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Srebrenica, 20 anni fa: 8372 morti. Dzeko e Pjanic non dimenticano

Srebrenica, 20 anni fa: 8372 morti. Dzeko e Pjanic non dimenticano
© EPA

Ricorre oggi il ventennale del genocidio più efferato della guerra serbo-bosniaca. Sassi contro il premier serbo Vucic 

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di Stefano Piccheri

sabato 11 luglio 2015 12:51

ROMA - In un interminabile corteo di pullman e automobili, decine di migliaia di persone stanno confluendo al memoriale e cimitero di Potocari, in Bosnia orientale, per partecipare alla commemorazione delle oltre otto mila vittime - 8.372 la cifra ufficiale non definitiva - del genocidio di Srebrenica del 1995. Durante la cerimonia è in programma la tumulazione delle spoglie di 136 vittime identificate col test del Dna negli ultimi 12 mesi. Negli anni passati nel cimitero di Potocari sono state già sepolte le spoglie di 6.241 massacrati nel luglio 1995. E ieri sera sono giunti a Potocari anche i 9 mila partecipanti della Marcia della pace, che in tre giorni hanno percorso all'incontrario la marcia, attraverso i boschi, dei 15 mila uomini di Srebrenica in fuga verso Tuzla, dove solo in pochi arrivarono. 

IL FIORE DI SREBRENICA - Le madri di Srebrenica, che assieme al sindaco accolgono le delegazioni alla commemorazione del genocidio di Srebrenica, hanno dato il benvenuto al premier serbo Aleksandar Vucic e lo hanno ringraziato per essere venuto. A Vucic è stato consegnato il 'fiore di Srebrenica', eseguito dalle donne sopravvissute al massacro: lavorato all'uncinetto, il bianco simboleggia il lutto, il centro verde la speranza e gli 11 petali ricordano la data della tragedia. Ma il premier serbo è stato contestato da gruppi di musulmani al cimitero di Potocarim durante le commemorazioni solenni. Quando Vucic con il resto della delegazione serba ha fatto ingresso al cimitero, si sono levate salve di fischi e cori di disapprovazione, mentre è stato applaudito l'ex presidente americano Bill Clinton. Su un lato della collina, dove riposano migliaia di musulmani massacrati, è stato inoltre esposto uno striscione con la scritta 'Per ogni serbo, 100 musulmani uccisi', la frase che usava pronunciare Vucic quando era ministro del governo presieduto da Milosevic. La folla inferocita è riuscita ad abbattere le barriere di protezione, dirigendosi verso Vucic e i suoi collaboratori, gettando pietre, bottigliette d'acqua e scarpe: colpito al volto, il premier è rimasto leggermente ferito e ha abbandonato la commemorazione. 

 

I FATTI - Durante la guerra in Bosnia (1992-1995) la città era una enclave bosniaca, circondata da territori abitati da serbi- bosniaci. L'11 luglio 1995 Srebrenica venne occupata e le truppe serbo-bosniache deportarono la popolazione, trucidando circa ottomila uomini e ragazzi bosniaci musulmani. I caschi blu olandesi presenti nulla fecero per evitare, perché il Consiglio di Sicurezza dell'ONU fornì l'autorizzazione ad intervenire. Le truppe serbo-bosniache erano guidate dal generale Ratko Mladic, coadiuvate dai gruppi paramilitari di Arkan, la famigerata Tigre.

 

 

#neverforget #srebrenica 11.07.1995

Una foto pubblicata da Miralem Pjani? (@miralem_8) in data:

 

IL RICORDO DEI CALCIATORI - Pjanic, Dzeko e Begovic, sportivi bosniaci conosciuti in tutto il mondo, hanno postato sui rispettivi profili social un ricordo personale nel ventennale della strage, per non dimenticare.

 

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