
Niang: "Sono sempre lo stesso Sal"
Un gran bel regalo. È quello che nel giorno del suo compleanno il basket italiano ha fatto a Saliou Niang che ha scartato il premio di miglior Under 22 della Serie A Unipol 2025/26.
Tanti auguri Niang.
«Grazie. È un premio che mi inorgoglisce e mi spinge a guardare avanti mettendo sempre lo stesso impegno per cercare di migliorare. Non ho mai considerato un obiettivo raggiunto come punto d’arrivo. E come potrei d’altronde, ho tanta strada da percorrere».
Si farà aiutare da un aereo per raggiungere gli Usa e la NCAA.
«Di questo ora vorrei non parlare perché è un impegno proiettato nel futuro. Il presente, invece, sono i playoff da giocare e uno scudetto da difendere. Sono concentrato su questo, insieme ai miei compagni».
Succede, nell’albo d’oro dei migliori Under 22 a Ellis, anche lui passato per Trento. Semplice coincidenza?
«No, Trento è un posto fantastico per vivere e fare pallacanestro. Mi hanno accolto a braccia aperte, ero un ragazzino e mi hanno accompagnato nella mia crescita come giocatore e come uomo. La vita è tranquilla, non si è schiavi del risultato. Per fare i primi passi da professionista è stato il luogo ideale. È un onore ricevere il riconoscimento dopo Ellis, un grande giocatore».
Adesso però l'Aquila sarà un’avversaria. E con un altro Niang pronto a sfidarla.
«Dovremo affrontare la serie contro la Dolomiti Energia concentrati. Sono una squadra talentuosa, che se è in giornata può mettere in grande difficoltà chiunque. Affronterò mio fratello Cheickh, sarà un’emozione ma in campo resta un avversario. Dicono che sia più forte di me? Vedremo (e ride, ndc), dovrà dimostrarlo in partita».
Cosa si sente di consigliare ai giovani che sognano di essere protagonisti nella pallacanestro?
«Che il talento è importante, ma tutto va allenato. Dai fondamentali, alla testa, alla conoscenza tattica. Concentrazione e voglia di sacrificio non devono mai abbandonarvi. Io ho subito infortuni che mi avrebbero potuto piegare. Mi hanno, invece, reso più forte. Ho sofferto, li ho accettati e combattuti per recuperare. Con l’idea che la cultura del lavoro deve alimentare qualunque sogno».
Come vive ora il suo stato di giocatore affermato?
«Continuo a essere lo stesso Sal. Non sento la pressione. Ho un ruolo diverso ma lo vivo con la massima tranquillità».
Cosa le ha dato giocare l’Eurolega?
«Tantissimo. Si gioca a ritmi forsennati, a giorni ravvicinati. Le squadre sono di un livello molto alto, composte da giocatori eccezionali. È uno stimolo e ogni partita può assumere i connotati di una lezione da cui imparare qualche cosa. L’esperienza europea è fondamentale nella crescita di un giocatore».
E l’esempio dei compagni? Ce ne è qualcuno a cui si ispira?
«Devo dire grazie a ogni coach e ogni giocatore con cui ho avuto la fortuna di condividere almeno un minuto di allenamento. Però un nome voglio farlo: Daniel Hackett. Se ancora oggi è decisivo un motivo c’è. Non si risparmia mai, è un leader capace di correggerti in campo e avere la parola giusta in ogni momento, per tutti».
Faranno un giorno un docufilm su di lei come successo per Belinelli?
«Se lo è meritato. Ma avete presente tutto ciò che ha fatto? Prima che qualcuno pensi a me, e se succederà sarà bellissimo, ne dovranno passare di anni».
Lei è anche un colonna della Nazionale, una bella responsabilità.
«Non mi pesa per niente. L’azzurro è uno dei sogni che ho realizzato. Vestire quella canottiera è un brivido che non si ferma e ogni volta che scendo in campo c’è voglia di dare sempre qualcosa in più. Il nuovo corso sta andando bene e il futuro, penso, ci regalerà soddisfazioni»
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