Vildoza, i pm: "Archiviare la posizione sua e della moglie, il quadro incerto e contraddittorio"
"Accogliamo con grande soddisfazione la richiesta di archiviazione formulata dal pm, perché fondata su una lettura rigorosa, equilibrata e completa degli atti. Il provvedimento riconosce con chiarezza ciò che abbiamo sostenuto fin dall'inizio: la vicenda era connotata da elementi di forte confusione, da ricostruzioni non convergenti e da un quadro probatorio del tutto inidoneo a sostenere un'accusa in giudizio.L'iniziativa della Procura restituisce centralità ai fatti, sottraendoli a ogni semplificazione e a ogni rappresentazione distorta". È quanto dichiarano gli avvocati Mattia Grassani e Giulia Maria Bellipario, legali dei coniugi Vildoza, in merito alla richiesta di archiviazione formulata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Bologna nel procedimento penale che ha coinvolto il play della Virtus e la moglie Milica in merito ai fatti del 15 ottobre scorso. I coniugi, poco dopo la fine della partita di Eurolega vinta dalle Vu Nere sul Monaco, erano stati fermati con l'accusa di aver aggredito un'operatrice sanitaria della Croce Rossa. Lo scorso gennaio, però, il gip Alberto Ziroldi aveva optato per non convalidare l'arresto alla luce dalla documentazione e delle testimonianze prodotte dai legali dei Vildoza. Così gli Avvocati Bellipario e Grassani: "Esprimiamo sincera soddisfazione, nostra e dei nostri assistiti, per un atto che conferma l’affidabilità, la serietà e l’equidistanza del vigente sistema giudiziario italiano e la sua capacità di distinguere tra ipotesi di accusa formulate nell’immediatezza dei fatti e risultanze effettivamente emerse all’esito delle indagini. Luca e Milica Vildoza hanno sempre confidato nel funzionamento della giustizia italiana. Oggi quella fiducia riceve un riscontro concreto, autorevole e particolarmente significativo”. Nel pieno rispetto delle successive determinazioni dell’Autorità Giudiziaria, la difesa considera la richiesta di archiviazione un passaggio di eccezionale valenza processuale.
Vildoza, cosa dice la procura e la soddisfazione dei legali
La ricostruzione della vicenda non ha consentito di approdare ad alcuna certezza accusatoria. La Procura rileva, infatti, che, "in assenza di filmati che possano documentare in maniera incontrovertibile i fatti", gli eventi possono essere ricostruiti soltanto attraverso le dichiarazioni dei soggetti presenti, dichiarazioni che non restituiscono un quadro univoco, lineare e privo di contraddizioni. "Accogliamo con grande soddisfazione la richiesta di archiviazione formulata dal Pubblico Ministero, perché fondata su una lettura rigorosa, equilibrata e completa degli atti. Il provvedimento riconosce con chiarezza ciò che abbiamo sostenuto fin dall’inizio: la vicenda era connotata da elementi di forte confusione, da ricostruzioni non convergenti e da un quadro probatorio del tutto inidoneo a sostenere un’accusa in giudizio. L’iniziativa della Procura restituisce centralità ai fatti, sottraendoli a ogni semplificazione e a ogni rappresentazione distorta - dicono i legali -. Per Luca e Milica Vildoza questo passaggio ha un valore enorme, anche sul piano personale. I nostri assistiti hanno sempre respinto con fermezza ogni addebito di aggressione volontaria e hanno affrontato questa vicenda con compostezza, rispetto istituzionale e piena fiducia nel lavoro della magistratura. La richiesta di archiviazione oggi formulata conferma che quella fiducia era ben riposta”. Da parte loro, Luca Vildoza e Milica Vildoza esprimono soddisfazione e sollievo per l’esito cui è pervenuta la Procura della Repubblica, ribadendo di aver sempre confidato nel fatto che l’accertamento serio e imparziale dei fatti avrebbe consentito di far emergere la verità. Entrambi hanno vissuto mesi complessi, segnati da inevitabili ripercussioni personali e professionali, ma non hanno mai smesso di credere che la giustizia italiana, se lasciata lavorare con equilibrio e senza condizionamenti esterni, sarebbe stata in grado di fare chiarezza. I coniugi Vildoza intendono altresì manifestare il proprio apprezzamento per il lavoro svolto dall’Autorità Giudiziaria, che ha esaminato il caso con l’equilibrio necessario e con la dovuta attenzione alle peculiarità della vicenda concreta. Proprio questo percorso investigativo ha consentito di accertare come non fosse possibile pervenire a una ricostruzione certa e univoca, né, conseguentemente, sostenere l’esistenza di responsabilità penalmente rilevanti a loro carico. In tale prospettiva - spiegano i difensori - assume particolare rilievo anche il passaggio in cui la Procura richiama un contesto segnato da “atteggiamenti di diffidenza”, da “ambigua interpretazione da ambo le parti” e, più in generale, da una situazione nella quale il materiale raccolto non ha consentito di superare i dubbi emersi nel corso delle indagini. Questa richiesta di archiviazione segna, quindi, un punto fermo di grande importanza: le accuse rivolte a Luca e Milica Vildoza non hanno trovato, nella verifica processuale degli atti, il necessario riscontro. Dopo una fase iniziale inevitabilmente esposta a letture affrettate e a rappresentazioni parziali, l’esame approfondito degli elementi raccolti ha restituito un quadro ben diverso, nel quale prevalgono il dubbio, la frammentarietà delle ricostruzioni e l’assenza di basi sufficienti per sostenere l’accusa. Emblematica, in tal senso, è la considerazione finale della Procura secondo cui il “vulnus riscontrato nel corso delle indagini”, impeditivo di “una ricostruzione completa ed esaustiva di tutte le circostanze del caso concreto”, è stato alimentato dal fatto che “l’intera vicenda appare essersi svolta nell’arco di pochissimi minuti”, “alla presenza di più soggetti che hanno fornito versioni dei fatti tra loro in contrasto”, nonché in un contesto di “forte agitazione e scarsa lucidità".
