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C'è doping tecnologico nei record maratona? Nike sotto accusa
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C'è doping tecnologico nei record maratona? Nike sotto accusa

Tutte gli ultimi record sono stati fatti con un modello dell casa statunitense che potrebbero non essere regolari. Restituiscono il 4% di energia come avessero una molla. Aperta un'inchiesta

Che si tratti di uomini o donne non ha importanza, l’elemento comune agli ultimi sette primati registrati sulla distanza regina sono loro, le scarpe. Che siano di primaria importanza e l’atleta debba sentirsele cucite addosso è un must ben riconosciuto, anche dagli amatori. Ma sarà proprio un caso che si tratti sempre di un prodotto del marchio Nike Sembrerebbe di no.

Già nel 2017, la Federazione Mondiale (Iaaf) aveva manifestato una certa preoccupazione e la volontà di indagare più a fondo su queste calzature, super reattive ed in grado, grazie ad una soletta ricurva in fibra di carbonio, di restituire una forte reattività. E’ abbastanza evidente che questa caratteristica permetta di risparmiare energia e, soprattutto nelle gare di resistenza, è persino dimostrato che la prestazione migliori del 4%. Non va dimenticato che, ufficialmente, “lo scopo delle scarpe da gara è quello di dare protezione e stabilità ai piedi ed una tenuta salda al terreno e, pertanto, non devono essere costruite in modo tale da dare agli atleti qualsiasi assistenza o vantaggio sleale”. Così recita il regolamento.

C'è doping tecnologico nei record maratona? Nike sotto accusa

Il livello di allerta su questo argomento si è alzato di nuovo lo scorso weekend (12 e 13 Ottobre), quando due fenomeni hanno inciso nella storia dell’atletica i loro nomi. Brigid Kosgei e Eliud Kipchoge, infatti, hanno fatto registrare, rispettivamente, il miglior tempo femminile All Time, ovver il record mondiale donne, e la prima prestazione al di sotto delle 2 ore anche se non certificata.

Tuttavia, questa volta la problematica è stata sollevata da diversi runner professionisti di tutto il mondo che si sono rivolti sia alla Athletics Integrity Unit che alla Iaaf, non convince affatto l'uso della fibra di carbonio a molla all'interno della suola. Quest’ultima ha affermato che “i recenti progressi tecnologici fanno sì che il concetto di assistenza sia stato oggetto di molti dibattiti nel mondo dell’atletica. La Iaaf ha istituito un gruppo di lavoro per esaminare il problema”. Tra gli esperti di casa nostra, Gianni Demadonna, ex maratoneta azzurro e oggi tra i manager di atleti più famosi e conosciuti a livello mondiale, avrebbe espresso la sua preoccupazione.

C'è doping tecnologico nei record maratona? Nike sotto accusa

Intanto vanno distinte le due situazioni, se Kipchoge ha compiuto una impresa che rimarrà negli annali per sempre ma che, tuttavia, non ha un carattere ufficiale in quanto non omologabile, il caso della Kosgei è più delicato, trattandosi, invece, di una gara ufficiale e di un primato omologabile.

Tuttavia, la scarpa di Kipchoge è anche unica al mondo. Una Nike Vaporfly Next% con un ulteriore airbag sull’avampiede. Si parla di doping tecnologico? Si attendono sviluppi, tutto può accadere, anche che il primato mondiale non venga ratificato.

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