Tra Maradona e Kobe Bryant c'era Oscar Schmidt: quando l'Italia stava al centro del mondo
La teoria sociologica dei sei gradi di separazione in questo caso non serve. Immaginate, per chi c'era e si ricorda, ma anche per chi ancora non era nato e cerca un tempo sognato, di andare per qualche minuto con la mente e il cuore a domenica 25 marzo 1990. Oscar Schmidt e Diego Armando Maradona in campo, Kobe Bryant a guardare: il basket e il calcio nella loro più alta espressione mondiale erano in Italia, a poco meno di 50 km di distanza l'uno dagli altri.
Oscar batteva Joe davanti a Kobe, che adorava entrambi
Allo stadio San Paolo, il ventinovenne Diego Armando Maradona trascinava il Napoli con una doppietta contro la Juve in una partita simbolo della cavalcata verso il secondo scudetto azzurro. Lo stesso giorno, al PalaMaggiò di Caserta, Oscar Schmidt, a 32 anni, spingeva con 30 punti la Juvecaserta alla vittoria contro la Pallacanestro Reggiana del trentacinquennne Joe Bryant (23 punti a referto). I due campioni si erano già sfidati tre mesi prima a Reggio Emilia, con Oscar ancora vincente. A bordo campo, come accadeva quasi sempre, l'undicenne Kobe, in completa adorazione del papà e anche del brasiliano, di cui era un ammiratore ("Il mio giocatore preferito quando ero bambino", ricordava spesso). Dopo la sua tragica scomparsa nel 2020, Oscar raccontò commosso in un'intervista: "La notizia mi ha causato un dolore incredibile. Me lo ricordo da piccolo, quando entrava in campo dopo le partite del papà. Non si fermava mai e già s’intuiva il suo talento. Quando il padre voleva parlargli di Magic Johnson e Michael Jordan, Kobe gli rispondeva che il migliore di tutti ero io, perché lo battevo sempre".
Come la "mão santa" fece innamorare anche Maradona
Dopo l'enorme impatto in Brasile, dove è paragonato a Pelé e Senna, la morte di Oscar Schmidt ha emozionato anche l'Italia (l'immagine della grande canottiera numero 18 della Phonola stesa davanti alla Reggia di Caserta ha fatto il giro del mondo), legandosi profondamente al ricordo di altre due stelle, Kobe Bryant e Maradona. La "mão santa", il cestista brasiliano più forte di tutti i tempi, 49.737 punti complessivi segnati in carriera, staccava di 40 centimentri l'autore della "mano de Dios", il piccolo genio argentino, che quando poteva correva a Caserta per ammirare le imprese dell'amico. "Sono un suo tifoso, secondo me è il giocatore più forte del mondo - raccontava Diego in tribuna al PalaMaggiò - Come persona l'ho conosciuto e sono innamorato di lui perché è semplice come piace a me". Quel 25 marzo 1990, mentre l'argentino incantava Napoli, il brasiliano batteva Bryant padre davanti agli occhi del figlio. Diego e Kobe, Oscar e Joe, all'Italia del 1990 bastava solo un grado di separazione e meno di 50 km di distanza per stare al centro del mondo. Ciao Oscar, obrigado.
