Covid, la lista delle regioni che rischiano la zona arancione

Il sistema dei colori va rivisto e i tecnici dell’Istituto superiore di sanità e del Ministero della Salute sono già al lavoro
Covid, la lista delle regioni che rischiano la zona arancione© ANSA

ROMA - L'Italia continua a lottare contro l'emergenza Coronavirus. Nonostante l'arrivo dei primi vaccini le mutazioni fanno paura: quella inglese, ma soprattutto quelle sudafricana e brasiliana ormai presenti in numerosi luoghi d’Italia. Diverse regioni potrebbero tornare in zona arancione nelle prossime ore. A rischio: Lazio, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Marche, Piemonte, Basilicata, Liguria, Molise, Umbria e Provincia di Trento. L’Abruzzo potrebbe invece finire nuovamente in fascia rossa. In bilico la Lombardia. Caso a parte la Valle d'Aosta, che potrebbe diventare zona bianca considerato l'Rt basso. Intanto aumentano i luoghi in zona rossa: dopo Pescara e Ancona altre città rischiano di essere chiuse. L’indicazione per sindaci e governatori è quella di mandare in lockdown non soltanto i centri dove maggiore è l’incidenza delle varianti, ma anche quelli limitrofi proprio per cercare di arginarne la diffusione. Il regime deve essere simile a quello scattato in tutta Italia nel marzo scorso: chiuse le scuole e i negozi — ad eccezione di alimentari, farmacie, edicole e tabaccai —, consentito ai cittadini di uscire solo per motivi di necessità e urgenza.

Covid, le zone arancioni: cosa cambia con la variante inglese

La variante inglese, che secondo i primi dati sarebbe più letale e contagiosa, ha cambiato la situazione Covid in Italia. Il Ministero della Salute ha chiesto all’Istituto superiore di sanità di svolgere una nuova indagine che aggiorni i dati sulla diffusione delle varianti (un primo studio ha rivelato che oggi il 17,8 per cento dei casi positivi sono della B.1.1.7, vale a dire l’inglese). Gli esperti sono convinti che tra un mese la mutazione partita dalla Gran Bretagna sarà la dominante anche in Italia, servono nuovi limiti di velocità. È possibile dunque un ritocco verso il basso dei valori che fanno scattare le restrizioni (fascia rossa e fascia arancione), ma anche chiusure locali, come accaduto con le già citate Pescara e Ancona.

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