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Bergamasco, il record prima dell'addio

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Domani contro il Galles, il terza linea azzurro diventerà il più longevo giocatore nella storia del Sei Nazioni

 Francesco Volpe

venerdì 20 marzo 2015 21:34

Prima la notizia, poi i record. Mauro Bergamasco lascia il rugby. Non oggi, e neppure domani, visto che partirà titolare contro il Galles. Ma l’orizzonte non è più infinito. «Questa è la mia ultima stagione. Se mi convocano, arrivo alla Coppa del Mondo; sennò lascio a giugno. E’ una decisione che ho maturato negli ultimi mesi. Sento che è il momento. Non saprei dirvi perché, so solo che è il momento».
    Saluta da vincitore, non da sconfitto. Ha quasi 36 anni ed è ancora nel giro della Nazionale. Da protagonista. E’ caduto mille volte e mille volte si è rialzato. Indossa la maglia azzurra da 16 anni e 123 giorni (record) ed è l’unico superstite (altro record) tra quanti giocarono il primo Sei Nazioni, nell’ormai lontano 2000. I britannici l’hanno ribattezzato “The Survivor”, per noi è semplicemente Bergamauro. Una grande terza linea nella scia di guerrieri come Marco Bollesan e Massimo Giovanelli. Il primo giocatore veramente mediatico del rugby italiano. Più di Stefano Bettarello, che pure ha una targa sul “sentiero della gloria” nella città di Rugby; più di Diego Dominguez, che ci portò per mano tra le grandi.

LACRIME - Esordio in Nazionale a 19 anni, nelle gambe una sola partita in Serie A. Esordio nel Sei Nazioni a 20. Esordio sui giornali inglesi a 21. Sembra ieri. Murrayfield, una palla di recupero a metà campo, una galoppata a briglia sciolta di 50 metri, una meta entrata nella storia del rugby.
    «Non ho un bel ricordo del debutto nel torneo - rivela - Vincemmo, ma giocai male. Sono sempre stato molto esigente con me stesso e così quella giornata di gioia ha un retrogusto amaro. La corsa di Murrayfield fu un gesto di puro istinto, non pensai neppure per un atimo a cosa stavo facendo. Alla fine mi elessero uomo-partita e mi intervistarono. Non capii la domanda e risposi “Yes, of course” (sì, naturalmente; ndr). Seppi dopo che mi avevano chiesto se, dopo la mia meta, speravamo di vincere. Figuraccia evitata».
    John Kirwan lo schierò all’ala, Nick Mallett da mediano di mischia. A Twickenham!. Fu un massacro. «Nello spogliatoio, all’intervallo, piansi. Non mi era mai successo e non m’è capitato più. Ma per la Nazionale rifarei tutto. A casa ho una bella collezione di maglie con numeri strani. Le ho tenute tutte: 7, 9, 11, 14».
    Manca la 13, il ruolo cui è legato il suo ricordo più bello. «Italia-Galles al Flaminio, nel 2007. Dopo venti minuti si fa male Canale e il c.t. Berbizier sposta me secondo centro accanto a mio fratello Mirco. Beh, vincemmo in rimonta con una mia meta a pochi minuti dalla fine. Il massimo». Pochi mesi dopo lo rivediamo sotto il diluvio di Saint Etienne arringare una Nazionale che, in una partita stregata, aveva appena fallito i quarti della Coppa del Mondo. «Anche lì seguii l’istinto. Non ero il capitano, ma sentii di doverlo fare».

EREDI - Cresciuto a latte e rugby da papà Arturo, ex azzurro, e mamma Lorenza. Giovanili di Selvazzano e Petrarca, tre anni a Treviso (due scudetti), otto allo Stade Français (altri due), poi la crisi. Parigi lo “taglia” e lui rientra in Italia. Tra Aironi e Zebre, due stagioni sfortunate. Poche partite, tanti infortuni. Bergamasco non è più lui, Bergamasco è finito. Macché. Ha lavorato duro, è tornato più forte. E ha ritrovato l’azzurro e il Sei Nazioni. «Questo torneo è magico ed è entrato nella testa dei giocatori. C’è voglia di esserci, l’attesa di giocarlo. E’ il momento più eccitante della stagione, quello in cui ti metti maggiormente in gioco».
    E’ pronto a consegnare il testimone ai giovani con un consiglio: «Sorridete e divertitevi. Siete parte di un evento inimitabile e di uno degli sport più belli del mondo. Il nuovo Bergamasco? Non c’è. La maglia numero 7 non è già più mia da tempo. E’ di Simone Favaro, che se la merita. E per il futuro occhio a Renato Giammarioli, ha i numeri per riuscire». Sogna di lavorare con i bambini, da anni organizza campus estivi. Magari il nuovo Bergamasco se lo costruirà da solo.
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