Paris esclusivo: “L’Italia senza calcio può tifare per noi”

Parte dal Canada la stagione degli uomini jet e il veterano azzurro fa un appello ai tifosi del calcio: "La mancata qualificazione al Mondiale un dispiacere per tutti, ma il fuso orario ci fa gareggiare in prima serata: è un’occasione"
Paris esclusivo: “L’Italia senza calcio può tifare per noi”© AFPS
6 min
Alberto Dolfin
TagsSciPariscanada

L’attesa è finita: gli uomini jet sono pronti a lanciarsi giù in picchiata. Con un mese di ritardo rispetto al calendario originario, Dominik Paris e gli altri assi della velocità fanno oggi il loro esordio stagionale a Lake Louise dopo la cancellazione dello Speed Opening di Cervinia a fine ottobre. La tre giorni americana farà capire chi può candidarsi da antagonista al re di Coppa della passata stagione Marco Odermatt, già trionfatore nell’unica gara sin qui disputata (il gigante di Sölden) e più lesto di tutti nell’ultima prova cronometrata di ieri con partenza abbassata. 

La discesa è il pane quotidiano di Paris e il ragazzone della Val d’Ultimo vuole schiacciare sull’acceleratore sin dalla prima occasione. Deciso e inarrestabile quando è in pista, il trentatreenne carabiniere va matto per la musica metal e d’estate, tra un allenamento e l’altro, canta come frontman nel gruppo Rise of Voltage. 

Lo sci è la sua passione, condivisa in gioventù col fratello maggiore René, scomparso in un incidente stradale nel giugno 2013. Cinque mesi dopo, Domme gli dedicò la vittoria nella discesa di Lake Louise, l’unico suo acuto sulla Men’s Olympic, dove in seguito è riuscito a centrare altri 4 podi, ma senza più ripetersi sul gradino più alto. Ci riproverà questo weekend, lanciando uno sguardo a chi fa ancora un tifo sfegatato anche da lassù ed è sempre nei suoi pensieri. 
 
Le è dispiaciuto non cominciare la stagione sul Cervino il mese scorso? 
«Non molto. Ero scettico sullo Speed Opening e preferisco iniziare da qui a fine novembre, con questa neve. Fare una discesa molto lunga come sarebbe stata quella di Zermatt e Cervinia, in altitudine e così presto richiedeva tanta preparazione e non so quanti sciatori ci sarebbero arrivati pronti. Sarebbe stata molto pesante anche sotto l’aspetto mentale». 

Quanto le piace Lake Louise? 
«Molte volte mi sono trovato bene, altre meno, vediamo che succederà. Questa è una pista che conosciamo tutti molto bene e dove i distacchi sono sempre molto ridotti fra i primi della classifica. Saranno da temere, come al solito, norvegesi e austriaci, però ci sono tanti giovani che stanno crescendo velocemente. Nomi non ne faccio, ma sarà interessante vedere la prima classifica». 

Ha cambiato qualcosa nella preparazione estiva? 
«Ho fatto qualche piccola variazione, ma nulla di speciale. Visto che non sono più un ragazzino, faccio meno volume e più qualità, con esercizi più mirati. Ma poi tanto alla fine conta quanto sei veloce sugli sci».

L’obiettivo di questa stagione? 
«Non cambia: è sempre la Coppa di discesa. Devo cercare di essere continuo e poi in primavera facciamo i conti».

Mentre scia in allenamento, le capita mai di canticchiare qualche sua canzone? 
«No, più facile che mi scappi qualche parolaccia se faccio un errore».

Che effetto fanno i Mondiali di calcio in questo periodo? 
«Non essendoci la Serie A il weekend e vista purtroppo l’assenza dell’Italia ai Mondiali, credo che in realtà per noi sia un bello stimolo per prenderci un po’ il palcoscenico. Poi, le gare canadesi capitano in prima serata in Italia, per cui proviamo a lasciare il segno».

Del «suo» Milan però, che ne pensa? 
«Direi non male, sta giocando bene, la squadra si diverte e dà il massimo. Speriamo che resti in gioco in Champions, mentre in campionato, se il Napoli non molla un po’, la vedo dura per lo scudetto».

Con chi le piacerebbe fare quattro chiacchiere della squadra rossonera? 
«Ibra. È un grande: l’avevo incrociato soltanto una volta tanti anni fa a un evento di uno sponsor, ma per pochi minuti. Mi piacerebbe conoscerlo, magari viene a vedere una mia gara ora che non c’è il campionato. So che è grande appassionato di sport ed è appena stato a tifare per Djokovic, anche lui milanista, alle Atp Finals».

Qual è il suo segreto per aver nuovi stimoli ogni inverno?  
«Mi sento ancora un ragazzino e mi diverto, la passione non passa in fretta per questo bellissimo sport. La mia brama di velocità è qualcosa di innato. Sono curioso di vedere che giovani spunteranno quest’anno e speriamo che anche i nostri combinino qualcosa, perché so che la Federazione ci ha investito tanto».

Che le dicono i suoi figli Niko e Lio? 
«Niko, il più grande (ha 4 anni; ndr) vuole vedere soltanto la luce verde agli intermedi, cioè papà che vince. Per Lio è ancora presto, perché ha solo due anni». 

Ha mai pensato a cosa fare da grande? 
«No, ma quando lo farò, forse sarà ora di ritirarsi».

Quando vinse l’unica volta a Lake Louise nel 2013 il suo pensiero volò a suo fratello Renè. Ci racconta qualcosa di lui?  
«Ogni tanto provo a immaginarmi come sarebbe stata la vita adesso con lui. Era il mio primo tifoso: se sono riuscito a fare quello che ho fatto nello sci, è anche merito suo. Quand’ero giovane combinavo un sacco di cavolate, ma per fortuna c’era il fratellone grande a vedere i pasticci in cui si ficcava il piccolo, che è sempre quello più coraggioso e spericolato. Anche adesso, nei momenti difficili, continua a essere una guida per me». 


Commenti