Sofia Raffaeli: “La ritmica dovrebbe aprire anche agli uomini”

Ai Mondiali la 18enne di Chiaravalle è diventata con 4 ori individuali la nuova regina della ritmica, ottenendo anche il visto per i Giochi: “Io, timida, in pedana divento una tigre”
Sofia Raffaeli: “La ritmica dovrebbe aprire anche agli uomini”© EPA
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Alberto Dolfin
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Nessuna ginnasta azzurra si era mai issata così in alto. Sofia Raffaeli è la nuova sovrana della ritmica, una diciottenne che quando è in gara si trasforma, mettendo via le insicurezze da teenager e mostrando una maturità fuori dal comune. La stessa che l’ha aiutata a mantenere i nervi saldi prima della gara più importante, quella che l’ha proiettata ai Giochi di Parigi, nonostante il suo cuore fosse gonfio di preoccupazione per ciò che stava accadendo nelle sue Marche.

Sofia, lei è regina mondiale nella città che combacia col suo nome: che effetto fa?

«Sofia resterà per sempre nel mio cuore. Ancora non ho realizzato del tutto quello che è successo».

L’hanno ribattezzata in tutti i modi. Lei, la Formica Atomica di Chiaravalle, ha sbaragliato la concorrenza: chi è Sofia Raffaeli?

«Sono una ragazza molto timida e chi mi vede mi considera piccolina, minuta. Poi però, quando sono in pedana, mi trasformo in una tigre e me la mangio con uno sguardo: mi sento una guerriera, come Xena, che ho omaggiato nella gara del nastro».

Ci racconta dell’intesa vincente con la sua allenatrice Julieta Cantaluppi?

«Ci alleniamo alla Ginnastica Fabriano assieme a molte altre ragazzine, anche più piccole. Ho cominciato praticamente con lei a sette anni, poi piano piano siamo cresciute insieme. Mi fa anche un po’ da mamma perché stando otto o nove ore in palestra passo più tempo con lei che con la famiglia: si cresce sia dal punto di vista sportivo che da quello caratteriale ed emotivo».

Si ispira a lei?

«Da ginnasta Julieta è stata una delle più forte d’Italia, l’unica a vincere sette titoli tricolori consecutivi. Si è rifatta della delusione di mancare la qualifica olimpica riuscendo a guadagnarsi il posto per Londra 2012: ha avuto la forza di rialzarsi, per cui è un grande esempio da seguire. Poi un altro mio idolo è stata la campionessa olimpica di Tokyo, Linoy Ashram, l’unica che è riuscita a migliorarsi fino all’ultima gara».

A Sofia, era presente come allenatrice: l’ha incontrata?

«Sì, mi ha fatto tanti in bocca al lupo per la gara e mi ha sostenuto durante la competizione “all around”. I suoi complimenti dopo la vittoria sono stati i più emozionanti».

Quel giorno, dopo i trionfi nei singoli attrezzi, è arrivata la vittoria nel concorso generale che ha spalancato le porte di Parigi: che cosa è passato nella sua testa?

«È stata una grandissima emozione realizzare che avevo strappato il pass non solo per me, ma soprattutto per l’Italia. È stato davvero bello cantare l’Inno, in quel momento. E’ stata diversa rispetto alle altre medaglie d’oro perché sapevo che era molto più importante. È preziosa non solo per me, ma anche per tutte le allenatrici che mi seguono, la società in cui mi alleno e tutte le ragazzine che magari mi guardano alla tv e tifano per me».

È stata la terza atleta azzurra a centrare un pass olimpico per l’Italia: si farà qualche regalo?

«No, perché so che anche se ho ottenuto la qualificazione, non devo fermarmi. C’è ancora tantissimo lavoro da fare».

È una perfezionista?

«Sempre, sono molto puntigliosa. Appena torno a casa voglio continuare su questa strada e fare ancora meglio la prossima stagione tra Coppe del Mondo, Europei e Mondiali».

Si concederà qualche strappo a tavola?

«Magari una pizza appena arrivo a casa. Mi farà piacere stare un po’ in famiglia».

A questo proposito, il pensiero tra una medaglia e l’altra è volato alle sue Marche: come ha vissuto questi giorni di emozioni così contrastanti?

«Ho scoperto quello che era successo prima delle finali di clavette e nastro. Mi sono ritrovata a pensare che queste medaglie erano sì importanti, ma contava molto di più quello che stava succedendo nelle Marche, perché tutto il dispiacere per le vittime e le famiglie che stavano soffrendo coprivano la felicità per le medaglie. Mi ha ferito molto vedere le immagini della mia terra dappertutto ed è stato bruttissimo, perché non ero neanche lì. Speravo di vincere per supportare tutte le persone che stanno soffrendo in questo momento».

Ad agosto si è parlato tanto delle medaglie europee di Giorgio Minisini, pioniere da diversi anni nel nuoto sincronizzato che è alle Olimpiadi è solo femminile. Crede che ci possa essere una svolta in futuro anche nella ritmica?

«Sarebbe bello se la nostra disciplina aprisse agli uomini, perché attualmente è l’unica con il sincro che rimane soltanto femminile ai Giochi. Come c’è la ginnastica artistica maschile, non vedo perché non debba esserci anche la ritmica. Penso che si possa fare. Però ci deve essere la comprensione di tutti. In Spagna ci sono molti ragazzi che ci spingono per questo, per cui me lo auguro».

A gennaio ha compiuto la maggiore età: andrà a votare?

«Certo, è un diritto e un dovere. È la prima volta per cui sarà un po’ particolare».

Come si rilasserà dopo le fatiche in pedana?

«Continuerò a leggere “Il Dottor Zivago”, che ho iniziato a Sofia e che mi ha aiutato a stemperare la tensione tra una gara e l’altra».

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