
Niang si confessa: "Prima l'Italia e poi l'Nba"
Ogni giorno che passa Saliou Niang sale un gradino della sua storia da giocatore di basket. Dopo la splendida annata con Trento il passaggio alla Virtus Bologna. E ora un Europeo da protagonista con la Nazionale preceduto anche dall’intermezzo della chiamata con il numero 58 all’ultimo draft della Nba da parte dei Cleveland Cavs.
Niang serve un pizziccotto per risvegliarsi da questa specie di splendido sogno?
«Ma no, ho vissuto tutto d’un fiato ma sono ben cosciente di quello che sta accadendo. Certo se ripenso ad un po’ di tempo fa posso dire che non mi sarei aspettato tutte queste cose. Ma non è casualità, è frutto dell’impegno che ho messo e metto ogni giorno per cercare di migliorare. Dentro ho qualcosa che mi spinge sempre a dare di più».
Per arrivare dove?
«Per arrivare nella Nba, non ho dubbi sull’obiettivo».
Lo sa che gli osservatori di Cleveland sono a Limassol per seguirla?
«Sì, ma la cosa non mi mette alcuna pressione. È giusto che vedano dal vivo un giocatore che hanno scelto. Io penso alla Nazionale e al cammino che stiamo facendo qui a Limassol».
Che per ora è positivo, sia per lei che per la squadra.
«Prima di tutto viene il risultato dell’Italia, poi ognuno di noi cerca di dare il massimo per i colori azzurri. Oggi scenderemo in campo contro la Spagna (20.30 italiane, live Rai2, Rai Play, Dazn, Sky Sport Basket, Now e Courtside 1891 FIBA) dopo due vittorie di fila. È una squadra che sta cambiando pelle, in cui giocano molti giovani. Sarà una partita complicata, come lo sono state le tre che abbiamo già giocato».
Che sogno ha nel cassetto?
«Vincere una medaglia, lo so che sarà difficile ma perché non pensarlo?».
Se riavvolge il nastro e ripensa al bruttissimo infortunio alla caviglia subito cosa le viene in mente?
«Il dolore, la rabbia e il pensiero che forse non sarebbe stato tutto come prima. Nello sport può succedere, ma allora le brutte sensazioni presero il sopravvento. Ero caduto in basso e faticavo a rialzarmi. Mi sono forzato però a vedere positivo e mi dicevo: nella carriera di un giocatore ci saranno sempre alti e bassi. La carriera di un atleta è come un libro: ci sono capitoli belli e altri meno. Basta che il finale sia sensazionale».
Ora c’è da leggere quello che la aspetta alla Virtus Bologna.
«Senza la splendida stagione di Trento probabilmente non sarei approdato alle V nere. È una nuova esperienza che mi apre le porte su un’Europa differente, quella dell’Eurolega. Ci arrivo nel momento giusto per me e con una squadra ambiziosa e un grande coach. Sono stato fortunato. prima Galbiati, ora Ivanovic, Pozzecco in Nazionale. Avrò modo di migliorare ancora. È un momento della mia carriera in cui avverto una grande fiducia e sono pronto alla nuova sfida».
Con i suoi compagni di Nazionale ha vissuto le emozioni legate alla situazione di Polonara.
«Spesso ci colleghiamo in video con Achille. La vita non è sempre facile e gli eventi che lo hanno visto coinvolto ce lo dimostrano. È un lottatore sul parquet e lo sta dimostrando anche nella vita. Purtroppo ci sono delle cose che noi non riusciamo a controllare e ci coinvolgono. La sua vicenda insegna che bisogna sempre vivere il presente. Lui lo affronta con il sorriso e la forza che ha dentro e che riesce a trasmetterci. È un grande esempio».
Lei è un giovane che ha saputo sfruttare la possibilità che Trento le ha concesso? Perché ad altri, in Italia, questo non accade?
«Non riesco a darmi una risposta. Quando sento dire che serve coraggio un po’ mi viene da ridere. I giovani se hanno talento devono essere messi in campo. Hanno diritto a poter commettere degli errori e poi a correggerli. Se preventivamente si decide di non farli giocare il discorso cade. I nostri under 20, per esempio, hanno bisogno di essere protagonisti».
A proposito di giovani dicono che suo fratello minore Cheickh sia più forte di lei...
«Può darsi, lo lascio dire agli altri. Certamente abbiamo due caratteri differenti. Lui è più sbarazzino non ha paura di nulla. Io alla sua età ero timido e questo spesso mi frenava di fronte a giocatori già affermati».
E allora il futuro della pallacanestro è nelle mani dei fratelli Niang?
«Il futuro è nelle mani dei giocatori che come noi avranno la forza di sacrificarsi ogni giorno per vivere il loro sogno».
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