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Sei Nazioni: inglesi, gallesi e il rugby in pericolo

Sei Nazioni: inglesi, gallesi e il rugby in pericolo
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Gli strascichi dell'ultima sfida di Twickenham, che ha deciso il torneo, rischiano di minare seriamente la credibilità di uno sport che fa dei valori la propria forza

 di Francesco Volpe

sabato 19 marzo 2016 11:26

INVIATO A CARDIFF
Mentre l’Inghilterra è in rotta per un Grand Slam che le manca dal 2003, il rugby viaggia verso l’autodistruzione. Non è stata una bella settimana per la palla ovale sull’asse Twickenham-Cardiff. I commissari di campo hanno avuto il loro bel da fare a margine dell’incontro che sabato scorso ha deciso il torneo. E come loro i giudici della Disciplinare del Sei Nazioni. Solo che i primi hanno fatto il proprio dovere, i secondi no, usando colpevolmente due pesi e due misure. Ma andiamo con ordine.

SCORRETTEZZE - Il pilone gallese Tomas Francis è stato citato per aver messo le dita negli occhi all’omologo inglese Dan Cole in una ruck. E’ stato giustamente sanzionato: 8 settimane di squalifica. Il pilone inglese Joe Marler è finito sotto processo due volte, per aver tirato una gomitata in faccia a Rob Evans mentre entrambi erano a terra, e per aver etichettato come “zingaro di m…” il gallese Samson Lee, che ha origini gitane. Beh, l’ha passata liscia in entrambi i casi. Nel primo i giudici non hanno ritenuto il fatto meritevole di un cartellino rosso (!), nel secondo si sono accontentati delle generiche scuse dell’interessato. Lacrime di coccodrillo.

PERICOLO - Un vero e proprio attentato ai valori del rugby. Cui il c.t. dell’Inghilterra, Eddie Jones, notoriamente simpatico come un appuntamento dal dentista, ha messo il carico da novanta, sostenendo che tutta questa gazzarra era stata creata ad arte per distogliere l’attenzione della sua squadra dall’obiettivo Grand Slam. “Come faccio a insegnare ai miei giocatori di undici anni i valori di questo sport di fronte a quello che hanno visto tra la partita di Twickenham e le decisioni della Disciplinare?” si è lamentato un coach gallese sul “Western Mail”, il quotidiano locale del Principato. Già, come può. Il rugby farebbe bene a interrogarsi perché a forza di difendere a tutti i costi i potenti sta imboccando una china terribilmente pericolosa.

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