Il fenomeno della frutta realistica: cos'è il dolce che costa tantissimo. Svelato come viene fatto
Siamo entrati nell'era della frutta realistica, una pietanza che sembra un frutto ma che in realtà non lo è. Sta prendendo piede ormai in molte pasticcerie d'Italia e costa all'incirca 12 euro: quello che a tutti pare una mela o un kiwi è in verità una sfera di cioccolato bianco riempita di mousse. Lo scopo è ingannare la vista riproducendo le fattezze di un frutto vero, celando però al suo interno un ripieno dolce, inserti gelificati e basi di biscotto. La lavorazione, prende il nome di trompe-l’oeil dalla tecnica pittorica che "inganna l’occhio". Il guscio esterno è un blend di cioccolato bianco fuso e burro di cacao, calibrato per fluidificare la massa e ottenere un film lipidico sottilissimo. Il pezzo viene poi riscaldato, da congelato, con pigmenti liposolubili creando l’effetto buccia e, soprattutto, generando quel “crack” che sui social cattura un sacco di like.
Le origini della frutta realistica
La nascita della frutta realistica moderna parte da un sasso. Nel 2014 il pasticciere francese Cédric Grolet iniziò a sperimentare il trompe-l’oeil partendo da un ciottolo, studiando come poterne replicare il cioccolato. E così passò dalla pietra alla frutta: la nocciola, il limone, la mela. Nei primi tempi, ogni monoporzione veniva scolpita a mano, senza stampi prefabbricati. Poi, grazie ad Instagram, tra il 2016 e il 2018 i video di Grolet che asporta la calotta ai suoi frutti diventano virali e il 20 marzo 2018 viene inaugurata la Patisserie du Meurice. A giugno dello stesso anno, guadagnò il titolo di Miglior Pasticcere del Mondo.