© CNN Si è lasciato mordere da serpenti velenosi per 20 anni e ora può salvare migliaia di vite
Per oltre vent’anni Tim Friede ha seguito una strada che lui stesso definisce "spericolata", ma che oggi potrebbe aprire scenari decisivi nella lotta contro uno dei problemi sanitari più sottovalutati al mondo: i morsi di serpente. Ogni anno il veleno di serpente provoca tra le 80mila e le 100mila morti e lascia centinaia di migliaia di persone con disabilità permanenti. È in questo contesto che si inserisce la storia di Friede, un uomo statunitense che ha deciso di esporsi volontariamente a ciò che milioni di persone temono. Nel tempo, il suo corpo ha sviluppato una resistenza straordinaria ai veleni di alcune delle specie più letali, come il mamba nero e il cobra reale. Un percorso fuori da ogni schema, che potrebbe però contribuire alla creazione di un antidoto capace di salvare migliaia di vite.
È finito in coma
Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, Friede sostiene che il suo non sia stato un gesto impulsivo bensì il risultato di un piano preciso. Il metodo era rigoroso: inizialmente estraeva il veleno dai serpenti e ne assumeva dosi minime, aumentando gradualmente la quantità per abituare il proprio organismo. Solo dopo aver verificato la risposta del corpo, arrivava al passaggio più estremo: lasciarsi mordere direttamente, per testare il livello di immunità raggiunto. Un processo che non è stato privo di conseguenze. Tra gli episodi più gravi, il doppio morso ricevuto da un cobra egiziano e da un cobra monocolo, che lo ha costretto a un ricovero d’urgenza e a quattro giorni di coma. "È stata una stupidaggine", ha ammesso lui stesso, riconoscendo i rischi estremi delle sue scelte. Nonostante tutto, Friede ha continuato. Nel suo sangue si è progressivamente formata una combinazione unica di anticorpi, in grado di neutralizzare diverse tossine.
Verso un antidoto universale
Proprio questa unicità ha attirato l’attenzione della comunità scientifica. Il team guidato da Jacob Glanville, CEO di Centivax, ha studiato il caso arrivando a risultati promettenti, pubblicati sulla rivista Cell nel 2025. I ricercatori sono riusciti a isolare due anticorpi dal sangue di Friede e a combinarli con il varespladib, un farmaco antitossina già noto. Il risultato è stato un cocktail sperimentale capace di offrire protezione completa contro 13 specie di serpenti e parziale contro altre sei nei test sui topi. Ora la ricerca entra in una fase cruciale. Le sperimentazioni proseguiranno su animali colpiti da morsi reali, in particolare in Australia, con l’obiettivo di arrivare in futuro anche ai test sull’uomo. L’obiettivo finale resta ambizioso: sviluppare un antidoto universale contro i veleni dei serpenti, traguardo inseguito da anni dalla scienza. Se i risultati saranno confermati, il lungo e rischioso percorso di Friede potrebbe trasformarsi in una svolta per la medicina globale.