Panico tra gli scienziati: perforazione record in Groenlandia. Si teme il ritorno di un fenomeno di 7mila anni fa© Naja Bertolt Jensen/Unsplash

Panico tra gli scienziati: perforazione record in Groenlandia. Si teme il ritorno di un fenomeno di 7mila anni fa

Un pozzo profondo sotto il ghiaccio della Groenlandia svela un antico scioglimento: un precedente che inquieta gli scienziati di fronte al riscaldamento globale
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La Groenlandia torna sotto i riflettori ma questa volta non per ragioni geopolitiche. Una recente perforazione scientifica ha portato alla luce uno dei pozzi più profondi mai scavati sull’isola artica, aprendo nuovi interrogativi sulla stabilità della calotta glaciale e sul suo passato climatico.

Il pozzo che riapre il passato della Groenlandia

Il punto chiave della scoperta è il Prudhoe Dome, una vasta cupola di ghiaccio che si estende per circa 2.500 chilometri quadrati nel nord-ovest dell’isola. Per lungo tempo si è ritenuto che questa massa fosse rimasta ininterrottamente coperta di ghiaccio per centinaia di migliaia di anni. I sedimenti recuperati dalle recenti perforazioni raccontano invece una storia diversa: la superficie rocciosa sottostante sarebbe stata esposta alla luce solare circa 7.100 anni fa. La scoperta è frutto del progetto GreenDrill, guidato dall’Università di Buffalo. Nel 2023 un team multidisciplinare ha lavorato per settimane in condizioni estreme, perforando oltre 500 metri di ghiaccio con l’obiettivo di raggiungere il substrato roccioso. I campioni estratti hanno fornito dati inattesi, mettendo in discussione alcune certezze sulla tenuta della calotta groenlandese nei periodi di caldo prolungato.

La datazione e le temperature dell’Olocene

I risultati dello studio, pubblicati su Nature Geoscience, si basano sulla datazione tramite luminescenza otticamente stimolata, una tecnica che permette di stabilire quando i minerali sono stati esposti per l’ultima volta alla luce solare. I granuli analizzati indicano che durante l’Olocene inferiore il ghiaccio del Prudhoe Dome si era completamente ritirato. In quel periodo, spiegano i ricercatori, le temperature erano tra i tre e i cinque gradi superiori a quelle attuali. Un dettaglio cruciale, perché mostra come una parte significativa della calotta groenlandese abbia già ceduto in presenza di condizioni climatiche non troppo distanti da quelle previste per i prossimi decenni.

Un futuro che somiglia sempre di più al passato

La vastità dell’area coinvolta rende la scoperta particolarmente rilevante. Il Prudhoe Dome non è un ghiacciaio marginale, ma una porzione estesa della calotta. Se una massa di queste dimensioni è scomparsa in passato, la vulnerabilità dell’intero sistema glaciale potrebbe essere maggiore di quanto stimato finora. Le osservazioni più recenti sembrano confermare questa tendenza. In diverse zone limitrofe le fratture nel ghiaccio si stanno ampliando rapidamente, con aumenti fino al 25% in pochi anni. Segnali di un indebolimento strutturale che procede di pari passo con l’aumento delle temperature artiche. Secondo Jason Briner, responsabile del progetto, le proiezioni climatiche indicano che entro la fine del secolo l’Artico potrebbe raggiungere condizioni termiche simili a quelle dell’Olocene. Uno scenario che potrebbe innescare un ritiro del ghiaccio paragonabile a quello avvenuto migliaia di anni fa, con conseguenze che andrebbero ben oltre la Groenlandia, influenzando il livello dei mari e l’equilibrio del sistema climatico globale.


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