Pippo Baudo, le cause della morte. L'amico rivela: "Ultimi mesi chiuso in casa"© LaPresse

Pippo Baudo, le cause della morte. L'amico rivela: "Ultimi mesi chiuso in casa"

Le nuove dichiarazioni di Giorgio Assumma, avvocato e amico di lunga data di Super Pippo
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La morte di Pippo Baudo, avvenuta il 16 agosto all'età 89 anni, continua a suscitare emozione e ricordi. Ma com'è morto il mitico conduttore televisivo? "Ci ha lasciato serenamente – ha detto all'Ansa il dottore Antonio De Luca –. Negli ultimi tempi era molto sofferente, parlava poco anche al telefono e cercava di chiudere in fretta le conversazioni. È insostituibile, nessuno ha la sua cultura e la sua professionalità”. Ad aggiungere qualche dettaglio in più Giorgio Assumma, avvocato e amico di lunga data di Super Pippo: il presentatore si sarebbe spento in seguito a un indebolimento neurologico. "Pippo ha avuto un indebolimento neurologico alle gambe che lo ha condizionato molto. - ha ammesso al Corriere della Sera - In più, vedeva poco e cercava di nascondermelo, mi individuava attraverso la provenienza della mia voce. Tutte le volte che andavo a trovarlo, uscivo con un senso di angoscia". E poi: "Gli ultimi mesi li ha passati chiuso in casa, non è quasi mai uscito se non per andare al compleanno di Pingitore del Bagaglino, aveva difficoltà a incontrare la gente".

Come è morto Pippo Baudo, la verità sulla malattia

Assumma ha dunque smentito le voci circolate: Pippo Baudo non è morto per una lunga malattia né a causa di un incidente. Il conduttore ha trascorso gli ultimi mesi quasi recluso nella sua casa romana. "Anche con me, che l’ho conosciuto da giovane, a 25 anni, quando dalla Sicilia venne per il provino alla Rai e mi disse se va male mi prenda a lavorare nel suo studio con lei, nell’ultimo periodo preferiva lunghe telefonate, gli raccontavo le barzellette e lo sentivo ridere. C’era anche un po’ di depressione. Un po’ sì, era sottotono. Un uomo che ha vissuto sull’apprezzamento degli altri, sentiva che il tempo volava via", ha detto Assumma. "Ma una sola volta l’ho visto veramente giù, e pianse sul mio divano: quando nel 1987 il presidente Rai Enrico Manca lo definì nazional-popolare. Poi attorno ai 75 anni fu rimesso da parte, considerato come un volto del passato e perse la sicurezza in sé stesso, mi disse che fu il peggior periodo della sua vita", ha rivelato.


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