Oro, argento e un sogno chiamato Paralimpiade

Dietro ai successi azzurri al Mondiale di para-trap, il lavoro di Fitav e Issf per portare la disciplina ai Giochi di Los Angeles. Il presidente Luciano Rossi: "Siamo pionieri e punto di riferimento per tutti, ora lavoriamo al progetto più grande"
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Roale
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Pubblicato il 21.09.2025, 13:44

Dietro i successi azzurri di questi giorni al Campionato del mondo di para-trap, c’è una storia lunga vent’anni da raccontare, in cui il tiro a volo italiano è artefice e protagonista indiscusso. Si può dire, senza paura di essere smentiti, che il nostro Paese sia stato pioniere e punto di riferimento – lo è tuttora – del tiro a volo paralimpico. Diciotto anni fa, letteralmente non ve n’era traccia, in nessuna parte del mondo. La scintilla è scoccata in Italia grazie all’iniziativa – vedremo – di una dirigente illuminata, e poi si è propagata nel resto del mondo, dall’Europa all’Arabia, e oggi se si discute realisticamente di sbarcare ai Giochi olimpici, lo si deve all’iniziativa della Fitav, la Federazione italiana di tiro a volo, e dell’Issf, la Federazione internazionale di tiro, entrambe presiedute da Luciano Rossi.

Oro e argento

Ma intanto, la cronaca. La squadra azzurra di para-trap guidata dal Commissario tecnico Benedetto Barberini è rientrata da Brno, Repubblica Ceca, dove si sono sfidati atleti di 24 Paesi, pocon un oro e un argento. Il titolo iridato nella classe PT2 lo ha centrato Fabrizio Cormons, l’argento nella classe PT3 è stato conquistato da Gabriele Nanni. Un risultato prestigioso, in linea con le prestazioni eccellenti già centrate in ambito internazionale nei precedenti appuntamenti di quest’anno, che conferma la qualità dell’impegno dei nostri atleti e del lavoro portato avanti dal Commissario Tecnico. “Sono davvero molto soddisfatto dei risultati ottenuti – commenta il presidente Luciano Rossi –. Quando si parla di para-trap il mio primo pensiero è alla grande conquista culturale che abbiamo realizzato con il progetto, tutto italiano, che ha fatto nascere questa specialità. Una pietra miliare del nostro sport che, con dedizione, risorse, impegno, tanto lavoro e sacrificio abbiamo portato avanti convintamente e che oggi rappresenta una solida realtà anche in ambito internazionale – ha spiegato Rossi nella sua doppia veste di Presidente Fitav e Issf –. Con i colleghi dei Consigli Federali che si sono succeduti negli anni, siamo partititi dalla consapevolezza di essere in forte ritardo, ma oggi siamo riusciti a recuperare il terreno perso, fino ad accreditare il para-trap a livello mondiale”.

Inventrice

Facciamo un passo indietro. E per raccontare come siamo arrivati fin qui, ci affidiamo a Emanuela Bonomi Croce, vicepresidente Fitav, la dirigente illuminata di cui accennavamo sopra, nell’ambiente indicata come la madrina del para-trap. “Più che madrina, inventrice – sorride lei –, ma non sono un genio. E’ nato tutto per una casualità – racconta –, io ero appena entrata nel Consiglio della Fitav e mi sono subito imbattuta in una richiesta del Comitato paralimpico italiano. Rendendomi conto che nessuno poteva occuparsene, mi sono offerta al presidente Rossi, anche se non sapevo di cosa si trattasse, e lui mi ha lasciato fare. Parliamo di diciotto anni fa. Siamo partiti con sette persone ai primi Campionati italiani, quattro gatti. Però abbiamo insegnato al mondo”. Perché diciotto anni fa, il para-trap non esisteva. “Lo abbiamo inventato – rivendica la Bonomi – e da lì siamo andati avanti migliorando. Quattordici anni fa, abbiamo avuto una felice intuizione, inserire nel gruppo Benedetto Barberini, che è il nostro ct. Bravissimo. Da allora, tutte le Nazioni ci portano come esempio. Con un professore de La Sapienza, abbiamo stabilito i principi per classificare gli atleti, che oggi sono tre, PT1, PT2 e PT3, adottate anche a livello internazionale. Siamo entrati nel World Shooting Para Sport, che presto sarà assorbito dalla Issf, per spingere di più. Oggi aderiscono 32 Nazioni in rappresentanza dei cinque continenti. Ma molte Federazioni non aiutano i tiratori, noi li sosteniamo, gli copriamo le spese, li portiamo all’estero. Eravamo partiti in sette, oggi siamo più di cento, con due tiratrici donne in Nazionale. Quando andremo alle Paralimpiadi, il numero crescerà in modo esponenziale. Se non sarà Los Angeles nel 2028, sarà Brisbane nel 2032, ne sono certa”-

Il progetto paralimpico

Tessitore di questa trattativa politica per portare il para-trap ai Giochi, è Luciano Rossi, che racconta: “Dopo la mia elezione alla presidenza Issf mi sono sorpreso di non aver trovato nessuna traccia di interlocuzione tra la Federazione Internazionale ed il Comitato Internazionale Paralimpico riguardo l’organizzazione degli eventi già inseriti nel programma delle Paralimpiadi o di quelli, come il para-trap, che aspirano all’inserimento. Per questo, con il Segretario Generale Nicotra ed il Comitato Esecutivo abbiamo intrapreso il percorso di assorbimento del World Shooting Para Sport, organismo del CIP che gestisce l’attività sportiva del Tiro per gli atleti con disabilità fisica. Oggi siamo in dirittura d’arrivo e saremo coinvolti nei percorsi decisionali probabilmente già a partire dai Giochi Paralimpici di Los Angeles del 2028. Ce lo auguriamo”.

Orgoglio e impegno

Intanto, gli azzurri raccolgono successi dappertutto, segno che il nostro Paese detta legge innanzitutto in pedana. “Dal punto di vista nazionale – prosegue il massimo esponente del tiro a volo italiano – i nostri ragazzi e le nostre ragazze hanno ottenuto risultati eccezionali, frutto dei loro sacrifici e del lavoro attento del Commissario Tecnico Benedetto Barberini, coadiuvato dal Tecnico Federale Riccardo Rossi, a cui va il mio plauso ed il mio ringraziamento. Questi risultati hanno portato prestigio alla Nazione e alla nostra Federazione. Prestigio che ci è stato riconosciuto anche in ambito istituzionale con l’elezione di Emilio Poli in seno al Consiglio Nazionale del Comitato Italiano Paralimpico del neoeletto Presidente Giunio De Sanctis, a cui faccio i miei migliori auguri di buon lavoro. In conclusione, non posso non citare e ringraziare a nome di tutta la famiglia del tiro a volo Italiano e Mondiale la mia Vicepresidente Emanuela Bonomi Croce, che per il suo impegno, il suo entusiasmo e la sua dedizione, è considerata come la madrina del para-trap. Ci aspettano nuove entusiasmanti sfide, sia in pedana sia nei consessi istituzionali, e noi siamo pronti e carichi per affrontarle con il massimo impegno”. Orgoglio e impegno anche nelle parole del consigliere Fitav Ferdinando Rossi: “Sono molto orgoglioso da consigliere di tutta l’attività paralimpica, siamo stati i primi a credere in questo settore, che adesso ci dà grandi risultati. Siamo alle porte di quello che è il nostro grande sogno, arrivare alle Paralimpiadi”.

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