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Rugby, ecco Padovani l'ultimo dei panda

Rugby, ecco Padovani l'ultimo dei panda
© Bartoletti

Oggi Irlanda-Italia (ore 14.30). Dopo Canna, tocca al veneziano: la Nazionale riscopre i registi di scuola italiana che parevano ormai estinti

 di Francesco Volpe

sabato 12 marzo 2016 12:47

Udite, udite, sono tornati i panda. O se preferite, i rinoceronti neri. Specie scomparse o a rischio estinzione. Come i mediani d’apertura di scuola italiana. In sedici anni di Sei Nazioni, zero o quasi. A contarli, avanzavano le dita. Scanavacca, Marcato e, per qualche comparsata, Mazzariol e Bocchino. Poi una litania di promesse bruciate prim’ancora di accendersi. Ed ora, nel giro di un mesetto, due numeri 10 titolari nati e formati in Italia. Troppa grazia.
La rivelazione Carlo Canna, 23 anni, è stata appiedata da un infortunio muscolare? Poco male, si scalda Edoardo Padovani, 22. Oggi nell’antro dell’Aviva di Dublino tocca a lui. Ventisei minuti contro Inghilterra e Scozia. Spiccioli. Il tempo di deglutire l’emozione e farsi poi rasare a zero come da imprescindibile “matricola” azzurra. Stavolta dentro sin dall’Inno di Mameli, in faccia a Jonathan Sexton, il miglior regista d’Europa. Niente male per un ragazzo che un anno fa era stato spinto sull’orlo del ritiro da una forma di necrosi all’anca destra. Delicato intervento, quattro mesi di convalescenza e porte riaperte sul futuro. Certo, schierandolo dall’inizio in una Nazionale a dir poco rabberciata e con un mediano di mischia (Palazzani) che alle Zebre gioca per lo più estremo, il c.t. Brunel non lo mette nelle condizioni migliori per esprimersi. «Padovani e Palazzani sono compagni alle Zebre, si conoscono e hanno l’abitudine a giocare insieme - ha sostenuto il c.t. in sede di presentazione - La scelta è stata fatta anche in rapporto a questa situazione». In realtà i due quest’anno hanno fatto coppia per la miseria di 120 minuti, una partita e mezzo... Tant’è.
«Edo ha qualità - garantisce Gianluca Guidi, che lo allena a Parma - Io lo portai alla Churchill Cup con l’Italia A che aveva 18 anni e faceva ancora il mediano di mischia. La concorrenza con Canna e Haimona gli ha fatto bene. Sembra lento, ma ha coraggio e attacca bene la linea. Certo, difetta d’esperienza e praticamente non gioca da un mese, ma dategli fiducia».
 
DUE STRADE - Se Canna è figlio del campionato (Benevento, Gladiatori Sanniti e Fiamme Oro prima delle Zebre), Padovani è il prodotto della nuova filiera federale (Mogliano, Accademia, di nuovo Mogliano e poi Zebre). Segno che tutte le strade portano all’alto livello, se si hanno testa e qualità. «Due aperture di formazione italiana al Sei Nazioni dimostrano che c’è un lavoro alle spalle e che, se le franchigie vengono gestite in funzione della Nazionale, qualcosa producono - rimarca Guidi - Canna e Padovani non vengono dal nulla. Quest’anno hanno messo insieme 600-700 minuti in Celtic, hanno gestito partite che le Zebre hanno vinto, si sono rivelati l’uno la fortuna dell’altro, perché in allenamento si stimolano a vicenda. Gli abbiamo dato una chance, l’hanno colta».
 
OSHO E RADIOHEAD - Veneziano, Padovani ha scoperto il rugby a sette anni, portato al campo di Mogliano da Giovanni Benvenuti, il fratello dell’azzurro Tommaso. «“Vieni, ci si diverte”, mi disse. Mi sono divertito, eccome» ha confidato qualche tempo fa Edo. Prima di lui in casa aveva giocato il fratello Giacomo, più grande di sei anni, che oggi fa il barman a Bath, in Inghilterra. «L’idea sarebbe di aprire un wine bar insieme» confida Edoardo. Impostato come mediano di mischia, è cresciuto... troppo (1.89) e a 17 anni l’hanno riprogrammato: apertura o estremo. Con il Mogliano ha vinto da protagonista un clamoroso scudetto. Poi si è trasferito a Parma, alle Zebre, dove ha conosciuto Chiara, studente in zoologia.
Appassionato di musica (Radiohead su tutti, poi Pink Floyd e Doors), suona la chitarra e le tastiere. Con i compagni ingaggia infinite sfide alla playstation, ma per caricarsi prima di una partita si rifugia nelle parole di Osho, maestro spirituale indiano. In famiglia l’hanno sempre incoraggiato. Mamma Emanuela, designer di interni, è una sua sfegatata tifosa, persino più di papà Italo, agente di commercio. Edo, come Canna, è cresciuto nel mito di Stephen Larkham, la formidabile apertura dell’Australia campione (1999) e vicecampione (2003) del mondo. Almeno nel fisico lo ricorda. Per il resto, pazientare.

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