Morte improvvisa, i passi in avanti delle cardiologia nella prevenzione

Oltre 3 mila medici a confronto nel corso del congresso di cardiologia PLACE 2019 che si è concluso oggi a Roma. Prof. Caló: "Ecg, tac e risonanza cardiaca: i nostri strumenti per individuare Prof. Pigozzi: "Morte improvvisa, anche il doping studiato come possibile causa”
Morte improvvisa, i passi in avanti delle cardiologia nella prevenzione

Dal ciclismo all’atletica ai pesi è tragicamente lungo l’elenco delle discipline sportive che sono state associate a discussioni e studi sui casi di “Morte improvvisa”. Attività che in realtà mostrano solo il denominatore comune dello sport praticato ad alti livelli o della forma fisica invidiabile dell’atleta che è rimasto coinvolto.
Si definisce morte improvvisa il decesso che sopraggiunge inaspettatamente e avviene entro un’ora dall’inizio della sintomatologia acuta, in soggetti in pieno benessere. I numeri sono impressionanti.     Sono più di 190 gli atleti morti solo tra il 1980 e il 2015 e di questo numero, secondo uno studio dell’Università di Padova, il 27% è dovuto a casi di morte improvvisa. A Roma, al convegno Place 2019, hanno partecipato oltre tremila medici tra i quali molti dei nomi eccellenti della cardiologia internazionale. Nel corso dell’incontro sono state discusse alcune delle ricerche all’avanguardia dello studio di casi di morte improvvisa.
E sono state dedicate nello specifico, sessioni alla genetica e alle possibilità offerte oggi dagli strumenti diagnostici più avanzati.
Di particolare interesse la sessione dal titolo “Morte improvvisa: alla ricerca del Sacro Graal”, in cui il   prof. Leonardo Calò,   direttore del   Dipartimento di Cardiologia del Policlinico Casilino di Roma, e il prof. Fabio Pigozzi, pro rettore  vicario dell’Università degli Studi di Roma   Foro Italico, hanno puntato l’attenzione sulla riscoperta dell’elettrocardiogramma quale eccellente strumento di   prevenzione e sul doping tra le possibili cause della morte improvvisa.

Prof.  Calò,   perché è  stata identificata l’idea del Sacro Graal con quella della morte improvvisa?
“Perché la ricerca del Sacro Graal è paragonabile al tentativo che quotidianamente impegna medici, cardiologi e medici sportivi di trovare segni diagnostici che consentano di impedire la morte improvvisa. Sulla sindrome, un po’ come per il Sacro ?Graal, si sono capite tante cose, molte altre si stanno capendo e altre ancora si capiscono purtroppo a posteriori, quelle che sono le diagnosi      mancate. E’   sulla   prevenzione che si lavora alacremente con l’obiettivo di individuare i soggetti a rischio”.
Perché  l’elettrocardiogramma, quale strumento di prevenzione, è stato rivalutato?
“Perché è cambiato il modo di leggerlo rispetto al passato. Oggi, con le informazioni che   abbiamo, ci può dare moltissimo. Tuttavia, in termini di prevenzione, dal punto di vista cardiologico, è l’attività fisica che si rivela la migliore terapia per la longevità e per impedire il decadimento cerebrale".

Quali altri strumenti avete a disposizione?
“La risonanza      magnetica cardiaca, che analizza il cuore millimetro per millimetro, e la Tac delle coronarie sono strumenti insostituibili e, a posteriori, è molto utile anche l’esame autoptico. Nel caso di malattie familiari, poi, si indaga sulla genetica cardiaca”.

Nel suo intervento il prof. Pigozzi ha spiegato come si stia indagando sugli eventuali collegamenti tra pratiche doping e casi acclarati di morte improvvisa. “Tra  le   cause finora accertate - spiega Pigozzi, attuale presidente della federazione Internazionale di Medicina dello Sport - per gli sportivi sopra i 35 anni ci sono principalmente l’aterosclerosi coronarica e, sotto i 35 anni, la cardiomiopatia ipertrofica e la displasia aritmogena del ventricolo destro. Nei casi di morte improvvisa in cui la causa resta di fatto non accertata, si può ipotizzare il legame tra il decesso e l’assunzione di sostanze proibite, come ad esempio steroidi anabolizzanti, stimolanti, eritropoietina, tanto per citare solo alcune sostanze proibite che possono rappresentare un rischio per il loro effetto accertato sull’apparato cardiovascolare”.

La connessione tra la morte improvvisa e il doping è una novità?
“No, in realtà, tale connessione rimanda già alla fine dell’Ottocento, quando fu ipotizzato proprio nel primo caso di morte improvvisa del 1896, l’utilizzo di Trimetyl o stricnina da parte del ciclista deceduto in gara”.

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