© ANSA Singapore, al ristorante arriva la carne sintetica
Per la prima volta al mondo la carne sintetica, ottenuta in laboratorio partendo da cellule animali, arriva in un vero ristorante. Succederà a Singapore, come riporta la rivista del Mit, dove le autorità sanitarie hanno dato il via libera alla vendita di nuggets ottenuti da carne coltivata “in provetta”. A mettere a punto il procedimento è la start up californiana Eat Just, che ha impiegato due anni a ottenere il via libera. I bocconcini di pollo sono per il 70% carne coltivata in laboratorio - ricavata facendo crescere le cellule prelevate da un animale - mentre il resto è composto da proteine di fagioli e altri ingredienti di origine vegetale.
Il costo? Più contenuto rispetto al 2013
Per vendere le pepite di pollo, che al momento saranno disponibili in un singolo ristorante sotto il nome di “carne coltivata”, servirà l’autorizzazione da parte degli enti governativi. Nessun antibiotico viene usato nel processo, precisa l'azienda, e il prodotto risultante "ha un contenuto microbiologico molto più basso del pollo convenzionale". Il costo non è stato ancora reso noto, ma sarà sicuramente inferiore rispetto agli oltre 300 mila dollari del primo hamburger sintetico presentato nel 2013. “Il piano è passare da un ristorante a cinque a dieci - afferma Josh Tetrick, ad dell'azienda -, per poi espanderci nella grande distribuzione e in seguito allargarci ad altri paesi”. Diverse aziende, ricorda la rivista, stanno lavorando su carni alternative, che sono considerate più accettabili dal punto di vista ambientale rispetto agli allevamenti intensivi. Recentemente Memphis Meats, una delle compagnie più grandi che ha finanziatori come Bill Gates e Richard Branson, insieme ad altri produttori ha fondato un gruppo che lavora con le agenzie regolatorie statunitensi per arrivare ad una approvazione anche negli Usa.
Ma agli italiani non piace
Tre italiani su quattro, però, bocciano l'arrivo sul mercato della carne sintetica. Secondo un'indagine Coldiretti/Ixe', gli italiani sono preoccupati per le ripercussioni dell'applicazione di queste nuove tecnologie ai prodotti alimentari, non solo per motivi di natura salutistica ma anche di carattere etico. La notizia arriva peraltro, fa notare ancora la Coldiretti, proprio all'indomani della denuncia dell'Istat, sul fatto che il settore degli allevamenti è stato colpito in modo notevole dagli effetti della pandemia anche a causa del diffondersi di numerose fake news sull'impatto dei sistemi intensivi, accusati di essere responsabili dei problemi ambientali del pianeta.