“Le palestre meritavano di riaprire prima, ma ora aiutiamole a ripartire”

Il Convegno dell’ANIF(100.000 centri sportivi italiani) ha riunito scienziati, politici e imprenditori per parlare del futuro del comparto. Duregon, il presidente: “Servono sostegni proporzionati ai danni generati dal lungo stop. Noi generiamo salute per i cittadini, lavoro e risparmi per lo Stato sulle spese sanitarie"
“Le palestre meritavano di riaprire prima, ma ora aiutiamole a ripartire”© ANSA
10 min
Pasquale Di Santillo

Gli stati generali del fitness, tra scienziati, medici, imprenditori e politici hanno sentenziato: la chiusura delle palestre si poteva evitare, ha prodotti danni economici e alla salute dei cittadini, soprattutto quelli più deboli, anziani e bambini, e ora per recuperare energie e salute servirà una strategia comune da elaborare e realizzare in tempi stretti. Questa, in pratica, la sintesi del Convegno organizzato dall’ANIF - che raggruppa i 100.000 centri sportivi sul territorio italiani - tenuto qualche giorno fa su social e web. Un momento di riflessione successivo alla decisione del Governo di riaprire progressivamente le strutture dalle piscine all’aperto in poi. I lavori sono stati aperti da Giampaolo Duregon, Presidente ANIF che ha fatto una fotografia complessiva della situazione del comparto: “Da 25 anni rappresentiamo e tuteliamo gli interessi di gestori e proprietari dei centri sportivi italiani a tutti i livelli. Una missione portata avanti a maggior ragione durante la pandemia. Da marzo 2020 ad oggi abbiamo presentato oltre 80 emendamenti e di questi circa 40 sono stati recepiti. Siamo riusciti a ottenere molte agevolazioni utili ai titolari, altrettanti sostegni ai lavoratori. Ma non può bastare.

Oggi la vera differenza la può fare solo un fondo perduto, altrimenti il settore farà enorme fatica a risollevarsi. Non sono sufficienti i 4.000/8.000€ a centro sportivo versati in un anno. Occorrono sostegni almeno tra i 50 e i 500 mila € per ogni centro, da calcolare ovviamente sullo specifico mancato flusso economico. E il recovery fund deve prevedere almeno 7 miliardi, non solo i 700 milioni stanziati finora. È un mondo che conta circa 100 mila centri sportivi, 1 milione di lavoratori, 20 milioni di praticanti sportivi e che affonda le radici nel sociale. Bisogna poter riaprire anche con l’uso di docce, tenerle chiuse è una misura di sicurezza insensata che crea enormi disagi agli utenti. Senza dimenticare che tra le prossime priorità di ANIF c’è la Riforma dello Sport, affinché venga definita con condizioni sostenibili per gli operatori, con contributi sui collaboratori ragionevoli e un unico tipo di società commerciale e dilettantistica al tempo stesso per tutti i centri sportivi Italiani, prevedendo per entrambe agevolazioni in ragione del grande valore sociale del lavoro svolto A prendere la parola, poi è stato Guido Rasi, Professore di Microbiologia all’Università Tor Vergata di Roma e consulente del Generale Figliuolo per la campagna vaccinale. Rasi ha analizzato il modo in cui è stata gestita l’emergenza da Covid19 e non è stato tenero. “C’è stata una grande superficialità nel mondo scientifico rispetto alla gestione della pandemia. La domanda giusta da fare non è il SE, ma il COME fare le cose… Ho visto palestre e piscine trasformate in centrali della NASA, con percorsi delineati e personale addetto. La realtà è che si poteva evitare di chiuderle. Ci fosse stata la volontà di aprire, le misure di sicurezza si sarebbero trovate. Se pensiamo a tutto quello che si è perso in termini di salute in questi mesi… Sono molto perplesso e proverò il mio punto di vista scientifico su tutti i tavoli. Come scienziato sono davvero molto deluso”. questo proposito, è stato presentato uno studio norvegese, già apparso qualche me se fa, che ha chiaramente dimostrato come sul pelo dell’acqua delle piscine il virus muoia in pochi secondi, proprio per i fumi del cloro. Questo significa che non ha avuto un senso tenere le piscine chiuse… Psa volta di un altro intervento di carattere scientifico, quello del dr. Maurizio Casasco, Predesidente della Federazione Italia Medici Sportivi che ha cercato di cogliere il lato positivo di tutto questo: “Grazie al Covid è migliorata notevolmente l’attenzione di tutti gli operatori all’igiene, per una maggiore consapevolezza della responsabilità sociale. Ora i centri sportivi sono più sicuri che mai! La regola principale è mantenere la sicurezza e saper sanificare. Quando tutte le regole sono state ottemperate e magari migliorate, era evidente che le aperture dovevano essere prese in considerazione”. Ha poi ribadito un concetto troppo spesso sottovalutato in questi mesi: “L’attività fisica va di pari passo con la scuola. Se riapre la scuola è giusto che si faccia l’attività fisica!”

A sostenere questa tesi anche Luca Businaro, Past President di Confindustria Federvarie, e Proboviro del Collegio Speciale Nazionale, esponente del management sportivo: “Lo sport è per la salute. Ed è l’industria dello sport che bada alla salute dei propri clienti. Il comitato tecnico scientifico ha competenze sanitarie, ma per operare con il settore sportivo deve sedersi al tavolo con esperti di quel settore. Lo sport è un modo per uscire dalla malattia”.

Livio Leardi (fondatore gruppo GetFit)

A sua volta, Livio Leardi, fondatore del Gruppo GetFit ha lanciato un allarme a favore di tutti gli operatori che hanno resistito per tutti questi mesi (7 ) nonostante siano stati costretti in molti casi a contrarre debiti pesanti, “I centri sportivi sono stati accusati dal vecchio governo di essere dei fuorilegge, non in regola con le disposizioni e questo ha portato allo sfacelo. Una volta individuato il problema non si è mai pensato di valutare come tenere aperti certi settori economici. Se c’è la volontà si può lavorare in sicurezza, tranquillamente. Non ha senso sostenere la chiusura delle palestre.” Corrado Peraboni, (Amministratore Delegato International Exhibition Group – organizzatore di RiminiWellness) a sua volta, ha messo in evidenza i cambiamenti affrontati nel settore delle fiere e delle manifestazioni e le conseguenze traumatiche della chiusura: il 70% delle manifestazioni fieristiche sono andate sul digital. “Oggi è importante capire questi cambiamenti in questo settore che è da reinventare (quello delle fiere) e quali siano le nuove dinamiche dello sport. Sono cambiamenti che resteranno nelle vite quotidiane, abitudini che ci porteremo dietro… Per questo si rende necessario un cambiamento di strategia in quanto, nei prossimi anni, viaggeranno più espositori che viaggiatori”. Pesante anche l’opinione di un personaggio del calibro di Nerio Alessandri (Presidente Wellness Foundation e CEO & Founder Technogym). “Queste chiusure selvagge hanno recato un danno economico e sociale: il 60% delle persone soffre di maggiore stress, il 37% sono depressi, l’80% delle persone chiede di fare esercizio. Nonostante i dati stabiliscano che i luoghi di contagio sono in casa, tra familiari, si è discusso per mesi l’orario del coprifuoco serale, senza trovare invece una soluzione per tenere aperte le palestre. Eppure l’attività fisica è salute, è un dato di fatto: star bene conviene ai cittadini e allo Stato!”. Eppure anche lui ha cercato di cogliere l’aspetto positivo da tutto questo enorme problema: “Prima della pandemia, 300 milioni di persone nel mondo facevano attività. Oggi quelli che fanno esercizio fisico sono 600 milioni e altri 2 miliardi hanno bisogno di fare esercizio fisico. Quindi non dobbiamo mollare! Con il COVID la consapevolezza acquisita dalla popolazione sulla qualità del wellness è salita moltissimo. Una campagna del genere avremmo dovuta pagarla tantissimo. E chiudo con un appello: Istituzioni, ci dovete aiutare, perché noi siamo la soluzione e non il problema!” Pronta la risposta dell’on. Daniela Sbrollini (Membro della VII Commissione).

“Il rilancio dell’economia passa oggi anche attraverso il settore dello sport e del welfare. Il lungo lockdown ha danneggiato enormemente il settore ed oggi stiamo puntando a sostenerlo attraverso 1miliardo e 700 milioni per bonus collaboratori sportivi e il credito d’imposta per le sponsorizzazioni. Lo sport deve essere visto come un farmaco: i bambini che praticano sport diventeranno adulti senz’altro più sani.” Interessante anche l’annuncio della stessa Sbrollini che ha presentato un disegno di legge sulle sponsorizzazioni volto a prevedere agevolazioni fiscali per le aziende che investono sullo sport di base..

Massimiliano Fedriga, Presidente Regione Friuli Venezia Giulia e Presidente della Conferenza Stato Regioni) ha confermato il concetto dell’evitabilità della chiusura “Riaprire era doveroso e inevitabile. Il rispetto dei protocolli di sicurezza su cui ho personalmente lavorato nella mia regione offre massime garanzie. Le regole ci sono e non è condivisibile renderle sempre più stringenti perché in qualche caso non vengono osservate. Le regole vanno fatte per chi le rispetta e non per quei pochi che non le rispettano. Il mondo dello Sport non deve essere visto solo sotto l’aspetto salutistico, ma anche sotto quello dell’innovazione che consente di incidere positivamente nel sistema economico del Paese. Non possiamo quindi permettere che molte aziende chiudano!” .
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Infine l’on Giusy Versace, atleta paralimpica e politica italiana che ha portato i saluti di Mariastella Gelmini (Ministra degli Affari Regionali e delle autonomie). “Il settore deve essere rilanciato nel suo complesso, piscine comprese, poiché sono luoghi particolarmente importanti anche sul piano della riabilitazione. Anche l’On. Gelmini non farà mancare il suo pieno appoggio. Bisogna avere fiducia nel futuro, tenuto anche conto che con il passaggio delle regioni dal giallo al Bianco le restrizioni decadranno e si potrà riaprire e accogliere gli sportivi, con i protocolli di sicurezza anche le piscine potranno essere aperte.” Le conclusioni di Duregon sono propositive: “Vogliamo e dobbiamo fare squadra creando un tavolo di lavoro permanente con tutti coloro che lavorano per tutelare e promuovere la pratica sportiva, ricordandoci che lo sport genera salute per i cittadini, lavoro per gli imprenditori e risparmio sulle spese sanitarie per lo Stato. ANIF lo sostiene da 25 anni e siamo orgogliosi di aver aperto un ponte di lavoro concreto tra politica, scienza e imprenditoria sportiva”..
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