Le camere ipobariche non sono più doping: cambia la legge, svolta storica

Pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale la cancellazione del divieto inserito nella legge penale antidoping del 2000
Le camere ipobariche non sono più doping: cambia la legge, svolta storica
4 min
Giorgio Coluccia
La caduta del divieto è così fragorosa da aprire scenari a dir poco inediti per tutti gli atleti italiani. In mente tornano subito le parole del ciclista Stefano Oldani, che al Giro d’Italia 2022 dopo aver vinto la tappa di Genova prese una posizione netta: «Vengo da due settimane trascorse da solo sull’Etna. Totalmente da solo mentre i miei compagni di squadra erano in Spagna, comodamente in hotel, e usavano le camere ipobariche per ossigenare il sangue e simulare l'altitudine». Dopo anni di disparità con l’estero, la novità sta tutta nella cancellazione del divieto inserito a suo tempo nella legge penale antidoping, la numero 376 del 2000 («Disciplina della tutela sanitaria delle attività sportiva e della lotta contro il doping»), che accostava la camera ipobarica a strumenti e pratiche dopanti, con annessa squalifica e apertura di un fascicolo a livello penale. Adesso non più, perché il nostro Paese - sfruttando la libertà di scelta concessa in materia dalla Wada, l’agenzia mondiale antidoping - ha cancellato il divieto con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale nel novembre scorso: «Non è vietato l'utilizzo della camera ipobarica. L’atleta che ricorre a tale pratica deve rimanere sotto stretto controllo del medico sportivo sia prima sia dopo l'utilizzo dello strumento». 

Il largo utilizzo nello sport

In Italia il divieto sulle camere o tende ipobariche, dette anche ipossiche, sussisteva alla luce della capacità di alterare in maniera artificiale un processo naturale come quello della produzione di globuli rossi, tenendo il corpo (anche soltanto dormendo di notte) a condizioni simulate di altitudine, riducendo la quantità di ossigeno nell'ambiente. Una pratica che invece all’estero viene sfruttata ormai da un ventennio e che fa gola soprattutto a coloro che praticano sport di resistenza, inducendo il corpo a produrre globuli rossi e quindi funzionando meglio dal punto di vista del recupero di fronte a sforzi prolungati. Oltre a ciclisti e maratoneti fin qui ne hanno fatto uso anche grandi campioni, come dimostra il passato del tennista Djokovic o l'installazione nel centro sportivo da parte del Manchester City di Guardiola. Questo generatore di altitudine, con cui si può salire ad alta quota senza alzarsi dal letto o guardando la televisione, non prevede l’utilizzo di farmaci e nel nostro Paese la pratica era già stata sdoganata per due volte, salvo poi ripristinare il divieto. 

Fine disparità

Dopo l’ultimo decreto ministeriale contenente la lista dei principi attivi e dei metodi dopanti, in una comunicazione del Ministero della Salute alla Federazione Medico Sportiva si fa presente che la novità sull’utilizzo a uso sportivo «scaturisce da un approfondimento effettuato dal Consiglio Superiore di Sanità, espressosi su richiesta della Sezione per la vigilanza e il controllo sul doping del Comitato Tecnico Sanitario». Poi ecco la precisazione chiave che elimina la tanto contestata disparità: «Al fine di allineare il trattamento degli atleti italiani con quelli stranieri, la Sezione per il controllo sul doping ha ritenuto di procedere con la suddetta richiesta». In questo modo anche per gli atleti italiani non ci sarà più bisogno di isolarsi sul Teide, sull’Etna o a Sierra Nevada, potendo magari diventare frequentatori abituali del Syncrosfera, hotel situato a Denia (in Spagna) e di proprietà dell’ex ciclista russo Alexander Kolobnev. Quest’albergo negli ultimi anni è diventato gettonatissimo proprio per le sue camere d’altitudine, dove viene simulato l’effetto di un ritiro in quota. Basta attivare il controller a parete e si può salire fino a 4.500 metri sul livello del mare. 

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