“12 minuti”, il libro dedicato alla tragedia di Brema 1966: venerdì l’anteprima
BOLOGNA – Era una serata del 1966, fine gennaio. l’Italia si stringeva intorno al piccolo schermo per la seconda serata di Sanremo, edizione numero 16. Ma la diretta si interrompeva per l’arrivo di un giornalista che annunciava la caduta di un aereo tedesco diretto a Brema: nessun superstite. Come spiega Dino Buzzati in un testo a commento della tragedia, la prima sensazione era che la lista delle vittime “avrebbe allineato i nomi Bauer, Adler, Ritter, Stolz, Hofer, Schroffenegger, eccetera”. Poco dopo, arrivava il macabro aggiornamento: “la lista delle vittime allineava anche i nomi De Gregorio, Rora, Bianchi, Chimisso, Massenzi, Longo, Samuele, Costoli, Sapio. Si è saputo che erano i campioni della squadra italiana di nuoto, tutti giovanissimi, e tra di loro c’erano tre ragazze dai ventuno anni in giù”. Si intitola 12 minuti il libro scritto da Francesco Zarzana – edito da Progettarte, 168 pagg € 18 - dedicato alla sciagura aerea del 28 gennaio 1966, quando un aereo delle linee aeree interne tedesche precipitava con sette atleti della Nazionale italiana di nuoto a bordo - quattro ragazzi e tre ragazze – e con il loro allenatore e un giornalista della Rai. Le vittime erano la bolognese Carmen Longo, la romana Luciana Massenzi, la milanese Daniela Samuele, il triestino e capitano della nazionale Bruno Bianchi, il veneziano Amedeo Chimisso, il romano Sergio De Gregorio, il torinese Dino Rora. Con loro, l’allenatore Paolo Costoli e il giornalista Rai Nico Sapio. Andavano in Germania per partecipare a una gara internazionale, non ci furono superstiti su quel volo. Ma la Nazionale italiana su quell’aereo non doveva esserci: il volo fu “acchiappato” per un ritardo di 12 minuti nella coincidenza a Francoforte. Un maledetto ritardo. A questo episodio drammatico per lo sport italiano, assimilabile al disastro di Superga che ha sterminato il grande Torino, Francesco Zarzana ha dedicato anche una docu-fiction, Fra le onde, nel cielo, uscita 10 anni fa, nei 50 anni dalla catastrofe. Dieci anni dopo torna con un libro che uscirà venerdì 24 aprile e si presenta in anteprima nazionale a Bologna venerdì 17 aprile, alle 18.30 nella sede della Casa delle Associazioni al Baccarano (via Santo Stefano, 119/2): l’evento è promosso da Rari Nantes Bologna, nell’ambito delle iniziative per gli 80 anni della Società sportiva, in collaborazione con l’Associazione Progettarte e con l’Associazione Italiana Cultura Sport, Comitato di Bologna. Al centro della serata il dialogo dell’autore, Francesco Zarzana, con Ivan Zazzaroni, direttore del quotidiano Corriere dello Sport–Stadio. La partecipazione è aperta al pubblico, info https://www.rarinantesbologna.org/rnb/.
12 minuti, Brema 28 gennaio 1966
«Dodici minuti. Tanto bastò per cambiare per sempre la storia di sette giovani atleti e dello sport italiano». Carmen Longo, Luciana Massenzi, Daniela Samuele, Bruno Bianchi, Amedeo Chimisso, Sergio De Gregorio, Dino Rora. Ragazzi con una straordinaria voglia di vivere. Con loro, l’allenatore Paolo Costoli e il giornalista della Rai Nico Sapio, perché per la prima volta una gara di nuoto arrivava in Eurovisione nelle case degli italiani. Quei drammatici momenti e cosa ne seguì sono raccontati nel libro non solo dall’autore, ma anche da chi li ha conosciuti e se li porterà sempre nel proprio cuore. 12 minuti è un grande lavoro di memoria dell’autore su questi atleti scomparsi prematuramente che erano campioni, ma erano anche giovani che stavano dando tanto allo sport e si aspettavano ancora tutto dalla vita. Ci sono poi le testimonianze di chi ha conosciuto quegli atleti, dei parenti, degli amici. Nel libro parlano Roberto Chimisso fratello di Amedeo, Luciana Sirveni compagna di banco di Carmen Longo, l'ex azzurra di nuoto Elisabetta Fusi, Stefania Dennerlein figlia dell'allenatore Bubi che doveva essere su quell'aereo ma non andò, l'olimpionico Franco Del Campo. E scorrono anche le testimonianze, inedite e straordinarie, di Pier Pasolini e Dino Buzzati: il primo due giorni dopo la sciagura si presentò negli studi della Rai, nella trasmissione Sprint, lui che era sempre molto schivo nelle uscite pubbliche. Il suo intervento destò molta impressione per quanto, con passione e commozione, si disperò davanti alle telecamere. «Che cosa possiamo dire di fronte a cose di questo genere, all’ultima disgrazia di Brema, a quella di Superga e a tante successe in questi ultimi anni - dichiarava Pasolini con forte struggimento - Non c’è niente da fare, se non disperarsi perché non c’è nessuno da incolpare. Non c’è niente da chiamare in causa. Ho interrogato a una a una le facce di questi giovani nuotatori morti. E ho ricordato anche le facce dei giocatori del Torino. Ebbene, spesso succede che nelle facce delle fotografie pubblicate dai giornali il giorno dopo qualche tragedia di questo genere si senta qualcosa, come un presagio della morte, un’ombra dolorosa. E invece qui no. Le facce di questi giovani nuotatori non fanno presagire assolutamente nulla. Non soltanto esse dimostravano un completo, totale abbandono alla vita, alla vita come forza, gioventù, vitalità, tutte le qualità bellissime che possedevano, ma si sentiva anche un amore più umile. L’amore per la vita di tutti i giorni, per un futuro di cittadini onesti». Un commento coevo dello scrittore e giornalista Dino Buzzati, così annotava: «De Gregorio, Bianchi, Rora, Chimisso, la Massenzi, la Longo e la Samuele non erano famosi, anche se erano i più bravi. Chi in Italia si interessa di nuoto? Abbiamo il mare da tutte le parti, ma semplicemente sapersi tenere a galla è una specie di rarità. Non erano famosi e neanche ricchi. Anche se avessero vinto tutte le gare non avrebbero guadagnato un soldo. Erano i puri, gli asceti dello sport, i candidi e generosi, con la faccia ancora da bambini. Una volta, per malattia, di giovani ne morivano di più. La Morte, aggirandosi nel giardino, faceva la scelta qua e là. Ma non succedeva che, in anni di pace, strappasse via tutti insieme i fiori di una intera aiuola». Francesco Zarzana, scrittore, drammaturgo e regista, è autore di 15 libri, di cui due pubblicati in Francia. Per il teatro ha diretto sette opere e scritto dieci testi, di cui tre in francese e uno in quattro lingue (italiano, francese, inglese e spagnolo). Per il cinema ha scritto e diretto quattro lungometraggi, di cui uno proiettato al Festival di Cannes nel 2016, tre documentari e cinque cortometraggi, ricevendo premi e consensi a livello internazionale. È fondatore e curatore del festival letterario Buk Festival. Ivan Zazzaroni, Direttore del Corriere dello Sport – Stadio, ha iniziato la sua carriera giornalistica alla Gazzetta dello Sport. Da 16 anni è giudice di “Ballando con le stelle”, è opinionista di “Pressing”, su Italia 1. Ha vinto una trentina di premi fra i quali il Beppe Viola, il Giuseppe Prisco, il Gino Palumbo, due volte il Paolo Valenti, il Nereo Rocco, il Niccolò Galli e due volte il Tommaso Maestrelli. Ha firmato le biografie di Roberto Baggio Una porta nel cielo (TEA) e Pantani un eroe tragico (Mondadori) dal quale è stato tratto un film per Rai1. Dal 2005 conduce con Fabio Caressa il programma “Deejay Football Club” su Radio Deejay.