Ippica, Firenze, la Corsa dell’Arno: due secoli di sfide per un titolo che scrive la storia

 

Ippica, Firenze, la Corsa dell’Arno: due secoli di sfide per un titolo che scrive la storia  

Tutto pronto all'ippodromo del Visarno “Cesare Meli” per la 199ª edizione della competizione al galoppo più antica d’Italia. Cancelli aperti dalle 13:30
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FIRENZE – Il conto alla rovescia sta per terminare. Domani, sabato 25 aprile, l’ippodromo del Visarno “Cesare Meli” di piazzale delle Cascine si vestirà di storia e tradizione per la 199ª edizione la Corsa dell’Arno, la competizione al galoppo più antica d'Italia. Nella giornata di ieri sono stati ufficializzati i partenti del grande convegno fiorentino che avrà inizio dalle 15 (apertura alle 13:30, ingresso €5, gratuito per i bambini) con sette corse in programma, e culminerà appunto con la Corsa dell’Arno, prevista alle 18:30, a cui è abbinata la Tris Quartè Quintè nazionale. In totale 68 i purosangue pronti a scendere in pista, 13 al via per la Corsa dell'Arno. Grande galoppo, ma anche moda e solidarietà grazie al concorso “Il cappello più bello per Corri la Vita”, in collaborazione con il Consorzio Il Cappello di Firenze, un’elegantissima disfida a suon di velette e tese larghe per le signore e i più piccoli, iniziativa nata nove anni fa per raccogliere fondi per “Corri la vita”, l’associazione guidata da Eleonora Frescobaldi impegnata ad aiutare le donne colpite da tumore al seno e a finanziare progetti per la prevenzione, la diagnosi precoce e la cura della malattia. Special Guest della manifestazione Miss Italia in carica, Katia Buchicchio. Tra le iniziative collaterali tante aree per il pubblico con DJ set, food-truck, carrozze storiche e i cani del Centro Carabinieri Cinofili. Per i più piccoli ci sarà l’occasione di vivere da vicino cavalli e puledrini e di giocare al villaggio dei gonfiabili. «La Corsa dell’Arno, o semplicemente l’Arno, è molto più di una corsa ippica: è un pezzo della storia di Firenze, un appuntamento che racconta identità, tradizione e visione futura – commenta Carlo Meli, amministratore della Sanfelice Srl – Visione futura che si concentra sul lato sportivo, ma non solo. Da sempre la nostra missione è quella di aprire l’ippodromo al grande pubblico, far conoscere anche a chi non è appassionato di ippica questo meraviglioso scrigno verde nel cuore di Firenze. La 199ª edizione rappresenta un momento particolarmente significativo anche in questo senso e ci proietta verso il grande traguardo dei 200 anni della Corsa».

LA STORIA - Seconda metà degli anni Venti, sì, ma dell’Ottocento. Un periodo in cui Firenze conosceva un momento di eccellente prosperità, crogiolo anche di fermenti politici, economici e culturali. Tante famiglie facoltose e cosmopolite provenienti da ogni parte d’Europa avevano scelto di vivere a Firenze, rapite dal fascino unico della città. I giovani di queste famiglie e di quelle fiorentine scoprirono nel prato del Quercione, all’interno delle Cascine, il teatro perfetto per dare vita a sfide animate tra di loro, ovviamente a cavallo. Così come successe, più di un secolo e mezzo prima, in Inghilterra, anche a Firenze queste sfide trovarono naturale sbocco nella creazione di una corsa autentica e che fosse espressione della migliore qualità possibile. Fu così che nel 1827 vide la luce la Corsa dell’Arno, la più antica d’Italia e la cui dotazione era, per i tempi, strepitosa: ben 170 zecchini d’oro complessivi, dei quali 120 al vincitore. Quasi tutti stranieri i primi organizzatori della grande corsa, espressione delle famiglie che avevano fatto di Firenze la loro seconda patria: Demidoff, Poniatowsky, Astley, Baring, Hawley, Normandy, De Puilly, Thellusson. A costoro, subito dopo e visto il travolgente successo della iniziativa, si unirono diverse famiglie fiorentine come Lucchesini, Pucci, Fazio e Gasperini. La Corsa dell’Arno è stata testimone del volgere di storia, tradizioni, culture che hanno animato Firenze e l’Italia per due secoli complessivi ormai. È nata nel Granducato, ha vissuto l’Unità d’Italia, Firenze capitale, le guerre, la Repubblica, la terribile alluvione degli anni 60 del 900 con le Cascine e gli ippodromi seppelliti dal fango, ed è ancora più che mai attuale perché è espressione di un costume, di una tradizione, di una passione che è amore per il cavallo e le corse. Da circa 50 anni, il 25 aprile è stato scelto come giorno della Corsa dell’Arno, ma durante tutti i suoi quasi 200 anni di storia è sempre stata un punto fermo ed un traguardo ambito per ogni proprietario e, nello stesso tempo, uno dei momenti più attesi da parte non solo degli appassionati di corse e cavalli ma da tutta la città. Il primo vincitore della Corsa dell’Arno, nel 1827, fu Riber del signor Giorgio Baring, che bissò il successo l’anno dopo grazie a Convinction, mentre a seguire, nell’albo d’oro, spiccano anche i nomi dei Normandy, Demidoff, Gasperini, Poniatowsky, Hawley, Lowenberg, Vansittart, Mortimer, Philips. Tutti desiderosi di iscrivere il proprio nome nel prestigioso albo d’oro della grande corsa. Che nel 1858 si arricchisce con quello di Macarena del conte Dionigi Talon, la cui giubba è oggi la più antica d’Italia ancora in attività grazie ai suoi discendenti. Re Vittorio Emanuele, che amava le corse e i cavalli, appare come proprietario di Tillys Friend, a bersaglio nel 1867. Nel 1875 ecco il nome del cavalier Ginistrelli che vinse con Star of Portici. Il Cavaliere poco dopo si trasferì con i suoi cavalli in Inghilterra, a Newmarket, e con Signorinetta, discendente di Star of Portici, riuscì nella grande impresa di vincere il Derby di Epsom. Il conte di Larderel vinse ben sei edizioni consecutive della corsa, sembra che sotto questo pseudonimo si celasse il nome di Umberto I, re d’Italia. Per due volte vinse anche il generale La Marmora. Nel 1892 la vittoria di Lucifer fece apparire nell’albo d’oro il nome di Sir Rholand, ovvero il conte Felice Scheibler, il primo grande allevatore e proprietario del turf italiano moderno. Vincerà ancora tante altre volte la Corsa dell’Arno. Come anche Alberto Chantre e il marchese Corsini, proprietari di rango nel panorama del galoppo italiano. Nel 1922 vinse per la prima volta Frank Turner che imprimerà il proprio nome una decina di volte nell’albo d’oro. Altri grandi proprietari che vinsero la corsa furono Zanoletti, Radice Fossati, Miani. La scuderia Mantova vinse nel 42 con Torcello, la Razza Ticino nel 53 con Vittorio Veneto. Cento anni dopo Macarena, i colori della famiglia Talon brillarono ancora nel 55 con Regolo. Paolo Mezzanotte vinse due volte consecutivamente con Gershwin, nel 57 e nel 58. La Razza La Novella vinse con Scoiattolo nel 62 e nel 67 toccò alla Razza del Soldo con Daman. Lady M andò a bersaglio nel 73 con Ami Allard, la Cieffedì di Carlo D’Alessio nello 81 con Gemmano che concesse il bis nel 1983, mentre la Rencati si affermò grazie a Sicuterat. I colori di casa Vittadini ottennero il successo grazie a Scribano nel 95, la SIBA nel 96 con Radames e due anni dopo con Ice and Glacial e poi ancora con Crocodail. Gli anni 2000 hanno visto vincere la Effevi con Gun Power, la San Jore di casa Zanocchio con Clasem, mentre la Blueberry appare con Storm Mountain e con Il Fenomeno nel 2009 e 10. Due volte vinse Demeteor per la Razza dell’Olmo, Mario Lanfranchi fece suo l’Arno con Pythius. Le grandi scuderie che hanno scandito il divenire della storia del turf italiano hanno sempre cercato di vincere la Corsa dell’Arno, il cui rito si rinnoverà nuovamente, come ormai tradizione, nel pomeriggio di sabato 25 aprile.


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