Ciao Accia, uno dei nostri

Ciao Accia, uno dei nostri

Il ricordo del direttore dopo la scomparsa di Sergio Acciarino, colonna del Corriere dello Sport-Stadio
Ivan Zazzaroni
3 min

Devo ricordarti con le parole giuste, caro Sergio, per me sempre e soltanto Accia, perché sono convinto che anche questa volta mi leggerai e se non sarai d’accordo mi cazzierai. Benevolmente, come al solito; col sorriso, come quando scrivevo della tua amatissima Roma ed eravamo su posizioni non dico opposte ma quasi.

Di calcio parlavi con cognizione di causa, da giovane avevi giocato a livello dilettantistico, la passione e la conoscenza dello sport legittimavano ogni tua uscita.

Ieri matttina, d’impulso, ti ho dedicato un breve post su Instagram. Pur senza sapere chi fosse il mio amico scomparso, l’hanno visualizzato oltre centomila persone. Innanzitutto la tua Alessandra, la più piccola, che mi ha telefonato per ringraziare, pensa. Abbiamo pianto insieme.

«Tutti l’amavano... tutti», mi ha detto. Ed è vero. «Eri un grande amico per lui, non un collega», è stato il messaggio di Benedetta, la figlia maggiore.

Da capo della diffusione, avevi costantemente il polso della situazione, oltre a una parola per tutti. Non sempre buona, eri dolce ma anche pungente. Ti piaceva trattare soprattutto con i giovani, la soddisfazione era maggiore se dichiaratamente romanisti. «Sei dei nostri», era il tuo modo di accoglierli.

Gli ultimi mesi sono stati un insopportabile supplizio. Il tumore aveva aggredito il corpo, ma soltanto il 7 febbraio mi hai scritto «lo sai che non sto bene? Una vita capottata. Però si va avanti. La storia è che ci si sente quasi invincibili, ma non è così... è assurdo».

Dall’ultimo messaggio ho capito che non ti avremmo più rivisto: «Combatto, è dura... ma combatto. Daje Zazza. Non venirmi a trovare, passo io quando sto meglio». L’unica promessa che non hai potuto mantenere. Adesso però ti frego, Accia, non potrai contestarmi neppure una virgola.

Chi eri l’ha chiarito proprio la tua Benedetta e io non sarei potuto risultare più centrato e definitivo: «Era un grande. Stava sempre al telefono per lavoro, ad ogni ora. Copie, distributori, ritardi nelle consegne, budget... L’importanza della carta stampata, per lui, per noi, per la nostra famiglia... Diceva: “A noi ’sta roba ci ha fatto campare, e pure bene”. E poi ci faceva leggere i tuoi articoli. L’ultimo pochi giorni fa, stava a casa in quei giorni. Era l’articolo sull’uscita dell’Italia dai Mondiali». Il primo aprile.

Quanto ti piacevano le citazioni. Ti regalo questa sul dolore per la scomparsa di un amico. È di Henry David Thoreau, filosofo e scrittore americano: «Alla morte di un amico, dobbiamo pensare che il destino ha affidato a noi il compito di vivere due vite, la nostra e quella dell’amico, e che d’ora in poi dobbiamo mantenere questa promessa».

Mancherai a tutti noi del Corriere dello Sport-Stadio, il tuo giornale.

Non lasceremo sole Rosanna, Benedetta e Alessandra.

Le avevi preparate. Eppure…


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