© ANSA Rapina al Louvre, quanto valgono i gioielli di Napoleone e cosa succederà ora
Furto al Louvre. Intorno all’alba di domenica 19 ottobre, tre uomini incappucciati sono riusciti a introdursi all’interno della celebre Galleria d’Apollon, mettendo a segno un colpo fulmineo e altamente organizzato. Nove gioielli storici, appartenenti alla collezione di Napoleone Bonaparte e dell’imperatrice Giuseppina, sono stati trafugati. A riportare per primo la notizia è stato il quotidiano Le Parisien, citando fonti investigative vicine al dossier. Secondo una prima ricostruzione, i ladri – tutti con il volto coperto – avrebbero sfruttato i lavori in corso nella zona di Quai de Seine per accedere al museo, utilizzando un montacarichi che li ha condotti direttamente alla sala bersaglio. Due dei tre uomini hanno infranto le vetrine protette della galleria, portando via i preziosi esposti nelle teche “Napoléon” e “Souverains Français”: tra i pezzi rubati figurano un diadema, una spilla e una collana appartenuti alla coppia imperiale. Il terzo complice, secondo quanto riferito, sarebbe rimasto all’esterno con funzione di palo. Fortunatamente, il celebre diamante Régent – oltre 140 carati, considerato uno dei tesori più preziosi del museo – è rimasto intatto. A confermarlo è stata una fonte interna al Louvre, che ha precisato come il Régent non sia mai stato in pericolo.
Rapina al Louvre, quanto valgono i gioielli di Napoleone
Il valore del bottino è al momento in fase di valutazione, ma si parla già di un colpo multimilionario. Secondo gli storici, la collezione di gioielli della Corona francese all'epoca di Napoleone comprendeva decine di migliaia di pietre preziose: solo nel 1814, si contavano più di 65 mila tra diamanti, perle, rubini, zaffiri e smeraldi. Alcuni di questi esemplari vennero venduti o dispersi dopo la caduta dell'impero, ma una parte è rimasta in mani pubbliche o museali, tra cui il Louvre. Il valore di ciascun pezzo varia enormemente in funzione di più fattori: purezza delle pietre, rarità, conservazione, ma soprattutto la tracciabilità storica. Un diamante anonimo può valere centinaia di migliaia di euro, ma un gioiello connesso documentatamente a Napoleone o a Giuseppina Bonaparte può superare le decine di milioni. Senza dimenticare che il valore storico e identitario di questi oggetti li rende pressoché insostituibili. Una delle piste battute dagli inquirenti riguarda la possibile fusione dei gioielli per ricavarne l’oro, come accaduto un mese fa con le pepite d’oro rubate al Museo di Storia Naturale di Parigi.
Panico e tensione al Louvre di Parigi
La ministra della Cultura, Rachida Dati, ha rassicurato che non ci sono stati feriti, ma ha confermato che l’episodio ha generato momenti di forte tensione all’interno del museo. Una testimone presente nei pressi della piramide ha raccontato al quotidiano francese: "La polizia correva verso l’ingresso laterale, ma le porte erano chiuse. Dentro, la gente correva impaurita e cercava di uscire sbattendo contro le vetrate". I malviventi sono fuggiti a bordo di uno scooter TMax in direzione dell’autostrada A6. Le forze dell’ordine hanno immediatamente lanciato una vasta operazione di ricerca.