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Golf vuol dire anche rispetto

Golf vuol dire anche rispetto
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Vi spieghiamo lo spirito di uno sport in cui il giocatore è pure l’arbitro di se stesso

 

sabato 25 giugno 2016 09:51

ROMA - Continua il nostro percorso volto a raccontarvi le particolarità del golf. Io credo che si debba parlare di unicità. Il golf non può essere paragonato a nessun altro sport e il punto di vista che approfondiamo oggi per rafforzare questo concetto riguarda le regole e la loro applicazione. 34 regole e un libro di 700 pagine per spiegarle. Il motivo? Ogni campo è unico e irripetibile. Ogni situazione in cui si trova la palla è unica e irripetibile. Alla base dell’approccio al golf c’è il concetto di “spirito del gioco”, che ci siamo fatti spiegare meglio da due arbitri che rappresenteranno l’Italia a Rio, con gli onori e gli oneri di far rispettare le regole nel torneo che segna il grande ritorno del golf all’Olimpiade dopo oltre 100 anni.

L’EX GIOCATRICE - Sveva Greco ha un passato da giocatrice particolarmente attratta dalla comprensione e dall’applicazione delle regole, tanto da farlo diventare il suo mestiere. «Lo spirito del gioco mi ha sempre affascinato, quelle 34 nozioni e le loro innumerevoli traduzioni pratiche sono diventate per me una passione fino a spingermi a diventare arbitro. In particolar modo la regola 13, dove è scritto che la palla va giocata così come si trova e, dove impossibile, si debba fare la cosa giusta, è molto più sottile di quanto possa sembrare Fare la cosa giusta significa innanzitutto conoscere le regole e poi applicarle nel modo corretto. Verso se stessi innanzitutto. Il fascino sta nel fatto che è un’indicazione rivolta al giocatore perché nel golf non c’è un continuo controllo da parte dell’arbitro per cui l’integrità del giocatore risulta fondamentale».

L’ARBITRO DEL CIRCUITO DONNE - Davide Maria Lantos, dopo 20 anni da direttore di circolo, da 7 anni è direttore di torneo per il Ladies European Tour. «Lo spirito del gioco è prima di tutto uno stile di vita. Rispettare l’avversario, rispettare il campo, che non va mai dimenticato essere qualcosa di vivo, portano senza dubbio ad un approccio simile nella vita. Ho girato tanto e posso dire che oggi l’applicazione delle regole sta migliorando. I furbi esistono in tutto il mondo, anche in Gran Bretagna, dove ha origine il concetto di “spirit of the game”. Tanti anni fa mi dissero che, quanto a mancato rispetto delle regole, il golf è secondo solo al solitario con le carte. Mi fece ridere e pensare. Oggi credo e spero non sia più così».

COSA FA L’ARBITRO - Sveva ci ha poi spiegato come il ruolo dell’arbitro sia nel golf visto diversamente rispetto ad altri sport. «L’arbitro non è lo sceriffo che con autorità impone il rispetto delle regole. È colui che può aiutarti a non commettere un’infrazione che potrebbe portarti a una penalità. Ed è questo lo spirito con cui veniamo chiamati in causa. A chi non gioca può sembrare assurdo ma si può stare anche diversi minuti a guardare una palla per capire bene in che condizione si trovi, se sia o meno giocabile, se vada o meno spostata e in caso dove. La nostra decisione può evitare penalità, il che significa magari vincere o non vincere una gara con milioni di montepremi».

IL GOLF DI OGGI - Con Davide abbiamo scattato un’istantanea del nostro golf. «Sta cambiando, sta uscendo dai propri confini. Ricordo gestioni federali in cui a parole si voleva cambiare, rinnovare e aprire al nuovo ma poi nei fatti si faceva poco o nulla. Negli ultimi 20 anni, invece, sta accadendo davvero. I numeri lo confermano e i 7 giocatori sul principale circuito europeo sono solo la punta dell’iceberg, di un movimento in salute. Per compiere l’ulteriore salto di qualità ci vorrebbe un rapporto più snello con le istituzioni, in particolar modo gli enti locali. Da noi fare un campo nuovo è molto più complicato rispetto, ad esempio, agli spagnoli».

LE OLIMPIADI - Veniamo all’esperienza olimpica, per Sveva non la prima. «L’ho vissuta due anni fa a Pechino per i Giochi Giovanili e già in quel caso si respirava l’atmosfera olimpica, qualcosa di unico. Immagino che tutto sia elevato all’ennesima potenza all’Olimpiade vera e propria. E l’emozione di farne parte è grande». Per Davide sarà invece la prima volta. «Al momento vince l’esaltazione di sapere di essere parte attiva nella realizzazione di un evento mondiale, che riporta il nostro sport ai Giochi dopo oltre 100 anni. Poi, certamente, a breve arriverà l’emozione pura di vivere l’Olimpiade. Lasciando un attimo da parte il golf, se penso che potrei camminare sul prato del Maracanà, mi vengono i brividi».

Alessandro Lupi (Commentatore di golf per Sky Sport)

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