Basic

    € 19,99 Prezzo standardRisparmi il 50%

    9,99al mese
  • 5 contenuti al mese
  • Più scelto

    Plus

    € 29,9 Prezzo standardRisparmi il 33%

    19,99al mese
  • 10 contenuti plus al mese
  • Nessuna pubblicità
  • Best value

    Pro

    € 49,99 Prezzo standardRisparmi il 20%

    39,99al mese
  • Contenuti illimitati
  • Supporto prioritario