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Coronavirus, il contagiato di Codogno è un runner

Il 38enne ha partecipato a una mezza maratona a Santa Margherita Ligure lo scorso 2 febbraio. I genitori: “Nostro figlio è gravissimo”. Tra le sue passioni anche quella del calcio: compagni di squadra e avversari in allerta

Coronavirus, il contagiato di Codogno è un runner

Il 38enne contagiato dal coronavirus e ricoverato a Codogno aveva partecipato a una mezza maratona il 2 febbraio a S.Margherita Ligure e il 9 aveva corso a Sant'Angelo Lodigiano con la sua squadra, come racconta all'ANSA il presidente dell'associazione. "Quando abbiamo capito che la persona contagiata era lui, stamani ho chiamato il 112 e mi hanno chiesto se stiamo tutti bene, dicendoci che verranno a casa a farci il tampone. Stiamo tutti e bene e siamo tutti a casa, ho fornito nomi di tutte le 40 persone che sono state a contatto con lui e aspettiamo di essere contattati".

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I genitori: “Nostro figlio è gravissimo”

"È molto grave, è intubato - dice il padre del 38enne in un’intervista a Fanpage -. Gioca a pallone, è un podista: fa di tutto, bicicletta, piscina, è una bestia alta così, 90 chili, ha una struttura forte. Nostro figlio è gravissimo. Siamo distrutti. È intubato, dorme, una cosa penosa”. I genitori sono in auto-quarantena: "Ci hanno detto di non uscire e di non fare entrare nessuno. Noi? Stiamo bene, non abbiamo nessun sintomo, ma non possiamo proprio dire che stiamo bene...", aggiungono in attesa di essere sottoposti agli esami del caso per sapere se sono stati contagiati.

È anche un calciatore

Il 38enne sabato scorso era sceso in campo con la sua squadra, la Picchio Somaglia, contro la Amatori Sabbioni, allo stadio di Madignano, in provincia di Cremona. Lo conferma, contattato telefonicamente dall'ANSA, un responsabile dell'equipe dilettantistica. Per quanto riguarda i compagni di squadra dell'uomo, "stiamo aspettando indicazioni dalla sanità, siamo stati tutti contattati e per il momento siamo tutti a casa”. "Siamo stati contattati questa mattina dall'Ats di Milano, ci hanno detto - racconta all'ANSA il dirigente della società - di tornare a casa dal lavoro e di metterci in quarantena a casa, di chiuderci in una camera ed evitare contatti con altre persone. Hanno voluto i contatti di tutti i giocatori e dirigenti che c'erano alla partita per contattarci singolarmente. Da quello che ho capito dovrebbero venire a farci il tampone a casa. Per quanto mi riguarda sono tranquillo, difficilmente dovremmo aver contratto il virus, non abbiamo avuto contatti diretti con la persona contagiata". Il dirigente non nasconde che "questa mattina quando mi hanno chiamato ero al lavoro e ho pensato a uno scherzo, poi ho chiamato l'allenatore dell'altra squadra e purtroppo mi ha confermato tutto. Ora, visto che abbiamo giocato il 15 febbraio, siamo tutti in malattia fino al 29”.

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