Italnuoto, il modello è unico

Dietro la cavalcata trionfale di Roma un lavoro avviato più di dieci anni fa
Italnuoto, il modello è unico© LAPRESSE
Paolo de Laurentiis
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ROMA - A volte una metafora vale più di qualsiasi argomentazione tecnica. Cesare Butini, dt azzurro, ne usa poche ma buone: a Tokyo sintetizzò lo stupore degli atleti di fronte alla realtà olimpica con l’effetto Fontana di Trevi. Ora che bisogna in qualche modo capire cosa c’è dietro i successi in serie dell’Italnuoto, getta le sue reti: «Abbiamo puntato sui pescatori e non sui pesci».

Pesci e pescatori

Dove il pesce è il campione, il pescatore è il tecnico. «Un talento ti capita ma se lavori sulla crescita dell’allenatore, allora sarà lui in futuro ad avere le competenze per formare altri atleti di livello e magari individuare nuovi talenti». Facile no? Ma una cosa del genere non si mette in piedi dall’oggi al domani e - soprattutto - ci vuole tempo per raccogliere. Cosa che non tutti sono disposti a fare. L’Italnuoto ha cominciato dieci anni fa, con una scelta precisa, di quelle che alla lunga incidono: «Far entrare in contatto diretto l’attività della Nazionale con il SIT (il Settore Istruzione Tecnica, ndr) a quel punto i giovani allenatori hanno avuto l’opportunità di lavorare non solo sulla teoria ma anche sulla pratica»

Modello in evoluzione

Chiedersi se tutto questo è replicabile in altre realtà ha poco senso: «Perché è un lavoro protratto nel tempo e in continuo adattamento. È impossibile riprodurre questo modello altrove, anche perché questo stesso modello si evolverà ancora. Sono direttore tecnico dal 2012 e in dieci anni è cambiato il mondo, è cambiato l’approccio con i ragazzi, è cambiato il nuoto. In passato si poteva nuotare davvero solo a Verona e oggi, grazie al lavoro fatto con i tecnici, con le società con i centri Federali, si nuota in tutta Italia e questo fa la differenza». Coinvolgere senza invadere è un altro mantra della gestione Butini: «La Federazione interviene quando è necessario, io per primo mi muovo spesso per verificare sul campo qual è la situazione. Offriamo soluzioni soprattutto quando si parla di spazi acqua»

Elasticità

L’elasticità è la parola chiave. Un paio di esempi: il “primo Paltrinieri” aveva bisogno di un Centro Federale (Ostia) dove vivere, allenarsi, crescere. Il Paltrinieri maturo ha fatto scelte radicalmente diverse senza problemi, perché è cambiato lui e sono cambiate le sue esigenze. E ancora: Thomas Ceccon, primatista del mondo dei 100 dorso. Si allena a Verona, nella piscina del Centro Federale, senza però farne parte. Continua a lavorare con il suo allenatore (Alberto Burlina), ha a disposizione la struttura e “l’investimento” della Fin è stato sul tecnico oltre che sull’atleta. Sarebbe bastato un attimo per imporre a Ceccon un allenatore federale. Ma quanto sarebbe durata? Invece è successo il contrario: è il tecnico di Ceccon che, oltre a seguire il suo atleta, viene coinvolto in tavoli di lavoro comuni dallo staff azzuro. Per crescere ancora e, più alla lunga, creare un linguaggio tecnico comune con tutti gli altri colleghi. È per questo che oggi il nuoto può contare su un gran numero di allenatori giovani, preparatissimi, al fianco dei grandi nomi che hanno fatto la storia recente di questo sport (Morini, Rossetto, solo per citarne due).

Rotta su Parigi

E ora? Cosa si può migliorare da qui a Parigi: «Intanto dobbiamo riprendere il progetto pre Covid dei raduni di settore (incontri con i tecnici degli atleti che nuotano la stessa specialità, ndr) bisogna fare in fretta perché alle selezioni per i Giochi mancano 18 mesi». Il futuro più lontano si vedrà: «Personalmente ho cercato sempre di coivolgere tutti e tenere legate fra loro anche figure diverse perché penso che il mio ruolo sia questo. Ecco, chi verrà dopo di me dovrà lavorare soprattutto sui rapporti con le altre persone. Perché nel mondo di oggi l’imposizione funziona poco»


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