© Youtube "Kurt Cobain non si è suicidato ma è stato ucciso", la nuova indagine che cambia tutto
Trentadue anni dopo la morte di Kurt Cobain, il caso torna a far discutere. Il 5 aprile 1994 il medico legale della contea di King stabilì che il leader dei Nirvana era deceduto a 27 anni nella sua casa di Seattle per una ferita da arma da fuoco autoinflitta (un fucile da caccia Remington modello 11 calibro 20) archiviando il fascicolo come suicidio. Una conclusione che, all’epoca, sembrò chiudere definitivamente una delle pagine più dolorose della storia del rock.
Come è morto davvero Kurt Cobain
A distanza di oltre tre decenni, un gruppo non ufficiale di scienziati forensi del settore privato contesta quella ricostruzione. Dopo aver coinvolto Brian Burnett, consulente già impegnato in casi di overdose seguiti da traumi da arma da fuoco, e aver riesaminato i materiali dell’autopsia e della scena del crimine, il team sostiene che Cobain non si sia suicidato, ma sia stato ucciso. Lo studio, pubblicato in un articolo sottoposto a revisione paritaria attraverso il processo editoriale dell’International Journal of Forensic Science, individua dieci elementi ritenuti incompatibili con la versione ufficiale. Secondo gli autori, il musicista sarebbe stato prima costretto a un’overdose di eroina per renderlo incapace di reagire e poi colpito alla testa. L’arma sarebbe stata quindi collocata tra le sue braccia, insieme a un presunto biglietto d’addio giudicato non autentico.
Le incongruenze nell’autopsia e nella scena del crimine
"Ci sono elementi nell’autopsia che fanno pensare che questa persona non sia morta rapidamente a causa di un colpo d’arma da fuoco", ha dichiarato la ricercatrice Michelle Wilkins al Daily Mail. La presenza di necrosi cerebrale ed epatica, secondo l’esperta, sarebbe più compatibile con una prolungata mancanza di ossigeno - tipica delle overdose - che con una morte immediata per sparo. Il rapporto segnala inoltre che le maniche del cantante erano arrotolate e che il kit per l’eroina - con siringhe tappate, cotton fioc e dosi di sostanza — fu trovato a diversi metri di distanza. "Dovremmo credere che abbia tappato gli aghi e rimesso tutto a posto dopo essersi iniettato tre volte?", osserva Wilkins con tono polemico. "I suicidi, di norma, sono un disastro. Questa era una scena molto pulita". All’epoca la polizia riferì che Cobain si era iniettato una quantità di eroina dieci volte superiore alla norma. L’autopsia rilevò liquido nei polmoni, emorragia oculare e danni a cervello e fegato. Elementi che, secondo il team indipendente, sarebbero più coerenti con una morte da overdose che con un decesso immediato per arma da fuoco. Ulteriori dubbi riguardano il peso dell’arma, quasi due chili e mezzo, e l’assenza di evidenti schizzi di sangue sulla mano del musicista. Anche alcune tracce ematiche sulla camicia suggerirebbero, per i nuovi consulenti, un possibile spostamento del corpo.
La posizione delle autorità e il nodo del biglietto
Particolare attenzione è riservata al presunto biglietto d’addio. Secondo l’analisi del team, la parte superiore sarebbe effettivamente riconducibile a Cobain ma non conterrebbe riferimenti espliciti al suicidio, concentrandosi piuttosto sull’addio alla band. Le ultime quattro righe, invece, presenterebbero grafia e impostazione differenti. Nonostante le nuove osservazioni, le autorità non intendono riaprire il caso. "L’ufficio del medico legale della contea di King ha condotto un’autopsia completa e seguito tutte le procedure necessarie per giungere alla conclusione che la morte fosse un suicidio", ha dichiarato un portavoce, ribadendo la disponibilità a riesaminare il fascicolo solo in presenza di prove realmente nuove. Analoga la posizione del dipartimento di polizia di Seattle: la conclusione resta quella del suicidio. Gli esperti forensi che contestano la ricostruzione ufficiale, però, insistono. "A me sembra che qualcuno abbia messo in scena un film, cercando di convincere lo spettatore del suicidio di Cobain", afferma Wilkins. "Se sbagliamo, dimostratecelo".