
Mondiali di scherma, flop spada e fioretto: da Fiamingo a Marini, tutto quello che non è andato
Delusione a mille, alibi a zero. Nel primo giorno di finali individuali al Mondiale di Tbilisi non ci sono medaglie per l’Italia, impegnata ieri con gli azzurri di fioretto maschile e spada femminile. Ovvero, buona parte delle chance di vittorie e piazzamenti della spedizione in Georgia. «Sappiamo che fa notizia», ammette Guillaume Bianchi, campione europeo un mese fa a Genova, uscito agli ottavi (come Alessio Foconi). Addirittura prima di lui, ai sedicesimi, si era congedato dalle pedane Tommaso Marini, iridato a Milano 2023. «Fa notizia, sì, ma vuol dire che abbiamo abituato bene», sottolinea Filippo Macchi, arrivato fino ai quarti. Tra le migliori 8 si ferma la corsa pure di Rossella Fiamingo e Alberta Santuccio, mentre Giulia Rizzi e Sara Kowalczyk sono state eliminate ai 16esimi.
Il cambio
Non vuole essere una polemica e nemmeno una giustificazione ma la sconfitta per Marini «non è brutta né inattesa. Sapevo che alcune cose non andavano e stiamo cercando di risolvere». Si riferisce all’avvicendamento di metà stagione tra l’ex ct e suo maestro, Stefano Cerioni, e Simone Vanni. «Per me è stato un cambiamento drastico: oggi in Nazionale non c’è nessuno del mio staff e con chi è arrivato non ci conosciamo bene, serve tempo. Non c’è nulla di rotto». Vanni prende l’impegno per il futuro: «Aggiusteremo il tiro, saremo ancora più malleabili se servirà».
La forma
Per quanto riguarda la «faticosa giornata di gare, cerchiamo gli errori e non le attenuanti». Pure se, va detto, si tratta di un Mondiale post-olimpico in cui i primi 10 del ranking sono usciti tutti prima dei quarti. Ancora lincubo del “var” all’ultima stoccata sul 14 pari contro Choi (di nuovo un atleta di Hong Kong) invece, per Macchi. «Ma è totalmente diverso rispetto alla finale di Parigi, non c’è da recriminare», spiega l’argento olimpico che dovrà anche lavorare sulla condizione fisica: «Sono stati tre mesi bruttissimi e ancora non sto bene».
Approccio
Sta qui l’errore di Alberta Santuccio. «Delusa e arrabbiata» per non aver iniziato l’assalto contro Embrich con la giusta strategia, «le ho lasciato troppo spazio». Stesso destino anche per l’altra spadista di Catania, Rossella Fiamingo, opposta a Lehis. «Mi sono emozionata tanto quando mi sono rivista così competitiva, poi lei era in stato di grazia e non ho avuto spiragli». L’amaro in bocca «c’è ma non la definirei una giornata deludente», l’analisi del ct Dario Chiadò, che traccia la strada in vista dei preliminari di domani nella prova a squadre, in cui le regine della spada sono campionesse olimpiche: «Il mio compito sarà quello di far prevalere la voglia di rivincita rispetto all’avvilimento. Non abbiamo mai vissuto di rendita finora, le ragazze hanno sempre il coltello tra i denti».
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