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Amendola: «Al calcio ora preferisco il golf»

Amendola: «Al calcio ora preferisco il golf»
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L'attore: «Non mi fa arrabbiare. E sul green oggi rimedio meno figuracce»

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sabato 4 giugno 2016 10:13

ROMA - Figlio d’arte, attore, regista, conduttore televisivo, appassionato di calcio (e della Roma in particolare) ma, per quanto ci riguarda, soprattutto golfista. Ovviamente di quest’ultimo aspetto parliamo con Claudio Amendola.

Ti ricordiamo da 30 anni, da “Vacanze in America”, come grande appassionato e più che discreto calciatore. Eppure ultimamente ti ho incontrato più di una volta sui campi da golf. Cosa è successo?

«È successo che “I Cesaroni” mi ha cambiato la vita. Non solo perché ha rappresentato una pagina importante della mia carriera ma anche perché un giorno ci portarono su un campo da golf per girare una scena. Dovevo solo simulare un colpo, la palla era fuori campo e non era neanche necessario che la colpissi. Non so come, non so con quale swing ma invece la colpii e da quel momento non l’ho più lasciata».

È stato anche per te un rapporto subito travolgente?

«Assolutamente sì! Credo che per otto mesi io non abbia pensato ad altro né abbia parlato di altro. Avevo sentito di questo “mostro” che si crea ma ci credevo fino a un certo punto e invece mi ci sono ritrovato dentro fino al collo. Al punto da svegliarmi la notte e ripensare a un colpo tirato oppure non riuscire a smettere di tirare palline in campo pratica pur sapendo che, dopo un certo numero, è controproducente e dannoso per il proprio fisico. Ma non c’era niente da fare».

Oggi vivi il golf in maniera più serena?

«Sì sì, per fortuna. Amo giocare, faccio i conti con la dura realtà di essere un semplice giocatore di media seconda categoria ma riesco quasi ad accettare che probabilmente tale resterò».

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Ecco, dove te la cavi meglio e dove peggio?

«Sicuramente il gioco corto, quello attorno al green, rimane ancora un mistero per me. Quanto meno dal punto di vista della costanza di rendimento. Magari riesco anche ad approcciare bene per un po’ ma tanto so che lì, sulla mia spalla, c’è una “flappa” pronta a scendere e venire a farmi visita. Per fortuna me la cavo abbastanza con il driver e i ferri medi e lunghi».

Raccontaci la tua giornata tipo al circolo.

«Quando non lavoro, non salto mai le mie due lezioni a settimana, innanzitutto. O parto da quelle o dalla semplice pratica ma ciò che più mi piace del mio circolo (Parco di Roma Golf Club, ndr) è il clima che si respira già dai primi colpi di riscaldamento. Lo sfottò è continuo e ovviamente aumenta di intensità quando ci si sposta in campo per le fatidiche 9 o 18 buche».

Oltre al “tuo” campo, riesci a girare alla ricerca di nuove buche da scoprire?

«Beh, questo è il bello del golf. Ovunque tu sia, 18 buche vicine le trovi. Oggi riesco a coniugare le vacanze al golf e a giocare su campi dove poi vedo anche “quelli bravi”. Ad esempio, ho giocato in Catalogna su un campo che la settimana successiva ha ospitato l’Open di Spagna».

C’è qualcosa che il golf ti dà e che invece non hai trovato in altri sport?

«Innanzitutto non mi dà quella rabbia che invece mi scatena il calcio. Poi mi permette di ingaggiare una sfida con me stesso mentre tutti gli altri sport che ho praticato prevedono un avversario. Mi piace molto che nel golf il mio avversario sia io».

Cosa faresti per rendere più popolare il golf in Italia?

«Credo si stia già facendo molto ma forse delle borse di studio potrebbero essere importanti. Permettere di provare anche a chi non ha mezzi per farlo. Ci vorrebbero investimenti di privati a supportare la Federazione».

Ci auguriamo che arrivino con la Ryder Cup a Roma nel 2022. Come hai reagito quando l’hai saputo?

«Beh tutti noi golfisti abbiamo stappato qualcosa. Mai lo avremmo detto solo un anno fa e invece sarà proprio così. Una grande occasione per Roma e una grande occasione per il golf italiano per far capire anche ai “profani” quanto questo sport sia amato nel mondo. Poi, personalmente, io spero ci sia Renato (Paratore, ndr), che ho visto crescere nel nostro circolo».

Ti sarà capitato di giocare con personaggi noti. Ci fai qualche nome, bravi e meno bravi?

«Guarda, per quello che ho visto siamo tutti abbastanza scarsi! Mi diverte molto giocare con mister Zeman. È in grado di non parlare mai per 5 ore, fumare 5 milioni di sigarette e non alzare mai lo sguardo. Le prime volte pensi di stargli antipatico e che non ti abbia degnato di un’attenzione. Poi capisci che non è così e non gli è sfuggito nulla. Magari al bar improvvisamente ti dice: “Buca 9 bel drive”».

Ipotizziamo che domani tu possa scegliere se giocare una partita di calcio all’Olimpico o una Pro Am a golf. Dove vai?

«La scelta è facile perché col calcio non ce la faccio più! Faccio sicuramente meno figuracce sul campo da golf ormai».

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