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Quo Vado?: Checco Zalone difende il posto fisso

Quo Vado?: Checco Zalone difende il posto fisso
© LaPresse/Stefano Colarieti

Il comico pugliese: «Fino a dieci anni fa anche io desideravo il posto fisso. Ho fatto anche anche il concorso da viceispettore di polizia»

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di Alessandra Vaccaro

mercoledì 30 dicembre 2015 16:50

ROMA - "La commedia all'italiana è questo: trattare con termini comici, divertenti, ironici, umoristici degli argomenti che sono invece drammatici. È questo che distingue la commedia all'italiana da tutte le altre commedie...". Lo diceva il grande regista e sceneggiatore Mario Monicelli, uno che la storia delle pellicole italiane l'ha cambiata. Oggi a distanza di quasi un secolo Checco Zalone ha lo sguardo puntato proprio verso quella commedia, quel cinema che non muore mai. Il suo ultimo film, "Quo vado?", in uscita in 1.300 sale a partire dal primo giorno dell'anno nuovo, è proprio questo, ha un occhio puntato al passato e uno alla comicità contemporanea, a quelle "neomelodiche" interpretazioni che hanno reso tanto celebre Luca Medici, in arte Checco Zalone. «Ci ispiriamo ai grandi della commedia all'italiana, ma senza volerci paragonare a loro», ha detto così il trentanovenne pugliese.

IL FILM - Il protagonista della pellicola è il tipico italiano medio, proprio come quel Fantozzi di qualche anno fa, che pur di tenersi stretto il tanto agognato posto fisso si ritrova in innumerevoli situazioni paradossali e goffe. "Fino a dieci anni fa anche per me il posto fisso era la massima aspirazione - ha rivelato Zalone, recordman del cinema italiano, che ha incassato con il precedente film, Sole a catinelle, circa 52 milioni di euro -. Ho fatto anche un concorso da viceispettore di polizia, per fortuna mi hanno scartato". Il regista Gennaro Nunziante ha detto: «Parliamo dell'attaccamento degli italiani al posto fisso partendo dal concetto che ne avevano i nostri genitori, di impiegato come patriota e non parassita. Tant'è che anche come per difendersi dal comunismo lo Stato organizzava tanti concorsi pubblici". Un film italiano che non ha badato a spese, che è partito dalla Puglia, la terra di Zalone ed è arrivato al Polo Nord e all'Africa nera: «Non perchè la bellissima Puglia non mi bastasse ma cercavamo delle novità visive potenti, e il budget non ci mancava», ha detto il comicoTanti i riferimenti al capolavoro di Sorrentino, La grande Bellezza. Il nostro Zalone sembra aver voluto costruire un vero e proprio gioiellino del cinema moderno, in cui la storia dell'impiegato statale, a rischio licenziamento, che viene inviato nei luoghi più impesabili del mondo, continua a nutrisri di una sublime cultura del passato. 

LE CANZONI DI CHECCO - Immancabili le canzoni, tra le quali 'La prima Repubblica' (già entrata in classifica, ndr), con Zalone/Medici che in stile Celentano canta versi come "senza Senato (...) il transessuale è disperato, mi perde tutto il fatturato ed al suo posto c'è un Paese inginocchiato". Da comico "il mio obiettivo è far ridere, non penso quello che ho scritto" si smarca. Ha voluto però raccontare con veridicità gli scienziati del Cnr (RPT Cnr) "perché rappresentano l'Italia migliore, fanno ricerca per pochi euro". Conclude Zalone: «Non bisogna mai oltrepassare il limite del del buonsenso. Oggi c'è la gara a essere politicamente scorretti, come in rete con le battute su Bocelli. All'inizio fanno ridere ma troppe diventano nauseanti. Non non abbiamo mai varcato la soglia tra risata e offesa gratuita nel film». Comunque "è bellissimo vivere da Checco Zalone - dice -, lo auguro a tutti, ma penso anche a quando le cose cambieranno"

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