
Giro d'Italia, il commento della diciannovesima tappa: il ritmo della Uae scoraggia gli avversari
Doveva essere la tappa decisiva, cinquemila metri di dislivello al diciannovesimo giorno di gara e una maglia rosa da assegnare una volta per tutte. E invece nella Biella-Champoluc, fatta eccezione per la splendida vittoria di Prodhomme (Decathlon) che già aveva sfoggiato una forma promettente con il successo un mese fa nell'ultima frazione del Tour of the Alps, non è successo un granché.
Giro d'Italia, il ritmo della Uae scoraggia gli avversari
Del Toro (Uae) e Carapaz (Ef) hanno guadagnato più di venti secondi su tutti gli altri, ma che fossero i due più forti si era già capito (almeno in un finale del genere, perché domani il fondo di atleti più esperti potrebbe avere la meglio della giovane baldanza di del Toro). Nessuno, sulle salite precedenti, ha tentato un vero attacco: non Caruso (Bahrain), felice anzi di aver difeso il suo quinto posto; non Pellizzari (Red Bull), al quale adesso non si può chiedere un miracolo al giorno. La verità è che nessuno ha attaccato perché la Uae, imponendo un ritmo alto e costante, ha intimidito e scoraggiato la concorrenza. Anche nel caso in cui domani Carapaz dovesse staccare del Toro sul Finestre, il messicano potrebbe rintuzzare l'affronto avvalendosi proprio del supporto dei compagni di squadra, Majka su tutti.
Nota a margine: è stato piacevole ritrovare davanti Tiberi (Bahrain), prima in fuga e poi accanto a Caruso. Tornerà tante altre volte al Giro e avrà modo di rifarsi, non si dia pena per com'è andata quest'anno. Per maggiori approfondimenti leggi il sito quibicisport.it.
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