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Mura: Io, malato di mare, pronto a tornare negli Oceani

Mura: Io, malato di mare, pronto a tornare negli Oceani

Lo skipper sardo ci racconta il suo giro del mondo a vela in solitario. Emozioni, sentimenti, paura e coraggio. "Mi sono dovuto fermare, ma non sono deluso: 70 giorni in mare, un'esperienza straordinaria. Il grande valore è riprovarci"

 Valeria Ancione

mercoledì 8 febbraio 2017 15:40

Né buio, né tempesta. Né paura, né solitudine. L’uomo e il mare, un’intesa di rispetto e fiducia, nessuna sfida piuttosto una guardinga convivenza. Gaetano Mura è tornato, prima del tempo o meglio prima della fine, dal suo viaggio intorno al mondo per mare in solitario. Ma non chiamatela sconfitta.

Gaetano Mura da Cala Gonone, Sardegna, che se nasci lì il mare lo tieni dentro senza mai la presunzione di conoscerlo fino in fondo. Come l’amore della vita, quello che è per sempre ed è per sempre finché c’è qualcosa da scoprire, qualcosa che sorprende. Andare avanti, misurarsi, scoprirsi, guidare e lasciarsi guidare, sbagliare e riprovare. Questo chiede Amore, questo è andare per mare. A mare per Amore. 

 

NESSUNA SCONFITTA. Gaetano Mura si è fermato in Australia, mentre in Italia si tifava e si trepidava per lui. Grazie ai suoi diari di bordo, che il Corriere dello Sport ha avuto il piacere di pubblicare. «Paura per me? La percezione degli eventi è diversa per chi li legge e per chi li vive. Però Sono felice di aver emozionato con i miei racconti». 

Proprio sì, tanta emozione e tanta partecipazione, da sentirne la mancanza. Deluso dal giro del mondo interrotto, è stata una sconfitta? «Non sono deluso. Purtroppo in Italia c’è la mentalità della vittoria, dell’arrivare primi. Ma, in questo caso specialmente, va valutato l’insieme dell’impresa. Per me è stata un’esperienza straordinaria. E d’altra parte la storia è piena di tentativi di navigatori. Riprovarci è un grande valore. Ho sentito parlare di sfortuna, ma non è così, non mi sento sfortunato: si è verificato un problema meccanico, ci sta. Io ho avuto 65-70 giorni di navigazione da Cagliari a un Oceano indiano molto molto attivo, fermarmi non è stato un fallimento. Certo la rinuncia è dura, devo digerirla, ma ho fatto tutto quello che era umanamente possibile. Rimane lo stimolo forte a riprovarci». 

DIARI EMOTIVI. E’ straordinario anche il raccontarsi e condividere momenti ed emozioni attraverso la scrittura. «Il diario di bordo è un modo per ragionare a voce alta. E’ un momento intimo, un mettersi a nudo: mi è piaciuto condividere tutto questo». 

Raccontarsi, in certe situazioni, diventa un’esigenza, è l’altoparlante di se stessi. «Non si arriva a un’impresa così, schioccando le dita. Dietro ci sono anni e anni di lavoro introspettivo che mi fa anche affrontare la solitudine. Questa volta non l’ho patita molto. Piano piano si matura esperienza. Perché non bastano le motivazioni per affrontare tutto questo, bisogna sapersi rapportare con la vita». 

IL BELLO E IL BRUTTO. Il giro del mondo a vela in solitario ci ha resitituito un Gaetano Mura anzitempo, ma con una nuova ricchezza fatta del bello e del brutto che ha vissuto in questi mesi per mare. «Sono tantissime le cose belle che è difficile sceglierne una. Gli Oceani sono così diversi, luoghi ostili ed estranei, quelli del Sud sono duri, ma se ne ha nostalgia. E’ stato brutto abbandonare. Quando sono arrivato in Australia speravo di poter riparare. Avevo un buon vantaggio, ma è stato impossibile». 

 

BATTITO. La paura è un battito di cuore. «Capita spesso di avere paura navigando. Ma la differenza sta nel chi può e chi non può farlo. A me, anche quando ho paura, non cambia il battito del cardiaco per esempio, pure se arrivo allo stremo. Vuol dire che io posso farlo. C’è più paura prima di partire perché non si sa cosa succederà. Quando sei per mare invece è come essere dentro l’arena. L’attesa della partenza mi spaventa, ma quando sono nel grande ballo, io ballo. E’ giusto ammettere la paura, i supermen non esistono». 

 

COMUNICARE. Lo abbiamo seguito, visto, letto, ascoltato. E lui ha sentito la nostra partecipazione. Un solitario mai del tutto solo. «Comunicare è un’arma a doppio taglio, perché non ti fa staccare completamente e ti coinvolge anche su cose che non servono. Però l’energia che è arrivata mi ha dato tanta carica. Una forza. Con la famiglia c’era un accordo preciso: poche comunicazioni. Intanto perché quando sono troppe, diventano sterili e inutili. Poi devono essere comunicazioni fatte bene da entrambe le parti. Loro non mi raccontano tutto e io cerco di farli stare tranquilli. Se non sto bene e sono un po’ depresso, allora le telefonate diventano brevi. Durante le burrasche preferivo non trasmettere. Evito quando so di non essere convincente». 

 

MALATO. Strano ma possibile, a terra il tempo non passa mai. E’ così quando sei fuori luogo, proprio nel senso di non essere nel tuo luogo, quello che ti appartiene, assomiglia. E il fuori luogo di Gaetano adesso è la terra. «Per ora cerco di dividere il tempo tra il godermi quello che ho fatto e il metabolizzare ciò che è successo. Ma quelli come me hanno una malattia e vogliono tornare in mare. E questo è il primo obiettivo assoluto. Poi ho vari progetti come rielaborare gli scritti che a stare fermo non ci riesco. Il mondo non è solo quella regata, darò spazio a ogni cosa. Però certo, voglio fare un altro giro del mondo».

 

ITALIA E' AMORE. Durante i giorni in mare, Mura salutava anche a nome della sua imbarcazione, Italia, e si intuiva il sapore di una relazione intima tra barca e skipper. 

«Una barca deve piacerti esteticamente. Si stabilisce un rapporto simbiotico, è una compagna di viaggio. Di una barca si avvertono i movimenti, le vibrazioni, i rumori, i suoni. Io ero solo con “Italia”, a parte l’albatros che ci ha seguito per una settimana, e alla tua compagna devi parlare, è normale. Tu vegli su di lei e lei veglia su di te. Con la tua barca ti offendi se ti fa male, se ti tradisce e in quel caso è impossibile continuare insieme. “Italia” è rimasta in Australia e non so se torna. Mi manca. E’ una roba forte che pulsa dentro. Sono senza barca per ora e questo significa che non posso tornare in mare, andrò in crisi di astinenza».

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