Europei Pallanuoto, intervista esclusiva a Campagna: "L’Italia ripartirà dai giovani"
ROMA - Cadere. Rialzarsi. Guardare oltre, al prossimo obiettivo. Portando in alto sempre i colori italiani. Sandro Campagna riparte assieme al suo Settebello. Dopo le delusioni dell’Olimpiade di Parigi e del Mondiale di Singapore si apre l’ennesimo capitolo della storia azzurra. Diciotto anni di panchina più i sette da giocatori, il secondo allenatore più longevo dello sport italiano (Pozzo ha allenato l’Italia per 19 anni) a 62 anni ecco l’Europeo di Belgrado (10-25 gennaio).
Come riparte l’Italia, come riparte Campagna?
«Con l’entusiasmo di sempre. Le delusioni come le incomprensioni fanno parte del gioco, della vita. L’importante è avere la forza di superare i momenti bui. Da giocatore come da allenatore ho sempre reagito alle batoste, non è importante quante volte si cade, ma la velocità con cui ci si rialza».
Lei è stato messo anche in discussione, ci sono stati dei confronti accesi con alcuni giocatori, cosa si è detto con il presidente Barelli?
«Sono andato davanti a lui, come a tutto il Consiglio Federale con grande schiettezza e disponibilità. C’è stato un confronto, ma ho avvertito subito grande fiducia, che spero di ripagare. Sono molto sereno e motivato».
È un’Italia nuova, ci sono stati dei tagli importanti
«Lo sport vive di cicli, abbiamo fatto un’analisi. Quella squadra aveva una media età di 29 anni e mezzo, improponibile all’Olimpiade di Los Angeles, sarebbe salita a 34, non avrebbe retto un ritmo alto di tante partite in pochi giorni».
Dunque un discorso di carta d’identità?
«C’è stato un rinnovamento necessario a prescindere dalle varie discussioni».
Ha chiuso la porta agli esclusi?
«Assolutamente no, a ridosso dell’Olimpiade se ci sarà qualche ragazzo di esperienza che ci potrà dare qualità perché no, in passato è sempre stato così. Porta aperta a tutti».
Che gruppo è questo?
«Quando si riparte con nuovo ciclo da una parte c’è entusiasmo, dall’altra bisogna capire il gioco e compattare gruppo, ma devo dire che tutti sono partiti con il piede giusto, stiamo inserendo diversi giovani da svezzare. Il percorso è graduale, sono fiducioso».
Tre esordienti come Antonucci, Carnesecchi e Balzarini, l’Italia nonostante tutto sforna nuovi talenti.
«Questo grazie al lavoro continuo dei nostri club, con cui c’è una bella collaborazione, ci confrontiamo molto, si sta alzando la qualità dei ragazzi in serie A1, il loro utilizzo continuo è importante».
Andiamo a Belgrado con quali speranze?
«Ci sono realtà che hanno un gioco solido come Spagna, Croazia e Grecia, poi Ungheria, che però ha perso qualche pedina importante, Serbia, che gioca in casa, e Montenegro, realtà giovane ed emergente. Siamo a due anni e mezzo dai Giochi Olimpici, gli equilibri possono cambiare perché magari chi sta facendo ora quel cambio generazionale può crescere e farsi trovare pronto. Bisogna avere una certa visione delle cose».
E con questo nuovo sistema di gioco gli equilibri sono sempre gli stessi?
«Le nazionali che hanno centroboa e difensore forte sono molto competitive, oggi giocando a 25 metri c’è meno nuoto e più contatto: il gioco è cambiato, diciamo che noi con Bruni, Gianazza e Del Basso al centro possiamo dire la nostra, poi sugli esterni e nei tiratori siamo sempre stati competitivi».
Dai test match con Ungheria e Montenegro che tipo di indicazioni sono arrivate?
«L’approccio è stato molto positivo, ma le partite vere sono un’altra cosa. Adesso si andrà in Bosnia, il livello si alzerà. All’Europeo partire con il piede giusto sarebbe molto importante per il morale».
Che Settebello dovremo aspettarci?
«Una squadra che darà del filo da torcere, vogliamo far capire a tutti che ci siamo».
Eravamo abituati a una squadra che faceva sognare, gli ultimi risultati hanno gettato una patina d’ombra.
«Sono certo che l’Italia tornerà a splendere, a prescindere da chi ci sarà. Il Settebello ha sempre trascinato e regalato emozioni. E lo continuerà a fare».
Cosa si aspetta dal 2026?
«Salute per tutti».
