Brignone: "Sono in squadra e voglio il mondo"

Intervista esclusiva alla campionessa azzurra: "Mi piacerebbe vincere un’altra medaglia iridata, dopo dodici anni"
Brignone: "Sono in squadra e voglio il mondo"© EPA
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Alberto Dolfin
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Pettorale indossato, bastoncini fuori dal cancelletto e giù in picchiata verso una nuova stagione. Il surriscaldamento globale tutto fa pensare tranne che all’inverno, ma la Coppa del Mondo di sci alpino non aspetta e riparte col canonico doppio appuntamento in gigante di Sölden: oggi sarebbe toccato alle donne (ma il gigante di Soelden è stato annullato per maltempo), domani toccherebbe agli uomini. Sul ghiaccio del Rettenbach, Federica Brignone ha già trionfato nel 2015 e collezionato due piazze d’onore nel 2018 e nel 2020.

Pronta a tornare in pista?
«La prima gara della stagione è sempre molto emozionante, la senti più delle altre».

Parte un nuovo quadriennio, quali sono le sue aspettative?
«Nel nostro sport è difficile ragionare per quadrienni, io ho sempre lavorato per stagioni. Quest’inverno ci sono i Mondiali, ma voglio far bene anche in Coppa. Rispetto allo scorso anno, avevo più voglia di fare subito atletica, mi sentivo più pronta, però ho avuto un problema a una gamba che mi ha fatto ammattire tre mesi. La preparazione atletica è andata alla grande, mentre per la parte sci è stata un po’ travagliata come estate».

La mancanza di neve è stato un altro motivo. Che ne pensa lei che con il suo progetto “Traiettorie Liquide” ha un occhio di riguardo per l’ambiente?
«Fa caldissimo. Gli scorsi giorni eravamo in Val Senales e a 3000 metri ero in tutina. Non ricordo di aver mai sudato così a sciare e non può far così caldo a ottobre. Lo scioglimento dei ghiacciai da tanti anni è in atto, ma è tosta per tutti, non solo per noi atleti di Coppa. Anche per bambini e ragazzi degli sci club».

Il clima tiene sotto scacco anche lo Speed Opening di Zermatt-Cervinia: la stuzzicano le gare che terminano nella sua Valle d’Aosta?
«La vedo come un passaggio d’allenamento, perché l’obiettivo è essere davvero in forma verso fine novembre. Sölden e Cervinia saranno un rodaggio, anche perché due discese di fila non sono proprio nelle mie corde, però sono orgogliosa di gareggiare in casa e non potevo mancare».

Nella sua bacheca brillano coppe e medaglie: come sogna di arricchirla ancora?
«Sarebbe bellissima una nuova medaglia mondiale a distanza di 12 anni dall’ultima. Meribel mi piace tanto, visto anche come è andata l’ultima gara della scorsa stagione (vinta; ndr). Però non è un’ossessione perché ho già ottenuto più di quello che sognavo da bambina».

Risolti i problemi che l’avevano allontanata dalla squadra?
«Non mi ero allontanata io: non potevo sciare con loro. Quest’anno mio fratello Davide è stato integrato, quindi siamo con la squadra».

Avete fissato gli obiettivi?
«Lui sa dirmi la cosa giusta al momento giusto, mi aiuta dal punto di vista mentale insieme alla persona che mi segue. Abbiamo stilato gli obiettivi, consapevoli che l’anno scorso li abbiamo raggiunti tutti: abbiamo fatto molto più slalom, anche per cercare stimoli diversi».

Nelle ultime settimane si è parlato molto di Fisi per i ricorsi legati alle elezioni e alla fornitura tecnica: che ne pensa?
«Finché sono atleta, penso solo a quello e al fatto che ci siano i presupposti per tutti noi di poterci esprimere e di poter far bene l’attività. Tutto il resto non è affar mio, perché non posso farci niente».

Come ha preso il ritiro del suo idolo Federer che l’aveva applaudita a Lenzerheide?
«Lo capisco, non era giusto che si “trascinasse”, come c’è un inizio c’è una fine. Per me rimarrà l’idolo sportivo di sempre».

Ha già pensato di invitare Jannik Sinner a sciare come ha fatto Lindsey Vonn?
«Più che altro a me piacerebbe tantissimo giocare a tennis con lui, di sicuro mi dirà che sono piantata».

Le piacciono altri sport?
«Sono tifosa del Milan. Sono andata a vedere la partita con il Chelsea e ci sono rimasta male per la bastonata mentale che hanno preso i ragazzi, ma mi è piaciuta l’atmosfera di San Siro, gremito di 70.000 spettatori. E Bennacer è davvero forte. Io e il calcio? Non mi ci vedo in uno sport di squadra».

Che cosa chiederebbe al nuovo Ministro dello Sport, Andrea Abodi?
«Va fatto qualcosa per il sistema scolastico, perché quello attuale non funziona. A scuola si fa movimento, non sport. Da noi o studi o fai sport, sono in pochissimi che riescono a portare avanti entrambe le carriere. Bisogna poter studiare, perché è fondamentale per la formazione, e fare anche sport senza problemi: siamo molto indietro rispetto alle altre nazioni».


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