L'Italia del rugby, le sconfitte a testa alta e le sue passioni: Tommaso Menoncello dice tutto

l giovane fenomeno della palla ovale azzurra si sbilancia: "Penso, spero e credo che vinceremo il Sei Nazioni entro due anni"
Chiara Zucchelli
6 min

Nella Nazionale di rugby si è detto per anni - e un po’ ancora si dice -: è la squadra delle sconfitte a testa alta. Tanta passione, tanto cuore ma anche tante partite senza vittoria. Tommaso Menoncello ha 23 anni, gioca a Treviso, andrà in Francia, a Tolosa. È il giocatore più forte e completo d’Italia, tra i primi al mondo e non ama fare interviste: «In quelle a caldo riesco a lasciarmi andare che ho ancora l’adrenalina da gara, ma ho capito che devo fare anche le altre».  

È vero che non ne potete più di essere definiti quelli delle onorevoli sconfitte? 
«Per prima cosa non è più così perché stiamo facendo un percorso importante. E poi non la vedo come una cosa negativa perché diamo tutto in campo, ci mettiamo passione. Non si può giudicare solo dai risultati». 

Lei però è ambizioso. 
«Tanto, tantissimo». 

Visto che di lei parla mezza Europa, pronto a smentire o confermare tutto quello che è stato detto negli ultimi mesi? 
«Prontissimo, zero problemi». 

Vive ancora con i genitori a Treviso. 
«Falso, ho comprato casa». 

Se non avesse fatto il rugbysta sarebbe diventato calciatore. 
«Vero: avrei continuato a giocare a calcio perché da piccolo quello facevo, poi la mia squadra è fallita e mio padre mi ha portato a provare il rugby. È stato amore a prima vista. Non so a che livello sarei arrivato, ma sarei stato uno sportivo». 

Mentre stiamo parlando qui nel ritiro della Nazionale a Torino, il ct Quesada ride perché dice che con il pallone rotondo non è così bravo come con quello ovale. 
«Diciamo che ho perso un po’ il ritmo rispetto a quando ero un difensore centrale…». 

Si sente tra i primi 10 giocatori al mondo, come hanno scritto in Sud Africa? 
«No». 

E in Europa? 
«Sì, vero». 

In un’intervista avrebbe detto: “Peccato non essere nato in Nuova Zelanda”. Poi però avrebbe chiesto di cancellare la risposta. 
«Ma dai no, assolutamente no. Ma chi lo ha detto? Non solo non sono parole mie, ma non le ho mai pensate». 

È appassionato di motori e videogiochi. 
«Verissimo». 

Vorrebbe conoscere Sinner e tifa Juve. 
«Mi piacerebbe incontrare Jannik e mi dispiace che quando eravamo a Torino non sono riuscito a vederlo alle Finals. La Juve? Simpatizzo». 

È convinto che l’Italia possa vincere il Sei Nazioni in un paio d’anni. 
«Sì, questa è proprio vera. Ci penso, ci spero, ci credo. Magari ci vorrà più tempo, ma ce la faremo». 

E il Mondiale? 
«Più complicato. Ora ci saranno i sorteggi e noi saremo in seconda fascia, ce lo siamo meritato». 

Dopo Treviso ci sarà Tolosa? 
«Non posso rispondere». 

Però può dirci se il campionato francese è il migliore al mondo.
«Sì, è il più competitivo». 

E lei vuole diventare il miglior centro a livello mondiale. 
«Lo dicevo prima: sono tanto ambizioso, è qualcosa a cui penso. Sono giovane e so che devo imparare, ma so anche quali sono le mie qualità». 

Molti club hanno fatto di tutto per convincerla a lasciare l’Italia, è stato trattato da top player: non pensa che la Nazionale sia sottovalutata?  
«Un po’ sì, ma adesso stiamo prendendo credibilità, dimostrando cose importanti. Forse dovrebbe esserci un po’ più di rispetto per noi, all’estero soprattutto. In Italia, siamo apprezzati per la passione che mettiamo». 

Però ci sono anche un po’ di frecciatine quando si parla di voi. 
«Chi vede solo i risultati è difficile che possa dare un giudizio completo. Ma è una mentalità che dobbiamo cambiare, anche al nostro interno. C’è solo un modo: vincere». 

È vero che non ha un idolo? 
«Sì, ho avuto un modello come Sonny Bill Williams ma non mi ispiro a nessuno». 

In futuro farebbe un reality? 
«Sì, vero, più in là chissà. Ma meglio Pechino Express del Grande Fratello». 

I tortellini sono sempre il suo piatto preferito? 
«Certo». 

Ed è sempre convinto di voler fare l’allenatore in futuro? 
«Non so, però vorrei rimanere nello sport. Il rugby è la mia vita». 

Stadio preferito al mondo? 
«L’Olimpico e lo Stade de France a Parigi. L’Italia al Flaminio la ricordo poco. Per me l’Italia è sempre stata solo l’Olimpico, con un campo spazioso e tanti tifosi». 

Un’altra frecciatina: l’Italia riempie lo stadio perché gli stranieri arrivano a Roma sicuri di vincere. 
«Io sento i tifosi italiani e basta, ci spingono sempre». 

È stato eletto MVP del Sei Nazioni nel 2024: ci riprova? 
«Assolutamente sì». 

È vero che si sposa? 
«Sono fidanzato con Anna, ma per adesso no». 


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