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Rugby, l'incubo Presutti mette pepe nei play-off

© BARTOLETTI

Via alle semifinali. Il favoritissimo Rovigo a Roma ritrova il coach che "uccise" i suoi sogni

 Francesco Volpe

venerdì 15 maggio 2015 19:55

A Pasquale Presutti, vecchio cuore petrarchino, lo scherzetto è già riuscito quattro anni fa. Prima finale scudetto dell’era celtica, al “Battaglini” di Rovigo. Polesani non favoriti… di più. E infatti vinse il Petrarca (18-14), sprofondando la città più ovale d’Italia in uno psicodramma che dura ancora. Sono ben 25 anni che Rovigo rincorre lo scudetto. Dai tempi del caschetto biondo di Naas Botha, mito degli Springboks nell’era dell’apartheid. Tanti proclami, milioni di euro spesi, tre finali perdute e un pugno di mosche in mano. Questa, assicurano, è la volta buona. Rovigo è uno squadrone che ha quasi asfaltato la regular-season dell’Eccellenza. Due sole sconfitte in 18 partite, l’ultima il 20 dicembre a Mogliano: cinque mesi fa! Mischia intrattabile, mediana di qualità (Rodriguez-Bronzini), linea arretrata fisica (Majstorovic-Van Niekerk) e veloce (Ngawini-Bortolussi), un calciatore affidabile (l’estremo Basson). Solo che il destino, cinico e baro, s’è divertito a piazzare sulla strada dei Bersaglieri rossoblù proprio il loro peggior incubo: Pasquale Presutti, appunto.

GUSTO - Abruzzese di Trasacco, 65 anni, ex pilone, Presutti ha predicato rugby in Veneto per trent’anni e tre stagioni fa è tornato a sud della linea Gotica per prendere le redini delle Fiamme Oro, fresche di promozione in Eccellenza. Beh, in tre stagioni il XV della Polizia ha scalato la classifica, approdando per la prima volta ai play-off. Quarta in classifica, 42 anni dopo. “Non partiamo sicuramente da favoriti – riconosce Presutti, che a fine stagione dovrebbe lasciare le Fiamme – ma ci siamo preparati bene e l’approdo ai play-off non lo vediamo come un punto d’arrivo, bensì come uno stimolo a fare ancora meglio. Ce la giocheremo come sempre fino alla fine, anche perché per noi, e per me, giocare contro il Rovigo ha sempre avuto un gusto particolare. In campionato abbiamo perso entrambi gli incontri (10-19 e 29-34; ndr), ma a chi mi dice che non c’è due senza tre io rispondo: speriamo di no!”. La mischia non è male, la mediana men che meno (Canna è l’unica apertura italiana del campionato e il prossimo anno giocherà con le Zebre in Celtic) e il calciatore (Benetti) è di quelli che ti fanno passare la voglia di fare fallo.
Appuntamento domani (sabato) a Ponte Galeria, caserma Gelsomini (ore 18) per l’andata di una semifinale tutta da vivere.

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