© Crystal Jo/Unsplash Scivola sul sugo delle cozze e si fa male, 20 mila euro di risarcimento
Una caduta sul sugo di cozze è costata cara a un ristorante di Rimini. Nel 2018 una donna scivolò sul pavimento bagnato da un liquido caduto da un vassoio, riportando una ferita al mento con cicatrice permanente. Sette anni dopo, la Corte d’Appello di Bologna ha confermato la responsabilità dei titolari: non furono prese misure preventive, né segnalata la macchia. Il Tribunale aveva inizialmente riconosciuto un risarcimento di 5-7 mila euro, ma in appello la cifra è salita a circa 20 mila euro, comprensiva di danni morali e spese legali. I giudici hanno sottolineato che l’incidente era prevedibile e facilmente evitabile: un monito per tutti i locali pubblici sull’importanza della sicurezza e della tempestività nell’intervento.
Cliente scivola su sugo di cozze: ristorante condannato
Una donna di 51 anni stava camminando tra i tavoli quando scivolò su una pozza di sugo di cozze caduta pochi istanti prima da un vassoio portato da una cameriera. Il tentativo di aggrapparsi a un tavolo non evitò che i piatti si frantumassero colpendola al mento, provocandole una ferita che richiese punti di sutura e lasciò una cicatrice permanente. I giudici hanno sottolineato come l’incidente non possa essere considerato un caso fortuito. “La circostanza che il liquido oleoso fosse caduto pochi istanti prima dal piatto trasportato dalla dipendente non integra il caso fortuito – si legge nella sentenza – difettando sia il carattere dell’imprevedibilità sia quello dell’inevitabilità, ben potendo agevolmente porvi rimedio anche nel giro di un minuto”. Secondo la Corte, la responsabilità del ristorante consiste nel non aver immediatamente delimitato l’area contaminata, non aver posizionato cartelli di avviso e non aver pulito il pavimento tempestivamente.
Un danno fisico e morale per la cliente
Oltre al danno fisico, i giudici hanno riconosciuto alla donna anche un danno morale. La cicatrice sul mento, benché non invalidante, costituisce un segno visibile che comporta disagio e sofferenza soggettiva, in particolare per una persona ancora giovane. La Corte ha quindi valutato l’impatto emotivo e sociale della ferita, ritenendolo meritevole di risarcimento.