Cosa rimane di Roma e del suo maratoneta il giorno dopo?

E’ finita la prima edizione dell’Acea Run Rome The Marathon. Roma e il suo maratoneta come stanno il giorno dopo?
Cosa rimane di Roma e del suo maratoneta il giorno dopo?
Cesare Monetti
TagsACEA Run Rome The MarathonAce Run4RomeAlba Edition

 ROMA - Non vanno via dagli occhi le immagini dell’Acea Run Rome The Marathon che si è corsa domenica 19 settembre. Anche se Roma il giorno dopo la maratona è imprigionata come sempre nel traffico, nello stress, caotica e difficile, mentre domenica è stata per ore silenziosa e pensierosa nel buio, in una impaziente attesa di esplodere felice, emozionata, speranzosa e fiduciosa sulle note del Nessun Dorma all’alba, a quello scoccare benedetto e liberatorio delle 6.45 quando in migliaia hanno avuto le lacrime agli occhi e gagliardi sono partiti per andare a conquistarla. Era pulita, vera, nuda. E Roma forse oggi è qualcosa di diverso, sicuramente migliore. 

Sia chiaro. Roma è sempre lì, ci mancherebbe.

E’ eterna non a parole, ma per fatti veri. Da migliaia di anni.

Si dice che non è stata costruita in un giorno e la maratona è uno di questi giorni in più, di vita vissuta, di costruzione di questa meraviglia mondiale che non smette mai di stupire, che cambia nei secoli ma rimane in fondo fedele alla sua grandezza. Ma è migliore. I maratoneti hanno gettato il seme dell’energia e della leggerezza.

Roma si è concessa domenica in tutta la sua bellezza e lucentezza, ha accolto i maratoneti, gli ha cullati e fatti viaggiare nel tempo per 42km. Chilometri e secoli, la Roma repubblicana, imperiale, cristiana, medievale, rinascimentale, tra ristori e curve, tra tifo, musica e balli le ore son passate veloci. Il buio, l’alba, il sole abbagliante di fine estate, il Lungotevere, decine di monumenti, dalla Piramide Cestia al Circo Massimo, da Castel Sant’Angelo a Piazza Navona, da piazza di Spagna a Piazza del Popolo e tanto, tanto altro. Fino al Colosseo. Immenso. Lì davanti agli occhi negli ultimi 200 metri, quelli corsi con le lacrime agli occhi dall’emozione verso un traguardo unico al mondo. Sì, unico al mondo.

Se Roma c’è e ci sarà, che ne è del suo maratoneta eterno?

Un maratoneta il giorno dopo porta sempre i segni della battaglia. Mal di gambe, spesso le spalle e le braccia, cammina a fatica, spesso ha fame, forse mal di piedi per i Sampietrini. Perfino il vincitore keniano Clement Langat Kiprono, un ragazzone che ieri ha fatto la sua prima maratona come centinaia di altri, solo che l’ha fatta in in 2 ore e 8 minuti, a 3 minuti al km, intervistato nel dopogara dal nostro mitico giornalista di Corriere dello Sport Franco Fava l’ha detto: “Ho male ai piedi”. Ma era felice, abbagliato dalla Colonna traiana che aveva davanti mentre era fuori dalla tenda dell’antidoping. Ora è già in Kenya, è partito già domenica pomeriggio, destinazione Nairobi e poi Iten, lassù negli altipiani della Rift Valley a 2400 metri d’altitudine dove nascono, vivono e si allenano i più forti atleti del mondo tra strade polverose e voglia di riscatto. Ma a Roma vuole tornare, con i suoi 3 bimbi, l’ha promesso.

Il maratoneta il giorno dopo porta sempre i segni della battaglia. Ha il cuore che pulsa forte ad esempio. Perché vorrebbe essere ancora lì. Perché al 30km nella fatica dice e spergiura a sé stesso che è l’ultima, ma poi tagliato il traguardo non vede l’ora di esserci ancora. Il cuore pompa forte, ma l’anima è leggera e felice.

Sicuro ha la medaglia ancora al collo, quest’anno un Sampietrino, simbolo di Roma nel mondo.

L’ha portata in ufficio.

L’ha già appesa in salotto.

Ha finto di morderla per farsi un selfie sui social, come fanno i campioni olimpionici.

Forse domani la metterà in un cassetto in soffitta, ma sicuro tra qualche anno la tirerà di nuovo fuori e ricorderà tutto in un attimo, un veloce flashback di questa gara romana che è stata un’edizione speciale con il profuo dell’alba. Era una di quelle cose: ‘ora o mai più’.

Roma il giorno dopo esiste davvero. E si chiama domenica 27 marzo 2022. Perché non finisce qui, perché la maratona, così come Roma, non si costruisce in un giorno e la storia è solo la somma delle imprese di tutti noi. Roma è eterna, anche dentro il cuore di un maratoneta.

 

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