"Il padel presto alle Olimpiadi": la speranza di Enric Sanmarti

Lo spagnolo vice-campione del mondo 2002, sul tetto d'Europa nel 2003, racconta l'evoluzione di questo sport
"Il padel presto alle Olimpiadi": la speranza di Enric Sanmarti
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ROMA - Enric Sanmarti, classe 1982, nato a Barcellona, rappresenta un pezzo di storia del padel iberico. Vicecampione del mondo con la Spagna nel 2002, campione d’Europa nel 2003, attualmente numero 1 catalano e campione di Catalogna per 13 volte. Lo incontriamo per farci raccontare la sua storia nel padel: «Ho giocato il circuito professionistico dal 2000 al 2007, ma a quei tempi il padel non aveva la cassa di risonanza di ora. Dal 2010 in poi con Adrian Biglieri abbiamo giocato qualche torneo ottenendo buoni risultati, ma già da anni ho il mio lavoro fisso a Barcellona e gioco quindi il circuito catalano nei weekend». Enric è cresciuto nel Real Club de Tenis Barcelona 1899, dove sono passate tante stelle del tennis: «Proprio così, qui sono cresciuti anche Nadal, Moya, Costa, Mantilla, Feliciano Lopez, Robredo, Marc Lopez, Alcaraz, Arantxa Sanchez e Conchita Martinez. Ma anche nel padel ci siamo fatti valere. Hanno fatto parte della nostra squadra Cristian Gutierrez, Juani Mieres, Uri Botello e ora Tonet Sans. È interessante vedere come gli ex tennisti professionisti passano a giocare a padel». Enric è diventato celebre per la sua bandeja, da molti ritenuta la più spettacolare al mondo: «La bandeja è il mio colpo preferito, quello che più mi caratterizza. Anche se oggi non si usa così tanto come prima. La chiave sta nell'allineare la spalla e non lasciare cadere la racchetta dopo avere colpito la palla».

Sanmarti racconta l'evoluzione del padel

Da oltre 20 anni dell’élite del padel, Enric ci racconta quanto è cambiato questo sport: «Oggi si gioca a un'altra velocità, lo smash o i colpi in sospensione fanno vincere molti punti, la bandeja di una volta è praticamente scomparsa. Ora molti giocatori vanno a bloccare lo smash dell'avversario, prima invece rimanevano indietro e cercavano il contrattacco. A livello fisico, i giocatori attuali sono molto ben preparati. Infine a livello organizzativo c’è stato un salto di qualità enorme. I più forti? Senza dubbio Bela e JM Diaz, ho sfiorato due volte la vittoria ma erano praticamente imbattibili!». Padel come sport olimpico. Sono in tanti ormai a crederci: «Sono convinto che questo giorno non è lontano – conclude il vicepresidente della Federazione Catalana –. Ha tutti gli ingredienti per esserlo e dopo tutto ciò che mi ha dato questo sport, mi auguro di vederlo presto alle Olimpiadi».

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