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Addio Francesco, il cordoglio dello sport per il Papa tifoso

Calcio, basket e lotta al doping nei dodici anni di pontificato con Bergoglio. E quell'incontro con Maradona...
Roale
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4 min

Pubblicato il 21.04.2025, 10:55

Un prete di strada, un Pontefice da sempre vicino agli ultimi. La scomparsa di Papa Francesco lascia sgomento anche il mondo dello sport. Come accadde esattamente vent'anni fa (era il 2 aprile 2005), quando scomparve Giovanni Paolo II, altro Pontefice vicino alle gesta e agli interpreti sportivi. E del resto, Bergoglio ha riempito di incursioni sportive i dodici anni del suo pontificato. E non solo perché, notoriamente, era un tifoso del San Lorenzo de Almagro, di cui aveva festeggiato lo scudetto del 1946 allo stadio, sugli spalti del Vjeco Gasometro. Quando venne proclamato Pontefice, dalle parti della capitale argentina comparve subito la tessera 88235, appartente a un giovane Bergoglio, sufficiente a rivendicare al mondo che allora imparava a conoscerlo, che il nuovo Pontefice era un "cuevo", cioè un tifoso del San Lorenzo. Raccontava, a proposito di quegli anni, "che grazie all'opera di un sacerdote italiana, don Lorenzo Massa, aveva aperto l'oratorio ai ragazzi dei quartieri più poveri e isolati, offrendo loro un'opportunità di aggregazione e fraternità". Valori che lo sport deve veicolare.

Contro il doping

Ma, come detto, la passione per lo sport di Papa Francesco andava molto oltre: sacrificio, lavoro duro, rispetto delle regole, questi erano i pilastri di ogni buon sportivo per il Pontefice. "Il talento va allenato, custodito, come nella vita", amava ripetere. Qualche anno fa, in una celebre intervista, aveva detto che lo sport per lui era "una palla di stracci". Gli piaceva il calcio, era un grande tifoso del San Lorenzo, lo aveva giocato, da ragazzo, per le strade di Buenos Aires, "ma ero una pata dura, cioè avevo due gambe sinistre, e mi mettevano in porta", aveva praticato anche il basket,  guardava con occhi di ammirazione indulgenza a chi, nello sport e per lo sport, si sacrificava con talento e rispetto delle regole, si era più volte espresso contro il doping, "una dannazione", lo definiva. "Lo sport deve promuovere un sano agonismo, senza scadere nella tentazione di vincere calpestando le regole - ammonì in una delle tante udienze con protagonisti dello sport italiano che hanno segnato il suo pontificato -. Il sacrificio, l'allenamento, il rigore sono elementi imprescindibili dello sport, mentre la pratica del doping, oltre ad essere pericolosa, è un inganno che toglie bellezza e divertimento al gioco, macchiandolo di falsità e facendolo diventare sporco".

Nella memoria di tutti gli sportivi, restano le parole toccanti che Papa Francesco pronunciò nell'ottobre 2016, dopo i Giochi di Rio, all'apertura del convegno mondiale sullo sport al servizio dell'umanità, nell'Aula Paolo VI: "La sfida sarà mantenere la genuinità dello sport, di proteggerlo dalle manipolazioni e dallo sfruttamento commerciale. Sarebbe triste, per lo sport e per l'umanità, se la gente non riuscisse più a confidare nella verità dei risultati sportivi, o se il cinismo e il disincanto prendessero il sopravvento sull'entusiasmo e sulla partecipazione gioiosa e disinteressata. È importante lottare per il risultato, ma giocare bene, con lealtà lo è ancora di più".

Lui e Maradona

Stamattina, non appena il Vaticano ha diramato la notizia della sua scomparsa, il mondo dello sport ha cominciato a piangere Papa Francesco, con tanti messaggi di cordoglio diffusi sui canali social, dal Coni alla Fiorentina, alla Juventus. Quando lui e Diego Armando Maradona si incontrarono, el Pibe de oro ammise: "Mi ero allontanato dalla fede, ma lui me l'ha fatta ritrovare". E quando il grande Diego morì, il Papa disse: "Ha regalato gioia a milioni di persone, prego per lui". Ora tutto il mondo prega per Papa Francesco, il Papa degli ultimi, il Papa di tutti.

 

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