Elena Gemo, veterana azzurra tra Londra e Rio
ROMA - E’ una delle veterane del nuoto azzurro («Per fortuna c’è con me Erika Ferraioli, che ha un anno in più…) Elena Gemo, classe 1987, professione dorsista, non è ancora stanca di nuotare: in nazionale già dal 2003 (erano gli Europei in vasca corta di Dublino) si avvicina ai tre mesi decisivi della stagione serena, convinta e soprattutto realista. Tra un paio di settimane la vedremo in acqua agli Europei di Londra, l’obiettivo neanche tanto nascosto è quello di centrare la qualificazione per le Olimpiadi di Rio, nella gara individuale e nella staffetta mista: «Che sarebbe anche competitiva, siamo noi dorsiste che dobbiamo fare qualcosa in più» ammette tranquilla.
Padovana di nascita, ha trovato l’amore (con Lorenzo Benatti, nuotatore anche lui) e la sua dimensione a Roma, la città che l’ha adottata: «Con Lorenzo conviviamo da un paio d’anni. Sono qui ormai dal 2006, cercavo una realtà che potesse darmi nuovi stimoli». L’ha trovata all’Aniene e anche con il gruppo del Corpo Forestale: «Dove in futuro vorrei restare e poi mi piacerebbe insegnare nuoto ai bambini».
Insegnare o allenare?
«No, no, allenare per adesso non è nelle mie intenzioni. Ci sono equilibri e rapporti complicati da mantenere soprattutto quando si avvicinano le grandi manifestazioni. Lo vedo con Mirko (Nozzolillo, il suo allenatore qui a Roma, ndr) e non mi immagino in quel ruolo lì: siamo un gruppo abbastanza ristretto ma non è per niente facile segare tutti nello stesso modo».
Con i bambini invece…
«Mi piacciono, vorrei trasmettere anche la mia passione per il nuoto, è il mio mondo».
Il nuoto o ti piace o non ti piace.
«E’ uno sport difficile, in passato ho avuto momenti di crisi ma li ho sempre superati. Vedevo le mie amiche fare sport di squadra, giocare più che allenarsi. Il nuoto è un’altra cosa. Ma a casa mi hanno sempre spronato a continuare e oggi sono ancora qui».
In che modo?
«Beh, anche con qualche trucchetto da genitore: se a metà anno ero un po’ più stanca del solito, a casa mi dicevano che comunque avevano pagato fino a giugno e che avrei potuto ripensarci alla fine della stagione. Poi tornavo sempre».
E’ difficile trovare stimoli a 29 anni?
«Nelle ultime due stagioni, da quando mi segue Mirko, ho trovato la forza per continuare: i chilometraggi sono diminuiti, gli allenamenti sono più divertenti. Non nego che l’idea, dalla prossima stagione, sia quella di ridurre un po’ gli allenamenti per trovare il tempo di fare altro. Al momento, comunque, i risultati vengono e questo mi fa piacere. L’obiettivo di centrare la qualificazione per Rio, poi, aggiunge altri stimoli: la testa conta quanto il fisico. Sarebbe la mia seconda Olimpiade».
Un futuro da indossatrice?
«Non esageriamo, è vero invece che ho un legame particolare con il mio sponsor, la Impera. E’ un marchio giovanissimo, nato appena l’anno scorso. Con loro ho un rapporto che va al di là di quello professionale»
Perché?
«Non è un’azienda che mi fornisce il materiale e basta, mi ha coinvolto anche sulla qualità dei costumi, facendomi testare un tessuto piuttosto che un altro e facendo prove di vestibilità. Ma non sono un’indossatrice, ho dato solo un parere tecnico. La cosa mi ha fatto piacere perché comunque c’è qualcosa di mio in quei costumi. E poi…»
Prego.
«Beh, le grandi marche si legano giustamente ai nostri grandissimi campioni. Io so di non essere come una Pellegrini o come Paltrinieri ma dietro i nostri risultati c’è grande sacrificio, né più né meno come fanno loro. E’ bello che un’azienda ti cerchi e ti coinvolga nelle loro cose anche se non sono un’atleta di primissimo piano».
Non sarà di primissimo piano, però i record italiani dei 50 e 100 dorso sia in vasca lunga che in vasca corta sono suoi. E Rio è lì a un tiro di schioppo.
